Prato nel mondo

Personaggi pratesi (ordinati per data)

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 PERSONAGGI   PRATESI

  Concittadini del nostro passato che hanno fatto grande Prato.

Politici, giornalisti, docenti, medici, artisti, iprenditori,prelati e perfino Santi.

(1000-1800)

(Ordine in elenco per data di nascita)

Alcuni personaggi riportati hanno il link su Wikipedia

Ricerche: Biblioteca Comunale LAZZERINI di Prato


 Beato Pietro da Montepiano-Nato a (?) tra il 1040 e il 1050 + nel 1105-1110. Fondatore della Badia di Montepiano che all'inizio fu un romitorio ove dimorava il Beato Pietro. Una lapide posta all'esterno sul muro attiguo alla chiesa riporta: Questa Badia fu costruita nell'anno 1005 e il sac.Giovanni e il sig.Pandolfo l'hanno restaurata nell'anno 1088.

Michele Dagomari-Prato,(?)+Prato,1171.Mercante e pellegrino pratese, al seguito della Prima Crociata. A Gerusalemme si sposa con Maria,figlia di un sacerdote di rito orientale, ricevendo in dote la Sacra Cintola.Tornato a Prato la reliquia è rimasta nascosta presso di lui finchè in punto di morte nel 1171,la donò al preposto della Pieve di Santo Stefano.

Giovanni Parenti, Beato- Carmignano,1180+1250? Nobile.Avvocato. Francescano. Contemporaneo di San Francesco.Sulla lapide esterna nella chiesa di Carmignano è riportata questa epigrafe che sintetizza la sua vita:

Qui dove
BERNARDO da QUINTAVALLE
primizia francescana
eresse un monastero
ricordi questa lapide
il Carmignanese
B.GIOVANNI PARENTI
che fu dei primi scalzi poverelli
difese a viso aperto
contro i temperamenti di frate Elia
MADONNA POVERTA'
peregrinò a piedi nudi
le contrade d'Italia e Spagna
caro a Papi e a Monarchi
ma più a Dio
nel cui nome ed amore
orò pianse pacificò morì serenamente
nell'isola di Corsica
povero com'era vissuto

....................
29 settembre 1923
Prof.Can.Alfonso Pisaneschi dettò

Fonti:Archivio Storico Pratese. (1939-1943)Anno XVII, dic.1939,fascicolo IV. Carmignano e la sua storia di Giuseppe Rigoli. - Per maggiori particolari vedi Giuseppe Rigoli, Beato Giovanni Parenti da Carmignano, Prato,Arti Grafiche Nutini,1924 e P.Alfonso Casu, il Convento di Monte Rasu in Sardegna ed il B. Giovanni Parenti, Cagliari,Tipografia P.Vadès.

Dolce dè Mazzamuti-Prato (?) Ricco pratese.Fondatore dell'Ospedale della Misericordia e Dolce.
"Non si hanno memorie dell’anno di fondazione di questo Spedale,all'infuori di quella iscrizione latina che si trova sulla porta di Oriente dell'attuale Sala Grande dello Spedale della Misericordia e Dolce:
A Dio Ottimo Massimo.
I pratesi nell'anno del Signore 1218 fondarono,a spese dell'erario pubblico, insieme con l'orfanotrofio questo nosocomio al quale fu poi unito un altro nosocomio che Dolce Mazzamuto aveva costruito a sue spese nel 1250, dove ora si venera la Beata Vergine detta del Giglio. Questo soggiorno di ammalati fu restaurato con maggiore salubrità e grandiosità nell'anno 1700."
Fonti:Bologni Giuseppe.Gli antichi spedali della "Terra di Prato" Signa: Masso delle Fate,stampa 1994-95. Biblioteca Comunale Lazzerini.

Beato Brunetto de' Rossi da Prato-1221+Prato,11 Marzo 1296.Fondatore nel 1269 della chiesa di Sant'Anna in Giolica.
"Brunetto di Damiano Rossi di Prato,nobile per l'uno e l'altro genitore,meritossi il titolo di Beato per le sue particolari ed eroiche virtù.Nacque nel 1221 e fu allevato con ogni studio nel timor santo d'Iddio. Fatto adulto,per dívozione o per altro motivo portossi a Roma,e visitando quei santi luoghi portassi probabilmente con più frequenza alla visita dell'antica Chiesa di S. Maria del Popolo,posseduta dalla Religione Eremitani di S.Agostino fino dal 1100.Dopo ciò sentissi innamorato di tal sorte per quell'Instituto e per la cristiana perfezione che a poco poco disposesi a lasciare il mondo lusinghiero e fallace.
Aveva allora Brunetto trentadue anni in circa,ed avendo comunicata la sua santa inspirazione al Superiore della Casa suddetta fu provato per qualche tratto di tempo il suo spirito,e ritrovatosi buono con sua indicibile allegrezza vesti nell'anno 1252 il sacro abito agostiniano.Appena fattosi religioso,con tale ardore intraprese ogni più arduo e virtuoso esercizio,che poco mancò che non lasciasse indietro nella carriera delle virtù ogni altro più iniziato e perfetto di quella Casa Religiosa;ma per le brame dei Pratesi,che si rimpatriasse questo santo lor cittadino,e per comandamento di Papa Innocenzo IV,tornò al paese nell'anno 1253.
Rimpatriatosi adunque,e per divina volontà e perché era molto amante della solitudine,si portò un giorno a Monte Maggiore,o come volgarmente dicesi a S. Anna Vecchia:ivi era una piccola Chiesa già stata fabbricata da un buon sacerdote detto Benvenuto,che  vi era era ancora sepolto assieme con sua madre.Gli piaque quel luogo,e,mediante la licenza dei Vescovo di Firenze,l'ottenne da messer Gherardino Pievano di S.Donato,con il quale aveva anteriormente convissuto per più settimane.Per quindici anni stette il nostro Rossi in questa solitudine assieme con alcuni suoi compagni,cioè fra Giuseppe,fra Guido e fra Donaldo quivi santamente ed unanimemente vivendo fino al 1269.
Il desiderio dei Pratesi di potersi approfittare più agevolmente di quest'Uomo d'Iddio e de' suoi consigli, per quanto rilevasi dal P.Torelli ne' suoi Secoli Agostiniani,fu il motivo ch'ei si risolvesse di fabbricare alle falde del Monte,e prossimamente alla Terra di Prato,il Convento detto ancora adesso di S.Anna.
Non si sa in quali virtù maggiormente si rendesse conspicuo il nostro Beato,perchè quei semplici antichi Eremiti non si curarono di notar altro se non che egli fu un gran Servo del Signore.Leggesí però che fu uomo di grande spirito ed ingegno, e che ha goduto il titolo di Beato sempre dopo la sua gloriosissima morte.
Pieno adunque di meriti mancò di vita sotto il priorato di fra Vanni da Calenzano suo discepolo l'anno 1296, d'anni 75 in circa;e fu sepolto nel Chiostro,che a quel tempo era Cimitero,al lato al muro della nuova Chiesa.
Un'antica sua figura scorgesi internamente sopra la porta della Chiesa, con questa inscrizione ai piedi:

BEATVS  BRVNETTVS  DE  RVBEIS
PRATEN.OR.ER.S.AVGVST.ANNO DMNI
1269
HVNC LOCVM FVNDAVIT SIBIQVE VITAE
SANTITATIS AN.AETATIS SVAE 75
DIE 11 MARTII REGNVM COELI COMPARAVIT

Fonti:Archivio Storico Pratese.Notizie di alcuni Beati pratesi,Anno XVI,Fasc.III,(1938)

Cardinale Niccolò Alberti-Conosciuto anche come Niccolò da Prato.
Prato, 1250 + Avignone, 27 aprile 1321.
Domenicano.Proclamato cardinale il 18 dicembre 1303 da Papa Benedetto XI.Nel suo testamento lascia una cospicua somma alla fondazione di un monastero di monache Domenicane, oltre per l'opera della chiesa di San Niccolò.

