Prato nel mondo

34 giorni sotto terra - Grotta di S.Anna Vecchia

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Grotta di S.Anna Vecchia in Calvana
34 giorni sotto terra
(5 maggio 8 giugno 1985)
 
 
Graziano Bardelloni e Siro M.

 



 

(1) Primo rilievo della Grotta di S.Anna Vecchia. Il cerchio rosso indica il campo base dei due speleologi nella "stanza delle meraviglie" a 176 metri di profondità.

 

Sulla Calvana si trovano numerose grotte, di queste ne sono conosciute circa 40, la più grande è quella di S.Anna Vecchia,che raggiunge un dislivello di –212 metri ed uno sviluppo di 658 metri.

In questa grotta è stata effettuata un' impresa senza precedenti. Due speleologi pratesi sono rimasti per 34 giorni chiusi qui dentro, dal 5 maggio all'8 giugno 1985,ad una profondità di 176 metri, ad una umidità del 95% e una temperatura costante di circa 14 gradi.

Questo esperimento continuativo,portato avanti da due giovani del GSP oggi Unione Speleologica Pratese del C.A.I, (2) ha suscitato un grande interesse sia dal punto di vista scientifico che da quello anatomico in quanto sono state messe a dura prova la resistenza e la sopravvivenza umane a causa delle difficoltà estreme del vivere in un ambiente così ostile, senza nessun contatto con l’esterno.

Prima dell'esperimento i due speleologi di 21 e 24 anni erano stati sottoposti, da un'equipe medico-scientifica, a vari esami per accertare la loro idoneità fisica.

Durante la permanenza in grotta,per verificare il loro stato di salute e che tutto procedesse nel migliore dei modi, una volta alla settimana, veniva loro effettuato un esame elettrocardiografico via cavo, che per mezzo di un cardiotelefono (3) veniva immediatamente esaminato da un medico cardiologo.

L'impresa sotto tutti gli aspetti è stata un vero successo poichè i due giovani hanno superato le varie difficoltà,sia dal lato fisico che psichico, molto bene.

E' stato riscontrato però che il ritmo circadiano,orologio biologico sonno-veglia, dopo 34 giorni di permanenza in grotta fosse arrivato solo a 4-6 ore di sonno su 48 di veglia, praticamente hanno dormito poco ma intensamente e sono rimasti svegli per il resto del tempo.

Quello che presentiamo è una raccolta di articoli che descrivono l’esperimento nella Grotta di S.Anna Vecchia in Calvana.

(1) Rilievo di S.Anna Vecchia da:Grotte della Calvana.Edizioni del Palazzo a cura di Fiorenzo Gei.
(2) C.A.I.Prato.Sezione Emilio Bertini. http://www.caiprato.org/
(3) Cardiotelefono.Si tratta di due apparecchiature;un trasmettitore o Cardiotel che veniva posto sul torace per registrare l'attività cardiaca memorizzandola per 30 secondi e trasmessa via cavo telefonico a un ricevitore o Elettrocardiografo con monitor.
(4) Foto tratta da:Prato Storia e Arte n.66 - 100 anni di alpinismo pratese.Di Giorgio Cozzi.


Fonti: La Nazione 13 aprile 1985

  

                          La vestizione degli Speleologi

La Nazione 7 maggio 1985

Inizia l'Avventura

 

Ingresso della grotta di S.Anna Vecchia con il cartello : Attenzione Esperimento in corso

 La Nazione, domenica 19 maggio 1985
Pronto, dica trentatré laggiù dal fondo della grotta

