Detti pratesi

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Detti popolari, curiosità 

Detti e proverbi pratesi
di Gianna Picchi

Molti sono i modi di dire che appartengono ad una lingua specialmente se questa è parlata da persone del popolo, che si esprimono in maniera semplice e nello stesso tempo curiosa e simpatica.

Il modo di parlare dei vecchi pratesi era spesso infarcito di espressioni colorate, proverbi e detti. Uno delle più famosi è certamente quello che dice:

"Beato beato chi ha un tetto in Prato"

Che sta a significare il fatto che chi abita dentro le mura della città gode della speciale protezione della Madonna poichè all'interno della cattedrale di Santo Stefano è custodita la sua cintura e anche perchè a Prato si trovano cinque Santuari Mariani. (Santa Maria del Soccorso, della Pietà, delle Carceri, del Giglio e la cappella del Sacro Cingolo).

" Dal Bisenzio vivi !!"

Questo era il grido del venditore dei broccioli, piccoli pesci pescati in Bisenzio, che venivano portati in città vivi dentro delle zucche vuote contenenti acqua e venduti sotto le logge di Piazza Lippi.

" Cencio dice male di straccio "

Sta a significare che due persone di dubbia reputazione dicono male l'una dell'altra.

" Grande grosso e bischero "

Detto di persona che si fa facilmente abbindolare.

"Tu se' un bischero"

Vuol dire che sei rintronato in quanto il bischero era una zeppa di legno o ferro, che veniva inserita nella spaccatura di un ceppo e poi colpita ripetutamente con un bastone o un martello per aprire più facilmente il tronco.

" Una parola l'è poca e due le son troppe"

Situazione difficile da spiegare perchè una parola non basterebbe e due sarebbero già troppe.

"Una bocca cheta la ne cheta cento"

Se non rispondi alla provocazione non dai soddisfazione a chi ti ha provocato e lo costringi a chetarsi.

" Ha fatto come il Gesù Bambino di Castelnuovo, è nato e morto."

Detto di un qualcosa che inizia e subito finisce.
Durante la messa della notte di Natale di non si sa quale anno, nella chiesina di Castelnuovo, il sacerdote prese la statua di Gesù Bambino per mostrarla ai fedeli ma gli cadde di mano ed essendo di coccio si ruppe in mille pezzi. A questo punto si udì una voce dire dal fondo della chiesa: " O vai gl'è nato e gl'è subito morto".

" C'ha più numeri de' botteghin del lotto"

Detto di persona non molto affidabile, che ha molte idee e le cambia con facilità.

" I figlioli dei gatti prendono i topi"

Vale a dire come sono i genitori così sono i figli.

" Tu se' peggio de' ciuco del Breschi, gl'i era pien di vitaleschi"

Riferito a persona piena di acciacchi. Sicuramente tempo fa viveva a Prato un certo Breschi, che possedeva un Asino molto malandato.

" Fini' le fave lo locco, n'avea mille moggi a seme"

Ciò sta a significare che sperperare i propri beni senza pensare al domani, prima o poi questi finiscono anche se sono tanti.
Locco=Allocco
Moggio= Unità di misura, in uso già al tempo dei romani, corrispondente ad un contenitore della capacità di circa otto litri.

" Tu mi pari i'Cristo di Gonfienti "

Riferito ad una persona molto magra, allampanata, smilza.
      Probababilmente nella chiesina di Gonfienti c'era o c'è ancora un crocefisso con un Cristo magrissimo, al quale si potevano contare le costole.

"Oggi il tempo fa culaia"

Minaccia pioggia.

"Quando la Retaia la mette i' cappello, prendi l'ombrello"

Quando vedi una nuvola sulla punta della Retaia, esci di casa con l'ombrello perchè sicuramente pioverà.

" Tanto prima o poi ti fo una carda"

Minaccia di dare una scarica di botte.

"Mettere i pucini ni' capo "

Insinuare sospetti e dubbi nella mente di una persona.

" Un tu cavi un ragnolo da un buco"

Significa che non sei in grado di fare niente di buono.

" Tu mi fai venire i bordoni "

Tu mi fai venire i brividi.

" Male, malanno e uscio addosso"

Cioè peggio di così non potrebbe andare.

" Tutto pol'essere forchè l'omo gravido"

Tutto può succedere ma non che un uomo faccia un figlio.

" Gl'è un gran bosco a baccano"

Rappresenta una situazione di scompiglio, confusione e baraonda.