Ugo Panziera da Prato - Beato. In realtà era nato a Pomarance nel 1260 circa + nel 1330 in Tartaria.Frate.Teologo.Ha lasciato scritte due laudi.
  Questo francescano ebbe larga fama nel suo secolo quale cantore cioè compositore di cantici e di poesie, tutte di argomento religioso, che seguono le fasi della poesia di ispirazione francescana, nella scia di Iacopone da Todi. Vi è oggi tutto un fervore di studi letterari attorno a questo scrittore del Trecento. Fonti: Giornale del Mattino 9-6-1963

Convenevole da Prato.
Prato,1270+Prato,1338.Notaio.Insegnante.Autore del poema "Carmina Regia" dedicato al re Roberto d'Angiò al quale Prato si era sottomessa nel 1313. E' stato il maestro di Francesco Petrarca. Giulio Giani: Ser Convenevole da Prato maestro del Petrarca, secondo nuovi documenti. Prato: Giachetti Figlio e C.1913. Vedi anche:http://www.treccani.it/enciclopedia/convenevole-da-prato_(Dizionario-Biografico)

Paolo Dagomari, detto dell'Abbaco,perchè ritenuto inventore dell'abbaco o degli almanacchi-Prato 1281 + Firenze 1373. Poeta, matematico e astronomo.E' sepolto nella chiesa di Santa Trinita a Firenze.

La Nazione 24-9-1976

Francesco da Prato – Prato 1330+1345   Domenicano. Maestro conventuale di logica e filosofia.

Francesco da Prato (sec.XIV)
Franciscus domine Albensis de Prato, nasce a Prato o in uno dei paesi appartenenti alla Predicatio pratese nell’ultimo quarto del XIII secolo. L’uso del matronimico (di donna Albanese), di contro all’abituale patronimico,era raro in ambito laico, ma comunque in ambienti ecclesiastici, soprattutto conventuali. Due le possibili interpretazioni:un riferimento alla vedovanza materna, che lo lasciò orfano giovanissimo o l’indicazione di un padre ignoto, ipotesi accolta dagli studiosi odierni. Tra il 1310 e il 1315 entra nell’Ordine domenicano, ma siamo al 1330 non disponiamo di notizie: forse, dopo gli studi nella schola conventuale pratese, intraprende il noviziato negli Studia della provincia romana, studiando logica e teologia. Nel biennio 1330-1331 il Capitolo provinciale fiorentino lo nomina baccelliere presso lo Studium di San Domenico in Perugia, quando il lector, titolare della cattedra, è Lottiero degli Ubaldini. Il 14 settembre 1330 il Capitolo di Orvieto, lo designa baccelliere in logica,del convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma. L’anno successivo il Capitolo romano lo promuove lettore di filosofia in Santa Caterina a Pisa, inviandolo, in qualità di studente allo studio generale di Parigi.
Nel 1138, terminata la parentesi parigina, il Capitolo pratese, lo designa lettore principale di San Domenico a Siena. Due anni più tardi, il Capitolo di Pisa Io invia, lettore straordinario allo studio generale fiorentino di Santa Maria Novella, dove incontra il futuro collaboratore Stefano da Rieti.
Dal febbraio del 1341 al maggio del 1343 è priore di Santa Maria Novella, anno in cui riceve dal Capitolo senese il mandato di lettore generale di San Domenico in Perugia. Con il titolo di lectorem perusinum, ottiene la carica di predicatore generale dal Capitolo eugubino. L’8 settembre del 1344, il Capitolo orvietano lo conferma lettore principale per Perugia. Scompare dalle carte dell'Ordine dopo il 1145, probabile data di morte. La sua dottrina appare strettamente congiunta al sistema scolastico interno all'Ordine e ai capitoli provinciali, mentre la cospicua produzione denota caratteri tipici della logica e della teologia coeva. Anteriori al 1340, il De suppositionibus terminorum e un De letione reduplicativa, oltre ad alcune Quaestiones disputatae. Databili dopo il 1340 il De ente rationis, il De primis et secundis intentionibus  e il De universalibus. Risalgono a questa fase anche il De voce Univoca, forse il De sex tascententibus e un Liber de Intensionibus. Composta nel biennio 1344-1345. La Logica, di cui sopravvivono solo cinque trattati della prima parte. Molte le opere perdute: il De dictione duplicativa e un De dictionibus distributivis, il De toto integrali. De connnexione accidentis cum substantia; De predicazione rei  de re, infine un De veritate et falsitate. Grazie alla Logica e al trattato De universalibus, possiamo ricostruire la temperie storico-filosofica degli studi logici nella provincia romana domenicana del secolo XV. Francesco da Prato, rappresenta una delle prime testimonianze italiane della ricezione e della reazione tomista alla logica di Guglielmo di Ockham.
Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri " La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni. 2011.pp.169-170

Francesco di Marco Datini-Prato,1335 + 16 agosto 1410.Mercante.
Fancesco Datini il Mercante di Prato
Intelligenza e spregiudicatezza hanno reso Francesco di Marco Datini il simbolo dell’intraprendenza pratese. In lui l’audacia e il valore nel condurre gli affari si univano a particolari doti di benefattore,facendone uno straordinario esempio di mercante del primo Rinascimento.
Nacque a Prato intorno al 1335 da una famiglia modesta. I genitori morirono nella peste del 1348 e Francesco, dopo aver appreso i primi rudimenti presso alcune botteghe fiorentine, si trasferì ad Avignone dove operò fino al 1382.
Tornato nella sua città con la moglie Margherita Bandini, fondò una specie di holding company costituita da società di capitali ad Avignone, Firenze, Pisa, Genova, Barcellona, Valenza e Palma di Maiorca.
Visse tra Prato, dove costruì il suo bel palazzo, e Firenze, dove aveva sede la società che dirigeva il gruppo.Sempre più ricco e rispettato, si dedicò al commercio di ogni genere di mercanzia, dal grano alla lana,dal pellame, ai panni, agli oggetti preziosi; a Prato fondò un lanificio e una tintoria, a Firenze una compagnia bancaria.Stabilì rapporti di stima e amicizia con illustri personalità; tra i molti ospiti della sua casa Francesco Gonzaga, il cardinale Pietro d’Ailly,Leonardo Dandolo, ambasciatore veneziano e il re Luigi II d’Angiò. Si deve al Datini anche la costruzione della Villa del Palco a Filettole. Morì il 16 Agosto 1410 disponendo l’istituzione del”Ceppo dei poveri di Francesco di Marco”, l’odierna Casa Pia dei Ceppi, a cui il mercante lasciò tutti i suoi beni, valutati oltre 100.000 fiorini d’oro.
Il Palazzo Datini, che ancora oggi è sede e proprietà dell’ente di beneficenza, rappresenta un raro esempio di edificio laico tardo-gotico,affrescato sulle pareti esterne dopo la sua morte; negli spazi del piano terra è sistemato il Museo Casa Francesco Datini,dove si possono ammirare gli splendidi apparati pittorici che il mercante aveva commissionato.
Parte del palazzo è occupata dall’Archivio di Stato che conserva il prezioso fondo documentario del mercante:1193 pezzi, dal 1361 al 1411, con un imponente carteggio di circa 150.000 lettere.Si tratta di una testimonianza unica  a livello mondiale dell’attività mercantile, industriale, bancaria di un mercante della seconda metà del Trecento.
Tra le molte attività benefiche,Datini fu particolarmente vicino ai frati di San Francesco. Proprio in quella chiesa si trova la sua lastra tombale, realizzata da Niccolò di Pietro Lamberti.

Fonti: Tratto dal pieghevole del comitato per le celebrazioni
VI centenario della morte di Francesco di Marco Datini.

 

Pieghevole realizzato dal comitato per le celebrazioni nel VI centenario della morte di Francesco di Marco Datini

Ser Lapo Mazzei - Prato,1350 + 31 ottobre 1412.Notaio.Viticoltore a Carmignano.A lui si deve la denominazione "Vino di Chianti"in un contratto da lui firmato.Amico del mercante Francesco Datini.  - "Mazzei, Lapo nasce a Prato nel 1350, da famiglia originaria di Conegliano.Dopo gli studi giuridici tra Prato e Firenze, tornerà nella città natale per esercitare il notariato. Ricoprì numerose cariche pubbliche per il Comune: priore nel 1381 e 1391, notaio dei signori nel 1383. Consulente legale di Francesco Datini, scambiò con l'amico mercante un epistolario di circa cinquecento Lettere, tuttora insostituibile per la storia commerciale e mercantile d'area pratese ed europea. Su sua istanza, Francesco fondò l'istituzione filantropica del Ceppo dei poveri. Tra i meriti del notaio,l'insegnamento della scrittura a Margherita, moglie di Francesco, che le consentirà di comunicare con il marito senza la mediazione di scrivani. Morì a Firenze, il 30 ottobre 1412." Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi “Aldo Petri” La cultura letteraria a Prato del Medioevo all’Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B edizioni.Prato .2011.pp.240.