PIERO GHERARDESCHI
PRATO — Scocca il quattordicesimo giorno, laggiù in fondo alla grotta di Sant'Anna Vecchia sulla collina della Calvana, dove i due speleologi pratesi stanno continuando la loro avventura, che dovrebbe concludersi, se tutto andrà per il meglio, l'otto giugno. L'impresa di Sergio Venturi e Giuseppe Piro è quindi quasi a metà strada: un'impresa che ha per compagno il fango e l'umido, la scarsa illuminazione delle torce elettriche e quella sensazione di silenzio che i due giovani del Cai di Prato si sono portati dietro. Non c'è alcun collegamento con l'esterno: in queste prime due settimane di vita a 176 metri di profondità, nella «stanza delle meraviglie». Sergio Venturi e Giuseppe Piro hanno solo fatto squillare il telefono per far capire, con un paio di chiamate, che tutto procede per il meglio. Ieri era fissato l'appuntamento medico, il primo, da quando è iniziata l'avventura. E' così entrato in funzione il cardiotelefono appositamente predisposto dalla Sip.
L'appuntamento era stato fissato per mezzogiorno in punto. Il responso del cardiologo dottor Bini è positivo: è stato rilevato solamente un aumento della frequenza cardiaca, ma questo particolare era ampiamente previsto considerate le condizioni in cui vivono i due giovani. Un nuovo controllo sarà programmato fra almeno dieci giorni per fare il punto della situazione.
Per il resto i contatti si fermano alle chiamate dei giorni scorsi, chiamate telefoniche che per volontà dei due giovani speleologi, si limitano al solo squillo del telefono. E' quindi più facile immaginare che capire cosa in effetti sta accadendo all'interno della grotta.
Si può pensare ad ore di lavoro alla ricerca di nuovi itinerari nelle viscere del monte; si può ì immaginare la discesa per arrivare al torrentello che scorre cinquanta metri più in basso rispetto alla posizione dove si trovano i due giovani. E si può pensare alla lettura di qualche , libro che il Venturi e il Piro si sono portati nella grotta, o a quel gioco di società, il «risiko», che dalle sale ovattate di qualche casa - bene, si è trasferito direttamente nella «stanza delle meraviglie» dove i due speleologi pratesi hanno fissato il loro campo base.
Dopo quattordici giorni di permanenza, anche secondo la psicologa Elisabetta Piacentini, che ha assistito il Venturi e il Piro prima della discesa, possono manifestarsi i primi sintomi di rigetto all'isolamento. Il termine non è medico ma rende l'idea della particolare delicatezza del momento che i due speleologi stanno vivendo. Superare le due settimane, soli, ad una profondità di 176 metri, dove l'emergenza diventa pane quotidiano, è già un bel risultato. Ma l'esperimento vuole andare oltre, teso com'è alla ricerca del limite massimo di sopravvivenza in condizioni di estremo disagio. Soprattutto l'umidità e la melma, che caratterizzano la grotta di Sant'Anna Vecchia, appaiono gli ostacoli più difficili da superare.
Gli amici assicurano che Giuseppe e Sergio hanno compiuto una preparazione psicofisica estremamente accurata: non hanno insomma lasciato niente al caso e le probabilità di riuscita dell'avventura aumentano di giorno in giorno. Resta il mistero, lontano e impenetrabile, di quanto succede in quel cunicolo stretto e buio, ravvivato ogni tanto dalle luci che i due speleologi si sono portati dietro durante la discesa.
Il black out, però, continua. C'è velo di silenzio a rendere l'impresa dei due ragazzi di Prato ancora più suggestiva ed esaltante: l'otto giugno, giorno fissato, per il ritorno in superficie è ancora lontano. Gli amici lo aspettano con ansia, anche se forse, a contare giorni e ore che li separano dalla scalata fin all'imbocco della grotta, sono proprio loro, i due speleologi, pronti a rituffarsi nella caotica vita quotidiana.
  (La Nazione 19-5-1985)