" Fai a miccino"

Usa le cose a piccole quantità, con parsimonia.

" Per nulla un canta i' ceco"

Vuol dire che nessuno si presta a fare qualcosa se non ha un tornaconto.

Lo diceva mia nonna, morta all'età di ottantacinque anni che quindi l'ha sperimentato di persona:

" La vecchiaia la vien con diciannove mancamenti e la gocciola al naso che fa venti "

Lo diceva mia nonna, morta all'età di ottantacinque anni che quindi l'ha sperimentato di persona.

“Pena poho”

Contiene tutta l'ironia pratese,significa "fare rapidamente, sbrigarsi, fare alla svelta".(Inviato da Giancarlo)

"La madia 'un ha girelle "

La madia era il mobile nel quale si impastava il pane.
Il detto vuol dire che quando è l'ora di mangiare anche a chi di solito piace stare fuori torna a casa.
(Inviato da Giancarlo)

Infine quello che esprime più di ogni altro l'orgoglio di appartenenza alla città :

" Son di Prao voglio esser rispettao, posa il sasso e mangia i' bao"

Questo ogniuno lo interpreti come più gli aggrada.

"Un fare il Fico lievito" 

Significava non fare capricci piagnucolando per " un non nulla".
(Segnalato da G.B,)

Alcune curiosità:

Medicare la paura

Diversi anni fa, alcune donne in età non più tanto giovane, "medicavano" la paura alle persone che avevano subito un grande spavento. Una di queste era la signora Ida, che per toglierla usava un'acqua contenente un infuso di erbe particolari. La mattina del 24 giugno, ricorrenza di San Giovanni, si recava nei campi, prima del sorgere del sole, a raccoglie quest' erba detta appunto "erba di paura". Una volta seccatala preparava un infuso in una bella pentola capiente e ci aggiungeva tre foglie di olivo benedetto, tre briciole di pane e alcune gocce di acqua santa, poi lavava con questo il viso, le braccia e le gambe di colui o colei che ne aveva necessità, ripassandoci più volte sopra con forza e se l'acqua diventava densa, significava che la paura stava venendo via. Questo trattamento veniva ripetuto per tre giorni di seguito. I giorni  più adatti erano il sabato,la domenica e il lunedì. Mentre eseguiva questa operazione la signora Ida recitava una preghiera che purtroppo non ci ha tramandato.

 Segnare i bachi

Quando un bambino mostrava un aspetto gracile, smunto ed inappetenza si pensava che ciò fosse dovuto ai "bachi". Per "segnarli" si prendeva un pezzetto di zolfo, una candela accesa e un bicchiare d'acqua. Si bruciava quindi lo zolfo con la candela e se le goccioline cadendo nell'acqua si rapprendevano,significava che i bachi erano stati debellati. Mentre si faceva questa operazione si recitava una preghiera che chiamava in causa San Giobbe.

San Giobbe ebbe i bachi

Iddio glieli sanò.

San Giobbe benedetto

ditemi se son bachi si o no.

Lenedì Santo

Martedì Santo

Mercoledì Santo

Giovedì Santo

Venerdì Santo

Sabato Santo

Domenica di Pasqua

tutti i bachi vadano in acqua.

Un altro rimedio, per fare addormentare i bachi, era quello di massaggiare delicatamente la pancia del bambino con dell'olio d'oliva; non si usava mai l'aglio perchè il suo odore acuto li avrebbe fatti irritare ancora di più.

Segnare il malocchio

Se qualcuno si credeva vittima da parte di un altro di questa jattura se la faceva togliere da una persona, che si pensava fosse  in grado di farlo. Questa prendeva una scodella con dell'acqua, ci faceva quattro segni di croce ai bordi, la metteva sopra la testa dell'interessato e recitando delle preghiere ci versava alcune gocce di olio di oliva. Se le gocce si spandevano voleva dire che il malocchio c'era e se ne stava andando, se invece rimanevano raggrumate significava che il malocchio non c'era.

Tutte queste operazioni venivano ripetute per tre volte di seguito.

Questi rimedi, facenti parte della vecchia tradizione popolare, ci sono stati segnalati da persone anziane, che li hanno visti fare o li hanno fatti loro stesse.

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Se qualcuno è a conoscenza di detti o proverbi tipici della città di Prato o dei suoi dintorni ce li può mandare. Quelli che verranno ritenuti interessanti saranno  pubblicati.

 


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