Monte di Leuccio–Prato (?)+Prato, 1426 (?)Musicista.
«Una delibera del magistrato degli Otto datata 28 luglio 1384, definisce il pratese Monte di Leuccio (Federico Angiolini) un “buono ed ottimo maestro in scienza musicale” e gli affida l’incarico d’insegnare la musica e suonare l’organo nella pieve di S. Stefano.
Monte però era un tipo assai inquieto e per questo non poteva restare troppo a lungo nello stesso posto, tanto che improvvisamente scompariva per andare a lavorare in altre città. Incominciò col recarsi a Pisa, poi a Siena e successivamente tornare a Prato. Il suo amico Francesco di Marco Datini lo raccomandò ad un collaboratore di Genova, pregando di collocarlo come musicista di altissima levatura, ma che si guardasse bene dal prestargli dei soldi.
Infine Monte di Leuccio arrivò a Milano con un organo detto “positivo”, era il 1394, e vi rimase fino all’11 agosto 1416 onorato e stimato per la genialità delle sue prestazioni musicali, anche se qualche burrasca, per rivendicazioni economiche, ravvivò il lunghissimo rapporto di lavoro. Nella capitale lombarda era definito Monte degli Occhi Grossi oppure Monte o Monti da Prato, e l’incarico che gli affidarono fu il più prestigioso: suonare l’organo nella chiesa di Santa Maria Maggiore, il Duomo, con il successivo diritto di avere una casa ed un domestico, lui che non era un religioso!
Il musicista pratese ebbe il privilegio di essere il primo ed ultimo organista a rimanere al servizio della comunità religiosa milanese per 22 anni, malgrado i successivi arrivi di altri maestri chiamati per insegnare e condurre la Cappella del Duomo.
Purtroppo non si conoscono le date di nascita e di morte, ma si suppone essere scomparso nel 1426.
Al suo ritorno a Prato, vecchio malandato e quasi cieco, gli furono affidati numerosi incarichi dall’Opera del Sacro Cingolo mentre il Comune gli assegnò un vitalizio di 50 fiorini pratesi all’anno per mantenersi un accompagnatore, certo Gherardo, e provvedere alle sempre maggiori esigenze vista la completa cecità sopraggiunta poco dopo.
Il sostegno dato da tutta la comunità pratese a Monte di Leuccio, attesta inequivocabilmente e malgrado la mancanza di supporti documentari più precisi, che il musicista conseguì una grande notorietà malgrado le stravaganze.».

Ricerca storica di Alessandro Assirelli

Giovanni Gherardo Prato,1367+Prato,1446.Poeta.Letterato.Avvocato.Architetto.Partecipò al concorso per il progetto della cupola di Santa Maria del Fiore, scontrandosi con il suo avversario Filippo Brunelleschi. Per un certo periodo è stato alle dipendenze di Francesco Datini.

Geminiano Inghirami-Prato,1371 + Prato, 24 luglio 1460.Religioso. Proposto di Santo Stefano.Facente parte della corte pontificia. Partecipò al concilio di Costanza.E' seppellito nel chiostro di San Francesco.

Sandro Marcovaldi-Prato,4 settembre 1379+Prato,31 maggio 1438.Mercante pratese. Scrittore autore della Cronaca che narra fatti avvenuti nella città di Prato intorno agli anni 1381-1418. Abitava in porta Tiezi, rimasto orfano del padre si occupò dei cinque fratelli essendo il maggiore. Ricoprì incarichi pubblici per il Comune.  Altre notizie: http://www.treccani.it/ Dizionario Biografico degli Italiani

Matteo degli Organi-Matteo da Prato. Prato,1391+Firenze,22 settembre 1465.Abile artigiano esperto nella Costruzione di Organi, come quello della nostra cattedrale e di altri importanti luoghi di culto.

Andrea Guazzalotti - Prato, 1435 + 8 novembre 1495. Fonditore in Bronzo e Medaglista,uno dei massimi artisti del Rinascimento nel campo specifico.Religioso.
"Nel  1750, in occasione dei lavori di restauro della basilica di S. Maria delle Carceri in Prato, smurando il cornicione della lanterna, furono rinvenute alcune medaglie, delle quali una presentava il nome di Andreas Guacialotus...."
Badiani Gabriele, riporta in questo interessante articolo,(Archivio Storico Pratese del 1995) la storia di Andrea Guazzalotti medaglista papale di cui si era persa memoria.
 

Fonti: Badiani Gabriele, Il medaglista dei papi Andrea Guazzalotti:una famiglia di magnati dal secolo XII al XIV.  In Archivio storico pratese-A.71(1995),fasc.1-2, p.5-118.Biblioteca comunale Lazzerini. Vedi anche: http://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-guazzalotti_(Dizionario-Biografico)/

Quirico Baldinucci - Prato,1438 + 1524.Notaio.Per lungo tempo Cancelliere del Comune di Prato.risiedeva nel quartiere di porta Santa Trinita. 

"Nei Diurni da lui compilati troviamo la registrazione di importanti eventi cittadini come le vicissitudini e l'atto ufficiale, che legarono il convento di San Domenico a quello fiorentino di San Marco e quindi al Savonarola o le due visite del cardinale Giovanni de' Medici (poi papa Leone x) a Prato. Sempre Cesare Guasti scrive che fu considerato «uomo di molte lettere: il Canotti ci conservò pochi versi latini» e riporta il resoconto della prima visita a Prato del cardinal de' Medici nel 1492, redatto dal Baldinucci che in tale occasione pronunziò un discorso in onore del prelato.Fu notaio e umanista.Dal catasto di Prato del 1480 si ricava che risiedeva nel quartiere di porta Santa Trinita ed era nato nel 1438 da Giovanni di Chirico di Piero Baldinucci e Zita. Cesare Guasti nella sua Bibliografia pratese lo definisce «buon servitore di casa Medici». Vari atti e documenti, attualmente conservati presso l'Archivio di Stato di Prato, ci danno testimonianza di molte delle attività che il notaio Baldinucci svolse come cancelliere della città di Prato dai primi anni Novanta del Quattrocento all'aprile 1523." FontiLa cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni, 2011. pp.35 -Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri"

Giuliano Guizzelmi-Prato,1446+1518.Giurista.Scrisse molti libri fra cui la Storia del Sacro Cingolo.
"Il giurista si volle effigiato, in un angolo della sua cappella in ginocchio al cospetto d'una Crocefissione che occupa tutta la parete di testata di destra delle cosidette volte.Si riporta l'elogio che ne tessè il canonico Ciughi nelle " Vite degl'uomini illustri di Prato".
Fonti: Il Bel Prato.di Renzo Fantappiè.Cassa Risparmi de Depositi di Prato.Biblioteca Comunale Lazzerini.

Baldo Magini-Prato,1450+22 gennaio 1528.Prelato alla corte pontificia. Priore dell'abbazia di San Fabiano.Benefattore. E' ricordato per la riapertura, nel 1524, del Monte di Pietà,con 500 ducati donati dal Magini e 1000 ducati d'oro ottenuti dal papa Clemente VII.Ha sostenuto con il suo contribuito, molte altre opere caritatevoli a beneficio della nostra città.

Baldo Magini
Opera di Niccolò Soggi,sacrestia del Duomo di Prato.

Baldo Magini
Nella storia cittadina è difficile trovare un benefattore della levatura morale e culturale di Baldo Magini, anche se ce ne sono molti altri che hanno dedicato tempo e danaro a Prato.
Il Magini, nato nel 1450 da Magino scardassiere e pettinatore di lane, si dimostrò un giovane di grande talento. A vent'anni faceva già parte del consiglio comunale. Tutti lo chiamavano confidenzialmente Balduccio, per il suo carattere gioviale e faceto. Nel 1470 passò da Prato un cardinale e si portò a Roma il promettente giovane pratese. Il 5 dicembre del 1492 Baldo Magini scriveva ai Priori pratesi che aveva fatto fortuna, nei ventidue anni trascorsi nella capitale, offrendo aiuto e soldi per la comunità. Regalò così 200 fiorini pratesi ad una delle case pie, che passarono la somma all'ospedale della Misericordia. Nel 1503, Giulio II, appena eletto papa, per ricompensa dei servigi ricevuti quando era cardinale, lo nominò castellano di Ostia. Il 4 aprile del 1505 lo stesso papa gli concesse la nomina a priore commendano dell'abbazia di San Fabiano di Prato. Nel ritratto riprodotto qui, Baldo Magini è rappresentato con il modello della suddetta chiesa nella mano sinistra, sullo sfondo di un'architettura e di un bassorilievo che rappresenta una scena mitologica marina. Il modellino ricorda che il Magini nel 1515 accorpò le rendite del priorato di San Fabiano al Capitolo pratese. Tra le altre opere del benefattore si ricorda anche la donazione al convento di San Clemente e il recupero del Monte di Pietà, rovinato dal Sacco del 1512. Baldo donò 500 ducati d'oro, prodigandosi con tutta la sua influenza a convincere Leone X a sostenere l'Istituzione. Anche in campo artistico contribuì per la sua città all'abbellimento della basilica delle Carceri e all'ammattonamento della piazza del Duomo, con mattoni disposti per coltello, compartita a quadri, listata di pietre conce come quelle de' Signori di Firenze. Aveva in mente di erigere una fonte e delle logge, nella piazza che aveva con tanta cura fatta arredare, ma il Comune si oppose. Oggi sarebbe interessante tornare sopra alla saggia proposta. Morì il 22 gennaio 1528 e il suo monumento funebre, promesso dal clero per gratitudine, non fu mai realizzato.