La Nazione 29 maggio 1985

Una notte lunga 822 ore
Disperata la resistenza degli speleologi della Calvana

nostro inviato (La Nazione domenica 9 giugno 1985)
RAFFAELE   LIBERTI

PRATO - Lo chiamano, un po' storicamente, scuola di sopravvivenza.Resistere per 34 giorni e qualche ora nel fango in una clima al 95 per cento di umidità e a dieci gradi di temperatura  costante, come hanno fatto due giovani pratesi ricomparsi  alla luce del sole ieri alle 18.02 precise, appartiene appunto a questa disciplina.    
Un viaggio nel buio, in un gelido isolamento, alimentandosi di liofilizzati con l'aggiunta di sali minerali per non rischiare la disidratazione: è la gloriosa avventura,degna di passare agli annali delle imprese fra l'eroico e lo strambo, vissuta da Sergio Venturi e Giuseppe Piro, 24 e 22 anni, il primo perito chimico, l'altro perito meccanico.
Quando sono sbucati dalla grotta di Sant'Anna Vecchia, sul colle della Calvana, hanno dato la sensazione, per un momento, di non poter sopportare il ritorno alle consuetudini di un'esistenza propriamente terrena. Il primo a mostrarsi è stato Sergio, seguito a un minuto di distanza dal compagno.
Vederli sbucare da quel cunicolo da talpe con l'esattezza d'una spada tratta dal fodero perché lo spazio non consentiva altro, è stato, quasi, motivo di paura per quanti erano lì, un centinaio di persone, che avevano raggiunto la Calvana con le campagnole e le moto da cross, oppure come volenterosi escursionisti.
L'apertura della grotta, così angusta, non è affatto il preludio di ambienti più comodi, se si fa eccezione per la cosiddetta «stanza delle meraviglie»;ricca di stalattiti ma povera di conforti. L'unico conforto è un fazzoletto di roccia pianeggiante,dov'è stato possibile ai due ragazzi stendere i sacchi a pelo.
Sono andati giù e hanno frugato tutta la grotta, profonda 212 metri e con uno sviluppo totale di 475, alla ricerca di novità, nel tentativo di arricchire una mappa che nasconde ancora grossi misteri.
"Qualcosa di nuovo abbiamo trovato, è tutto descritto nel nostro diario». Il diario è un'annotazione, fatta momento per momento di quanto Sergio Venturi e Giuseppe Piro hanno potuto vedere.Trentaquattro giorni più sei ore, pari a 822 ore, sono un'eternità, se vissuti nel silenzio nelle tenebre e in un disagio insopportabile.
"Il tempo non passava mai,le poche ore di sonno,la paura di non riuscire nell'impresa e insieme la volontà di approdare al traguardo promesso, tutto questo ci ha tormentato dall'inizio alla fine".Mai la voglia di abbandonare?
"Soltanto per qualche momento.Le crisi sono state tante, a ondate successive,la più brutta,un tormento ci ha colto dopo qualche giorno.Siamo riusciti a vincerla l'incubo è passato".
Avevano con se quattro libri,Tobino, Cassola e autori stranieri, e si erano portati la certe da gioco e il "Risiko".
"Ci hanno aiutato soltanto i libri, ne avremmo voluti avere molto di più. Ai giochi non abbiamo neppure pensato Negli ultimi giorni, incalzati dall'emozione dell'imminente ritorno,hanno dormito soltanto a notti alterne, e per poche ore.Mercoledì sera la scorta di alimenti era esaurita.
Sono restati comunque, in un'ultima disperata resistenza, nel rispetto di un impegno di cui avvertivano tutta la solennità. Prima che uscissero i due ragazzi, squadre di appoggio coordinate dal capo-gruppo dell'Unione speleologica pratese Fiorenzo Gei si sono calate portando fuori, in un'operazione durata ore, trentasei grossi  sacchi di materiali.
Sergio e Giuseppe, gli occhi nascosti dietro occhiali da ghiacciaio per attutire il passaggio fra le tenebre e la luce accecante del sole,sono stati accolti con frenetici applausi e i grida di «hurrà».
Per tutto il tempo dell'«immersione», li ha assistiti a distanza il dottor Luciano Bini. La Sip aveva installato un collegamento telefonico tutto speciale, da fantascienza: «cardiotelefono» che ha consentito al medico di eseguire una serie di elettrocardiogrammi  via filo: un sistema, spiega un funzionario della Sip di Firenze, Paolo Ricchi, che entro l'anno avrà vasta diffusione, e l'averlo collaudato nella grotta piena d'acqua è stato giudicato un grosso successo.
Inspiegabilmente,dopo i primi giorni, qualcuno ha tranciato il cavo e nascosto gli spezzoni fra i rami d'una pianta.Un attentato? Il gesto di un criminale? Tutto, in ogni caso, è stato tenuto nascosto, per non creare motivi di turbamento. Appena ci si è accorti che le comunicazioni erano interrotte, è stata un'affannosa ricerca lungo tutta la linea, poi tutto è rientrato nella normalità.
Un'impresa importante quella dei due ragazzi che hanno celebrato a modo loro i cent'anni dei Cai pratese: importante anche sotto l'aspetto scientifico.Non è tanto il tempo a segnare il record: sono invece le condizioni ambientali a dire tutto, a fare la gloria dei due protagonisti.
(La Nazione 9-6-1985)

 

  

La Nazione, Domenica  9 giugno 1985

Ore 18,02, riecco il sole
Conclusa l'impresa dei due speleologi

 

 La Nazione 10 giugno 1985

Il recupero

Il gruppo di appoggio per il recupero del materiale

I numerosi sacchi con il materiale riportati in superficie

Sergio Venturi salutato all'uscita dopo 34 giorni in grotta da Fiorenzo Gei

 


Tecnica di risalita su solo corda

(4) Gli speleologi Sergio Venturi e Giuseppe Piro al momento dell'uscita da S.Anna Vecchia. 

La Nazione 18 giugno 1985 

Documentazione fotografica di Riccardo Paoli


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