Fonti:La storia di Prato.Alessandro Assirelli.-Livorno-Il Tirreno.1995.pp 80

Filippino Lippi-Prato,1457 + Firenze 1504.Pittore.Figlio di Filippo Lippi, che fu Frate carmelitano e della monaca Lucrezia Buti, fuggita per amore dal Convento di Santa Margherita di Prato. - (La Nazione 29-5-1994)
  LIPPI/CURIOSITA'
convento galeotto per la dolce Lucrezia
Galeotto fu il convento e chi lo gestì.Già, perché il buon fra' Filippo a Prato ci arrivò per affrescare le storie di Santo Stefano in compagnia dell'inseparabile fra' Diamante e una volta in città divenne anche cappellano del convento femminile di Santa Margherita.Un incarico che,come ricordava il Vasari,accettò proprio per arricchire il suo patrimonio sempre disastrato.
Ed è qui che il nostro disinvolto frate incontra la donna della sua vita: Lucrezia Buti, monaca per forza. come spesso accadeva al tempo.Incontri notturni, fughe e ritorni in convento caratterizzarono la vita di monna Lucrezia fino al definitivo abbandono del convento con il piccolo Filippino,nato presumibilmente intorno al 1456. Prato dunque a buon diritto si arroga non solo i natali di Filippino. ma anche la cittadinanza di questo frate imbroglione e geniale.
E fra le curiosità annotate dai Vasari,a cui i critici più rigorosi hanno contestato una predisposizione al romanzare i fatti, sul frate di leggende e di storielle ce n'era sempre una pronta. Come quella legata a un suo presunto rapimento che poi si rivelò come una semplice trasferta a Padova. Trasferta che probabilmente consenti a Filippo di completare,la sua ricerca. Secondo l'Argan infatti gli affreschi dei Duomo di Prato sono il risultato definitivo della sua opera: "Negli affreschi in Duomo — annotava il critico — Il Lippi sviluppa una libertà e una pienezza,che certo non aveva nella lunga fase sperimentale con una nuova concezione del rapporto fra moto fisico e luce"
. La Nazione 29-5-1994

 La Nazione 18-4-2004

Jacopo Polverini-Prato(?)+Firenze,1555 Funzionario dè Medici.
Nel 1545 Jacopo Polverini quale funzionario dei Medici, esegue la misurazione dei fondi Palustri delle Chiane, per definire la proprietà, ceduta ai Medici dalla Comunità di Foiano della Chiana perché venisse bonificata.

Jacopo Modesti-Prato,1463+Prato,25 novembre 1530. Notaio. Segretario del Cardinale Giulio de' Medici.Servì Prato in varie ambascerie. Seppellito nel chiostro di San Francesco. - “I Modesti vennero da Carmignano nel 1200. Iacopo nacque di Michele nel 1463. Il Poliziano, che gli fu da maestro, presentò lui giovinetto di liete speranze a Lorenzo il magnifico. Ma quando i Medici furono cacciati, e gittate per terra le loro armi, egli servì la repubblica, e lesse istituzioni imperiali nello studio che da Pisa ribellata fu trasferito a Prato. Ebbe fra i suoi discepoli Francesco Guicciardini, grande storico e tristo cittadino; e vuole il Salvini che costui tentasse di torre la cattedra al maestro e averla per se. Nel  1512, presentendo la forte sciagura della patria, esortò il gonfaloniere Soderini, ad abbandonare la parte del re Cristianissimo, poiché Raimondo da Cardona capitano dell’armi spagnole sarebbe venuto pè conforti del Car. Giovanni a mutar lo stato di Firenze. E venne il Cardona; e i Medici rientrarono, come sempre, per una via di sangue in Firenze. E il Modesti allora si accomodò a tempi, e fece corte a Lorenzo e a Giulio; e da essi fu eletto giudice dell’arte della lana (1514) e ufficiale delle Riformagioni. Nel 19 fu scritto fra i cittadini di Firenze, e chiamato conte palatino e segretario del cardinal Giulio; e poi gli fu concesso di nell’arme della sua famiglia le tre palle superiori di quella dè Medici. Istruì nelle leggi romane la gioventù pratese (1518) sendo gonfaloniere Matteo d’Antonio Benricevuti; e la patria servì in ambascerie assai volte; e nell’assunzione di Giovanni dè Medici al papato andò con altri a congratularsi con lui pel comune. Nel 1527 a cagion della peste tornò a stare in Prato, e vi morì l’anno che per le mani di uno straniero chiamato da un fiorentino spirava la libertà fiorentina. Iacopo Modesti fu seppellito nel chiostro di  S. Francesco, dove  nel 1541 ser Michele suo nipote gli pose una lapide che tuttora si legge.” Fonti:Cesare Guasti.Biografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.pp.158-159. Biblioteca Comunale Lazzerini. Prato.

Tommaso di Piero, detto il Trombetto. Prato 1464+1529. Pittore.
Tommaso nacque verso il 1464 da Pietro di Andrea,banditore e trombetto del Comune di Prato. Giovanissimo seguì il padre nel servizio del Comune; nel 1479 riscoteva già lo stipendio di trombetto del Comune di Prato. Qualche anno dopo (1482) è attestata la sua prima apparizione come “dipintore”….”
Fonti: Archivio Storico Pratese- Artisti e artigiani a Prato fra il XV e il XVI secolo.Anno 1987 LXIII

Bartolomeo della Porta- (Baccio della Porta) Savignano di Prato,28 marzo 1472 + Firenze, 6 ottobre 1517. Frate domenicano.Pittore di talento.Numerose le sue opere.

Giuliano Ristori- Prato,26 giugno 1492+ Firenze 7 dicembre 1556.
Frate carmelitano.Professore di Astronomia e Matematica.Astrologo personale di Cosimo I dè Medici. - “Carmelitano.Lesse astronomia e matematiche a Firenze a Pisa ed a Siena. Da un opuscolo di Francesco Giuntini si ha che Giuliano da Prato, dotto matematico, fu precettore del Giuntini, il quale asserisce, che i pronostici di lui fecero stupefarsi l’anno 1528 Roma, e tutta l’Italia non solo, ma l’uno e l’altro esercito di francesi e spagnuoli, ove fu trasportata la sua pronosticazione del detto anno, sotto il nome di Giovanni Stroflerino  astrologo tedesco. Nella miscellanea del Martini leggo (car.24 retto), che “ fu data la costellazione e l’ora al duca (Alessandro) da mes.Giuliano Ristori, il quale con l’astrolabio in mano trovò al getto della prima pietra, che la piantò il duca  con grande solennità “. E si parla della cittadella di Firenze, che si cominciò a fabbricare il 26 maggio 1534: e pè fondamenti chiamò il duca 400 pratesi, per la loro fedeltà, e a tale affetto la denominò la rocca della fedeltà. Il ristori morì in Firenze il 7 dicem. Del 1556, e fu sepolto al Carmine con busto ed epigrafe, che dalla chiesa si trasferirono nel chiostro. Anche nella chiesa del Carmine di Prato gli fu alzata una memoria col busto, ma oggi non esistono più.Bell’elogio gli fa il Fabbroni nell’Istoria dell’accademia pisana…”
Fonti: Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Bibioteca Comunale Lazzerini. Prato.

Bocchineri Andrea - Nato a Prato, 2 giugno 1494 + (?) Rievoca nei suoi Ricordi le vicende vissute durante il sacco di Prato e della sua prigionia.
"Bocchineri Andrea Nacque a Prato il 2 giugno 1494. Nei suoi Ricordi rievoca le vicende vissute durante e dopo il sacco di Prato del 1512. Con il padre Gherardo (figlio di Carlo e di Bartolomea Inghirami) e il parente Piero Tani cadde prigioniero degli spagnoli il 29 agosto.In attesa del riscatto della famiglia, i prigionieri furono legati per la gola a un bastone e tenuti per un mese in San Domenico; poi furono trasferiti a Calenzano e di qui a Barberino, sempre incatenati, privati dei pasti ed esposti al freddo e alle intemperie. A Bologna, furono rivenduti per due volte e trasferiti a Modena prima di rientrare in possesso degli spagnoli. Nel frattempo Piero Tani, provato dai duri trattamenti, fu liberato in punto di morte e il padre Gberardo, che era stato mandato a recuperare i soldi del riscatto, fu derubato della somma e rimesso in prigionia. Rinchiusi in un castello vicino a Sassuolo, padre e figlio tentarono a più riprese di assassinare il loro carceriere riuscendoci dopo sei mesi di prigionia. Il 12 febbraio 1512 arrivarono a Prato dove furono accolti dalla famiglia e dai concittadini, che avevano ormai perso le speranze di rivederli. Andrea si sposò il 26 novembre 1513 con Caterina figlia del rigattiere Simone Vai e di Elena Benintendí, con cui si era fidanzato pochi giorni prima del sacco. L'originale dei Ricordi del Bocchineri è andato perduto ma sulla base della copia che ne fece il sacerdote pratese Michelangelo Martini nel 1745, l'opera è stata studiata e ripubblicata da Cesare Guasti prima nell'Appendice dell'«Archivio storico italiano» (n.8,1844) e successivamente sia nella Miscellanea pratese di cose inedite o rare antiche e moderne (Prato, Guasti 1862) che ne Il sacco di Prato e il ritorno de' Medici in Firenze nel 1512 (Bologna, Romagnoli 1880)
. " Fonti:La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento - Dizionario - A cura di Giovanni Pestelli-Piano B edizioni  2011- Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" pp.68.

Venerabile Don Vito Caselli-Le Sacca,Prato,1498+1566 Monastero di Montoliveto di Barbiano a S.Gimignano.70° Abate generale degli Olivetani.

Tratto da: Archivio Storico Pratese Anno XVI Fasc.1 Marzo 1938

Pier Francesco Riccio-Prato,10 dicembre 1501+Calenzano, 17 febbraio 1564. Sacerdote.Precettore e maggiordomo di corte del Granduca Cosimo I dè Medici. Commissionò  un ciclo di affreschi per la cappella maggiore, della chiesa medicea di San Lorenzo dove il Riccio ne era il cappellano ed inoltre aveva delega ducale alla politica artistica.Fu anche Preposto di Santo Stefano in Prato. Era un ammiratore di Martin Lutero.

Domenico Giuntalodi - Detto Domenico da Prato-Prato, 25 febbraio 1505 + Mantova 28 Ottobre 1560. Pittore. Al servizio di Don Ferrante Gonzaga in Sicilia dal 1540 al 1546 come disegnatore e architetto.Nel 1546 seguì Ganzaga nominato governatore dello Stato di Milano rimanendo al suo servizio fino alla morte.

Santa Caterina de' Ricci-Firenze,23 aprile 1522+Prato, 2 febbraio 1590.Santa cattolica e monaca domenicana, badessa presso il convento di San Vincenzo a Prato.
Scrive Mons.Antonio Frati:"Caterina dè Ricci è la "Santa di Prato", perchè qui in Prato visse la maggior parte della sua vita terrena e perchè qui in Prato avvennero le più meravigliose manifestazioni esteriori della sua santità; e ancora perchè le sue spoglie mortali sono preziosa reliquia della nostra città..."Fonti:Caterina Dè Ricci.La Santa di Prato.Antonio Frati.

SANTA CATERINA DE' RICCI
Alessandra Romola Lucrezia fu la prima figlia femmina, dopo tre figli maschi, di Pier Francesco De' Ricci e di Caterina di Ridolfo da Panzano, Nacque a Firenze nel 1 522 a palazzo Ricci in piazza Dell’Annunziata. Rimase orfana della madre in tenera età e il padre sposò in seconde nozze Fiammetta Diaccetto, che con amore seguì la numerosa prole.
La famiglia De' Ricci era una tra le grandi famiglie di Firenze benestante e di fede savonaroliana.Per procurare alla figlia una istruzione completa e confacente al loro stato sociale, prima di un matrimonio all'altezza del loro casato, la piccola venne affidata come educanda alle monache benedettine del convento di San Piero in Monticelli dove era badessa la zia Suor Lodovica sorella del padre.
Già in questo periodo Alessandra era solita raccogliersi in preghiera davanti all'immagine del Crocefisso presente nel Convento divenuto poi popolare con il nome di “Crocefisso della Sandrina “. Dopo circa due anni, fece ritorno a casa, ma in lei era ormai maturata la decisione diconsacrarsi a Dio. Per questo con Fiammetta visitò vari conventi di Firenze per trovare un luogo di raccoglimento e preghiera che le si confacesse, senza tuttavia fare una scelta.
Nel 1534 durante una vacanza nella villa di famiglia presso Galciana di Prato,la futura santa incontrò due suore questuanti del monastero domenicano di San Vincenzo. Dopo un lungo e sofferto periodo per ottenere dal padre il consenso, "sandrina" entro a far parte di questa comunità dove era confessore Io zio frà Timoteo. Fu accolta con grande felicità dalle suore che avrebbero potuto così contare sulla protezione e l'aiuto della famiglia De' Ricci. Nel 1535 ricevette l'abito religioso dalle mani dello zio frate Angelo da Diacceto, priore a San Domenico di Prato, e in ricordo della madre prese il nome di Caterina.
All'inizio l'ingresso di Caterina nel monastero fu vissuto come una delusione perchè spesso si ammalava, a volte sembrava stranita, non aveva abilità manuali. Per due anni soffrì di calcolosi che la ridusse in fin di vita, ma il 22 Maggio 1540 guarì nel giorno della ricorrenza della morte del Savonarola, a cui era devota, dopo che la notte le era apparso in sogno.
Nel silenzio viveva grazie eccezionali, visioni, estasi, dolorosi e amorosi rapimenti che per la sua umiltà teneva nascosti anche al confessore: soffriva segretamente, e perciò venne detta la "passiflora di Gesù".
La comunità superata l'iniziale diffidenza e perplessità dinanzi a fatti così straordinari che la riguardavano,la elesse prima sottopriora nel 1547 e poi madre priora nel 1552 per più volte. Dal 1554 non avrà più l'estasi di passione e si dedicherà maggiormente ai suoi compiti di priora.
La sua presenza fu un forte richiamo per il monastero e le suore raggiunsero il numero di 160, di varia età e di varia estrazione sociale:popolane e patrizie si impegnavano in lavori remunerati come il ricamo e la produzione di tessuti pregiati per provvedere alle necessità del convento.
Caterina pur vivendo in monastero per cinquant'anni "si mantenne in contatto con il mondo esterno scrivendo lettere ricchissime di insegnamenti spirituali e giudicate dai letterati come uno dei migliori esempi della prosa epistolare del cinquecento"(Piero Bargellini).
La sua vita interiore, modellata sulla passione del Signore non fu ostacolata dagli impegni e dalle responsabilità quotidiane.
Morì nella sua cella, detta adesso cella del Transito, il 2 Febbraio 1590.
Nel 1614 iniziò la causa di beatificazione che si protrasse fino al 1732 e il 29 Giugno1746 venne canonizzata da Benedetto XlV.
Nel 1748 con atto solenne il civico magistrato la proclamò compatrona di Prato.
FONTI:La storia della Santa di Prato attraverso i bassorilievi della Basilica di San Vincenzo. Agenzia per il Turismo di Prato. In occasione del 75° anniversario della fondazione del Pio Istituto S.Caterina Dè Ricci. A cura di Alberto Toccafondi disegni e grafica degli architetti Maria Pia Fiaschi e Antonella M.Nannicini.

Giovanfrancesco Buonamici - Prato,1526 + Firenze, 21 ottobre 1587.Legislatore.Poeta, il suo maestro fu Agnolo Firenzuola.Vicario generale dell'Arcidiocesi di Firenze.Nella chiesa di S.Agostino in Prato si trova il suo busto di marmo.- "Nasce nel 1526 a Prato, da Pietro di Matteo e Clemenza Rocchi. Fu forse allievo del Firenzuola, che in quegli anni frequentava la casa paterna. Intraprese la carriera ecclesiastica, ottenendo nel 1551,non ancora sacerdote, l'incarico di canonico della collegiata pratese. Nello stesso anno, si laurea in utroque presso lo Studio pisano,allievo di Giovan Francesco Vergio, Pietro Antonio di San Gimignano, Niccolò Guicciardini e Giovan Battista degli Asini.
Dal 1554 presso la curia papale strinse amicizia con Antonio Massa da Gallese e divenne protetto del cardinal Federico Cesi. Grazie a quest'ultimo, nel 1555 ottiene la pieve di Bacchereto nonostante l'opposizione di Iacopo Polverini,auditore di Cosimo Medici. Disputa vinta per intercessione dei protettori e per la morte degli oppositori.
L'anno successivo, torna a Prato lascia alla volta di Orvieto nel 1557. Nella città umbra presta servizio per il governatore pontificio Giovanni Battista Orsini arcivescovo di Santa Severina. Come vicario dell'Orsini, con una sapiente mediazione, riscatta le terre calabresi dell'arcivescovato, occupate indebitamente dai commissari del duca d'Alba. Grazie al successo diplomatico, viene richiamato a Roma. Nel 1558, dopo una breve parentesi a Fermo, torna momentaneamente nella città natale. Ottiene negli anni successivi, per intercessione di Antonio Massa, vari incarichi ecclesiastici: vicario generale di Imola e Rieti; suddiacono e presbitero; nel 1563 è vicario del cardinal Fulvio Orsini per la diocesi di Spoleto.
Dopo otto anni d'assenza, nel 1567 torna a Prato, ma nonostante le pressioni dell'influente cardinal Pisani, resta al servizio dell'Orsini. Si congederà per motivi di salute, solo nel 1575, per presiedere a Sermoneta, una causa d'apostasia, eresia e stregoneria per il santo Uffizio. Rientra in Toscana nel 1579, quale canonico e primo penitenziere dell'arcivescovato fiorentino. Vecchio e stanco trascorre gran parte del tempo nella villa di San Gaudenzio, dedicandosi agli studi umanistici che sin dall'adolescenza aveva amato, ma trascurato: il 6 ottobre 1585 invia al fratello Buonamico la Brieve storia della terra di Prato. Muore a Firenze due anni più tardi, il 21 ottobre 1587. Fu tumulato nella chiesa pratese di Sant'Agostino.
Oltre alla Brieve storia, lodata da Cesare Guasti e conservata a Prato presso la Biblioteca roncioniana, compose poesie ed epigrammi latini, come attesta la miscellanea Carminum illustrium poetarum italorum (Firenze 1719—26,II,c.392), e alcune liriche volgari. Documenti inediti figurano nel manoscritto II.IV.600 e nel Moreniano II8 della Biblioteca nazionale di Firenze."
Fonti:La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento.Dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni.2011.pp.77-78 

Filippo Guilliccioni - Prato,18 maggio 1529 + Prato,1601. Monaco Olivetano. Abate.- "Nato a Prato il 18 maggio 1529 ricevette l’investitura indossando l’abito religioso il 3 aprile 1544 nel monastero de Le Sacca. Appena quarantottenne fu chiamato dal Granduca di Toscana, Francesco I de’ Medici, ad amministrare l’Arcispedale di Santa Maria Nuova a Firenze. Scomparve nel 1601 nella sua città natale.
Amico e confessore di Bianca Cappello, l’amante di Francesco I divenuta poi Granduchessa di Firenze e figlia prediletta di Venezia, subì uno spietato processo voluto dal Papa Sisto V e dal Granduca Ferdinando, succeduto al fratello Francesco, per vendetta e malanimo vista la sincera amicizia che legava il frate a Francesco I.
Successivamente riabilitato si ritirò alle Sacca.
Dedicare una strada a questo lontano figlio di Prato sembra doveroso in quanto con la sua influenza nella corte medicea riuscì a mitigare i disastrosi effetti del protezionismo granducale, messo in atto da Cosimo I contro i prodotti tessili pratesi con l’intento di risuscitare l’arte laniera fiorentina.
Il Cinquecento fu per Prato uno dei secoli peggiori dove la gente viveva in uno stato di vera indigenza provocato prima dai tragici danneggiamenti determinati dal Sacco del 1529, poi dalle leggi granducali. In una lettera di santa Caterina de’ Ricci  inviata al fratello Vincenzo, la suora scriveva tra l’altro: “Questi lanaioli sono tutti falliti e non è da fidarsi di nessuno senza mallevadore buono”.
Il 10 ottobre del 1585 l’abate Guilliccioni indirizzava alla Granduchessa una supplica il cui esordio così recitava:
Li conservatori dell’arte della lana della povera Terra di Prato, con grande istantia, m’hanno fatto conoscere la povertà et miseria di quella Terra et come quella arte se ne va totalmente in rovina, atteso che non è lor lecito trasportare e’ panni da loro fabbricati, nel felicissimo stato del Serenissimo Granduca …”.
Una casa dei Guilliccioni  era situata in Piazza San Francesco in angolo con Via Baldo Magini."
- Ricerca storica di Alessandro Assirelli

Alessandro Guardini - Prato,1529 + 30 aprile 1566. Medico. Poeta. Scrittore. Riordinò l'archivio della cancelleria comunale di Prato. Autore dell'Historia di Prato. -  “Questo nostro onorato cittadino fu dottore eccellentissimo di medicina e filosofia, e fu eloquentissimo e perfettissimo oratore, ed adornato di tutte le scienze: fu astrologo e matematico eccellentissimo, e spesse volte si trovò nelle pubbliche dispute, nelle quali sempre riportò fama ed onore. Questo virtuosissimo l’anno MDLX  andò a Roma, e fu medico del cardinale Morone; ed in tale professione fu molto stimato, e sarebbe stato un uomo di grandissimo valore per le virtù e meriti suoi, se la morte non si fosse interposta, benché si dicesse per invidia esser stato avvelenato in una medicina ordinatali da m. Antonio Fucci medico ancora lui in quel tempo. Morse alli  xxx d’aprile MDLXVI, e fu sepolto onoratamente nella chiesa di S.Maria della Minerva. Aveva gran desiderio di scrivere l’Istoria di Prato, poi che da lui con gran fatiche furno messe insieme tutte le cose antiche della nostra Terra e cavate dalle antiche scritture pubbliche della nostra cancelleria, quale rassettò e messe insieme…” Fonti:Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Prato.1844.pp 113-115. Biblioteca comunale Lazzerini.

Giovanni Miniati-Prato 1531+1608. Cavaliere di Santo Stefano. Autore nel 1594 della prima guida della nostra città, intitolata: " Narrazione e disegno della terra di Prato di Toscana". Dedicata al Granduca Ferdinando dè Medici.

Il rarissimo volume è ormai introvabile ed è stato rielaborato dallo storico Alessandro Assirelli che ora lo ripropone nella sua rivisitazione. I link, in formato Word e Pdf, possono essere scaricati in maniera completamente gratuita su : www.notiziediprato.it

Biagio Pesciolini- Prato,7 ottobre 1535+10 agosto 1611.Sacerdote.Maestro di Cappella del Duomo di Volterra. In seguito anche del Duomo di Prato dal 1571 al 1581. Compositore.Polifonista. Conosciuto per le sue numerose composizioni musicali.In particolare il primo libro dei Madrigali.

Cosimo Cicognini - Prato, gennaio 1557+Prato, 3 giugno 1639. Segretario di Raffaello Medici. Ambasciatore granducale a Ferrara.Nel 1597 è gonfaloniere e promette ai cittadini di far "Prato città", ma questo avverrà solo quattordici anni dopo la sua morte.I più importanti offici vengono ricoperti per volontà popolare.Nel 1600 presentò gli omaggi pratesi alla regina di Francia, Maria dè Medici.
Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento.Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Gruppo Bibliofili Pratesi " Aldo Petri". Piano B Edizioni.

Orazio Della Rena - Prato, 1564+Colle Val d'Elsa 12 agosto 1630.Laureato in giurisprudenza a Pisa. Entrò nella segreteria del granduca Ferdinandio I.Segretario dell'ambasciatore Raffaello Medici a Ferrara.

Della Rena,Orazio (dell'Arena,Rena)
(Prato 1564 — Colle Val d'Elsa 1630)
Nasce a Prato il 30 marzo 1564 da Fulvio, originario di Colle Val d'Elsa e Aspasia, primogenita dell'umanista Aonio  Paleario.
I Della Rena giunsero a Prato nel 1560, ottenendo la cittadinanza il 12 dicembre. Il nonno Giuliano esercitava la professione medica, assistito dal figlio Fulvio, che strinse amicizia con Caterina de' Ricci.
Orazio si laureò in giurisprudenza a Pisa, quindi entrò nella segreteria del granduca Ferdinando I, grazie al primo segretario Pietro Usimbardi. Dal 17 gennaio 1589 fu segretario dell'ambasciatore Raffaello Medici a Ferrara, come dimostra la sua Relazione dello Stato di Ferrara (edita da G. Agnelli, «Atti della Deputazione ferrarese di storia patria», 8 [1896],pp.245-321). Supplì alle assenze di Raffaello, quale reggente ad interim, arginando i tumulti di Alfonso Piccolomini duca di Montemarciano. Nel 1590 il granduca lo inviò segretario presso la corte spagnola, dove l'ambasciatore Francesco Lenzoni, tentava di scongiurare le nozze di Pietro Medici con la portoghese Beatrice Meneses.Nel 1593,il sostituto di Lenzoni, Francesco Guicciardini, lo inviò a Leira, in Portogallo per omaggiare la sposa di don Pietro: il felice esito è testimoniato in due relazioni, conservate all'Archivio di Stato di Firenze.
Dal 1594 al 1599,fronteggiò con Guicciardini l'ostilità spagnola, per le nozze tra Maria Medici ed Enrico IV.
Indebitato, anche con Guicciardini,chiese il rientro in patria: la granduchessa Cristina di Lorena mitigò il rifiuto con un donativo di duecento scudi. Trascorse gli anni 1599-1601 al seguito della corte, incrementando i problemi economici:nel luglio 1601,solo Guicciardini scongiurò la reclusione per debiti.
In questa fase si avvicina alla letteratura. Nel 1594 compone una Relazione dell'oro e argento che portò la flotta dal Perù a Nuova Spagna, conservata manoscritta in un codice Magliabechiano (XXIV),cod.53, n.221) presso la Biblioteca nazionale di Firenze: una raccolta di dati e testimonianze dirette, con divagazioni fantasiose. Nel 1600 termina l'epidittico Compendio della vita di Filippo Secondo Re di Spagna, conservato presso la Biblioteca nazionale di Parigi (Mss.Ital., 446). Due anni dopo conclude una Relazione sulla Monarchia spagnuola, perduta. La vivace prosa delle Relazioni piacque soprattutto a Cristina di Lorena, che commissionò un disperso Ritratto del re Filippo III e della regina Margherita sua moglie e una Descrizione della America o vero Indie Occidentali, terminata nel 1604 e oggi conservata alla Biblioteca nazionale di Firenze (Magliabechinao, XXIV,cod.53, n.20).il 1602, differì il ritorno in Italia, a causa della scomparsa di Guicciardini. Il sostituto, monsignor Cosimo Concini, richiese i suoi servigi per le trattative con Pietro  Medici, che dal novembre 1603, morto l'ambasciatore, condurrà in prima persona. A Firenze nel 1607, entrò a servizio della granduchessa, ma fu inviato a Roma, come ambasciatore residente reggente, per sostituire Giovanni Niccolini. Rimase in curia sino al marzo 1611,quando divenne segretario per Affari di Siena. I senesi apprezzarono il suo operato, concedendo nel 1622 cittadinanza onoraria. Cosimo II gli affidò l'Ufficio delle possessioni, nominandolo segretario della moglie, Maria Maddalena d'Austria. Nel 1613 sposò la nobile fiorentina Margherita Quaratesi,da cui ebbe Cosimo e Ferdinando. Per i servigi prestati ottenne nel 1614 la cittadinanza fiorentina, negata agli antenati per la fede ghibellina. In seguito ricoprì numerose cariche: nel 1615, tra i Dodici buouomini; nel 1616, tra i conservatori dell'Archivio; nel 1615, capitano di parte guelfa; dal 1621 siederà fra i Duecento; nel 1622, entrò tra i Nove conservatori del dominio; nel 1624, fu procuratore di palazzo; nel 1629 fu, di nuovo, fra i conservatori dell'Archivio. La stabilità incoraggiò gli studi, concretizzati nel 162O con la manoscritta Prosapia del Salvatore del genere umano et di tutti i re et maggior principi del mondo.
Opera genealogica che attesta frequentazioni classiche, bibliche e documentarie. La Istoria degli scrittori fiorentini di G. Negri (Ferrara 1722) gli attribuisce anche biografie e versi, oggi perduti: Vita di Ferdinando granduca di Toscana; Serie breve de' vescovi ed arcivescovi della Chiesa fiorentina dal 313 al 1574; Discorso sopra l'occorrenza de' signori veneziani l'anno 1607; Rappresentazione sagra in versi sciolti della vita del beato Pietro Belfredelli; Rappresentazione in versi sciolti della vita di S. Galgano.
Morì il 12 agosto 1630, nella sua villa di Galognano presso Colle Val d'Elsa. Fu tumulato nella fiorentina San Francesco al Monte. La famiglia Della Rena si estinse nel XVIII secolo.
-  Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all’Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.2011.pp.142-143

Carlo Bocchineri - Prato,1570?+1639. Poeta,cortigiano. Di antica casata pratese. Accademico della Crusca.Collabora alla prima edizione del Vocabolario. Amico di Galileo Galilei.La sua opera più nota è "Il Palladio" edito a Parigi dedicato alla regina di Francia. Vedi anche http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bocchineri

Bardi Carlo di Ottavio de' conti di Vernio (1573-1643)

Nel 1601 sposò Maddalena di Pietro Strozzi. Nel 1608 Ferdinando li lo inca­ricò di accompagnare Maria Maddalena d'Austria durante la visita in Toscana, prologo alle nozze con Cosimo II. Sul versante letterario, partecipò dal 1590 alle riunioni della Crusca con il nome di Morbido, poi mutato in Colorito, collaborando, nel biennio 1594-1595, all'edizione della Commedia dantesca, curata dall'Accademia.
Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni,2011. pp.37 Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri"

Ceffini  Cristoforo - Prato , (?) + Prato, 4 luglio 1642. Gonfaloniere. Amministratore delle finanze comunali.Provveditore alla Sanità.Conosciuto particolarmente per il suo Libro di Sanità che descrive nel dettaglio i tragici fatti della Peste a Prato del 1630-1631.

Ceffini,Cristoforo
(Prato ante 1600-ivi 1642)
I Ceffini discendevano dai Saccagnini, potente famiglia pratese del popolo grasso medioevale e risultavano già estiniti nel 1655, nonostante le cariche e il peso politico, attestato da una cappella laterale in San Francesco. Cristoforo ricoprì cariche sin dal 1627, quando prese parte all'Opera del sacro Cingolo, l'anno successivo divenne revisore dei conti dell'Opera della Madonna del Soccorso. Nel 1629 divenne gonfaloniere di Prato, quindi presiedette la commissione per la nomina dei cerusici, infine fu provveditore di palazzo, e da lui dipendeva la gestione delle cose militari. Nel 1630 entrò tra gli otto ufficiali di sanità, preludio alla nomina di provveditore di sanità, quando in Tavola si manifestarono i primi casi di peste. Era amministratore delle finanze comunali nel biennio 1630-1632, nell'infuriare della pestilenza. In quest'occasione stese il Libro di Sanità, descrivendo con precisione dettagli, anche secondari, del contagio. Nell'opera tratteggiò l'organizzazione del Lazzaretto, la vita sociale e politica di una città in preda all'emergenza sanitaria. Non omise notizie economiche sulle casse comunali, né sulle compagnie religiose attive durante il contagio, in una cronaca quotidiana, scandita dalla recrudescenza del morbo. Ceffini e i provveditori fronteggiarono il contagio con strumenti più avanzati rispetto all'area lombarda, tuttavia nella pestilenza perirono, secondo una stima ottimistica, milleseicentotrentadue persone, nella sola Prato. Cristoforo Ceffini accettò l'incarico di delegato sanitario anche nel 1633, quando sporadici casi di contagio si presentarono in Toscana, gestendo, al contempo, la contabilità degli ospedali della Misericordia e San Silvestro. Morì a Prato il 4 luglio 1642 e fu tumulato nella chiesa di San Francesco.

Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi “Aldo Petri”. La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all’Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni. Prato.2011.pp 97-98

Benedetto Fioretti-Mercatale di Vernio,Prato, 18 Ottobre 1579+ Firenze, 30 giugno 1642.Sacerdote.Letterato.Fondatore dell'Accademia degli Apatisti. Scrisse sotto il pseudonimo di Uderno Niseli.
  "...Fattosi sacerdote preferì condurre,trascurando i doveri del proprio ministero,una vita dissoluta tanto che i conti Bardi, feduatari di Vernio, più volte lo richiamarono ad un maggiore contegno. Ma questi rispose alle minacce scrivendo una satira nei loro confronti che non mancò di far recapitare. A tal punto i conti Bardi, andati su tutte le furie, ordinarono l'immediato arresto del Fioretti. Ma nel frattempo l'astuto prete se l'era svignata e gli sgherri del conte non fecero altro che trovare un'iscrizione nella sua casa, con queste parole: "Resurrexit, non est hic".Infatti si era rifugiato in Firenze dove con il passare degli anni cambiò totalmente la sua vita: si dedicò agli studi e divenne un  integerrimo sacerdote.Si chiuse nella sua abitazione di via Dell'Oriuolo e mutò anche il nome divenendo Udeno Nisieli, cioè "di nessuno se non di Dio". Diede alle stampe numerose opere dimostrandosi un diligente filologo ed un critico acuto. Il suo capolavoro sono i "Proginnasmi", cinque volumi con caratteri minutissimi che rappresntano un repertorio di critica dei poeti greci, latini e italiani.Purtroppo la figura di Benedetto Fioretti è stata dimenticata con il tempo dalla letteratura, "forse perchè fu troppo verista" scrisse il Fedeli...."
Fonti: La Nazione 29-2-1996

Francesco Novellucci-Prato,29 agosto 1581+Prato,25 marzo 1635. Capitano alla corte dei Medici e grande spadaccino.Eletto Gonfaloniere della nostra città per quattro volte.

Francesco Novellucci
di
 Gianna Picchi – Siro Menicucci

Stemma della famiglia Novellucci

Francesco Novellucci nacque a Prato il 29 agosto 1581, da un'antica famiglia presente in città fin dall’età comunale (1) . Non sappiamo come abbia trascorso l’infanzia e l’adolescenza, sappiamo solo che, ancora molto giovane, si specializzò nell’arte delle armi divenendo un valente spadaccino. Nel 1601, all’età di venti anni, lasciò Prato per andare a combattere contro i Turchi presso la città di Canissa in Croazia.
Nel 1602, al seguito dell'Illustrissimo Don Giovanni de’ Medici, (2) si recò in Fiandra per partecipare all’assedio di Ostenda, (3) considerata una roccaforte dei calvinisti. Durante i tre anni dell’assedio Francesco si distinse per  valore e ardimento.
Quando nel maggio del 1604 i cattolici e gli spagnoli del Farnese, di cui facevano parte anche gli uomini dei Medici, subirono una tremenda sconfitta presso la città di Dama, il Novellucci, con solo un piccolo gruppo di uomini, lottò disperatamente per contrastare l’avanzata dei Calvinisti e si distinse talmente per il coraggio e il valore da meravigliare lo stesso nemico.“..ma inutilmente, il soldato pratese viene circondato, atterrato e la punta fredda di una lama gli preme alla gola. Sarà la resa e la prigionia. (4)  Giovanni de Medici, dopo averlo riscattato, lo nominò, per i suoi atti di valore, alfiere della compagnia di Girolamo Abaro.
Nel primo anno del suo alfierato si distinse particolarmente per le azioni compiute a Venelo e a Grol. (5)
  Tornato a Firenze, presso Ferdinando I de Medici, entusiasmò talmente la corte e i figli del duca con i racconti delle sue mirabolanti imprese che in seguito, proprio per merito di esse, verrà premiato e arruolato in qualità di "lancia spezzata d'onore" di Sua Altezza Serenissima, con provvigione di quattordici scudi al mese. Questa era una carica molto importante, che veniva concessa solo agli uomini d'arme più valorosi. Il 4 giugno 1613, in occasione della spedizione contro Mantova, Cosimo II lo nominò "Capitano d'Infanteria". Nel 1615 mentre si trovava a Venezia, sempre al seguito del principe Giovanni, venne richiamato dal Granduca Cosimo, con il quale rimase fino al 1620, alternando la sua dimora fra Prato e Firenze. È questo per il Novellucci un periodo di tranquillità e di riposo, tanto che all’età di 37 anni “… nel 1618 condurrà all’altare in Prato una avvenente e saggia concittadina: Lisabetta di Alessandro Geppi e di Francesca Migliorati. (6) Il 12 marzo 1619 nacque il loro primogenito Pier Tiberio ma il Novellucci, nonostante la gioia della paternità, da buon soldato, non riuscendo a stare lontano dai capi di battaglia,chiese al granduca e ottenne di essere nuovamente mandato in zone di azione. Andò a Venezia “...dove il Doge Antonio Priolo, che a lui si interessa, lo manda in Lombardia a disposizione del provveditore generale della Repubblica Francesco Erizzo con il grado di capitano ordinario e la paga di ventinove scudi al mese. Decaduto ben presto l’Erizzo dall’alto incarico il suo successore Gerolamo Teston Corner, cugino di Giorgio Corner, non tarderà a riconoscere la capacità ed i meriti del capitan Francesco.. (7) Per queste sue capacità venne inviato a Legnago, fortezza di grande importanza, con il grado di sergente maggiore. Sarà l'ultimo incarico prima del suo rientro a casa. Tornato a Firenze, nel maggio 1625, il granduca, dopo averlo ricevuto con tutti gli onori, e gli assegnò, come ricompensa dei suoi servigi,un impiego prestigioso.
Questa volta il Novellucci, sia per l’età sia per l’amore verso la famiglia, lasciò per sempre le armi e la guerra.
Anche Prato negli anni seguenti, gli rese onori e gloria affidandogli importanti incarichi pubblici e conferendogli per ben quattro volte la carica di Gonfaloniere. Trascorse tranquillamente a Prato gli ultimi anni della sua vita e qui vi mori il 25 marzo 1635, all’età di 54 anni.  

 Palazzo Novellucci, oggi sede della Provincia di Prato 

1) Oltre ai Novellucci vi erano anche le antiche famiglie dei Pugliesi, Ringhiadori, Guazzalotti, Cambioni e Guizzelmi.
2) Architetto e condottiero italiano, figlio naturale del Granduca di Toscana Cosimo I de Medici e di Eleonara degli Albizi. Firenze 13 maggio 1567- Murano 19 luglio 1621.
3) Uno dei più cruenti e lunghi assedi della storia, durato dal 1601 al 1604 e conclusosi con la vittoria degli spagnoli.
4) La Nazione 24-9-1958- Titolo articolo: In Terra Fiamminga. Francesco Novellucci spadaccino pratese all’assedio della roccaforte calvinista. La sua figura e le sue gesta rievocate in uno scritto dell’avvocato Giuseppe Franchi.
5) Grol nome medievale di Groenlo, una città fortificata olandese.
6) La Nazione 26-9-1958 – Titolo articolo: Alte cariche del seicento. Il Novellucci “lancia spezzata” a quattordici scudi al mese.
7) La Nazione 2-10-1958 – Titolo articolo: Ricordi del passato. Tutta Prato rese gli onori allo spadaccino Novelluccci.   -   Ricerche: Biblioteca Comunale Lazzerini di Prato

Francesco Cicognini,Canonico.Prato,1590 + Roma 1666.Gesuita. Fondatore del Convitto Nazionale Cicognini, che è il più antico istituto scolastico di Prato. La sua origine risale al 1692, per opera dei padri Gesuiti.

Bartolomeo Spighi-Prato,1590+16 novembre 1660.Musicista compositore. Maestro di Cappella.Accademico della Crusca.
"Partecipò alla vita politica e fu eletto Priore nel 1616.Esiliato nel 1635,riparò a Livorno dove fu Maestro di Cappella.Tra le sue composizioni "Il Musical Concerto per clavicembalo o chitarrone". Fonti: La Nazione 6-3-1998

Benedetto Bacci-(Mattia Bacci)Poggibonsi, 13 settembre 1591 + Prato 2 maggio 1658 o 3 marzo 1659 ? Venerabile.Sacerdote francescano. Ha vissuto per lungo tempo a  Prato ottenendo per i suoi meriti la cittadinanza onoraria.E' sepolto in San Domenico.Conosciuto per la sua fama di santità.Nel 1897 per le sue virtù eroiche è stato decretato Venerabile.

La Nazione 21-1-75

Buonamici Giovanni Francesco - Prato,1592+Prato 10 gennaio 1669. Diplomatico. Ambasciatore alla corte di Papa Paolo V.Governatore degli "spedali pratesi".
BUONAMICI  GIOVANNI  FRANCESCO
di Gianna Picchi
Buonamici Giovanni Francesco nacque a Prato nel 1592 da Piero di Buonamico e da Livia Camesecchi, sebbene fosse più portato per gli studi scientifici, per accontentare il padre conseguì la laurea in legge, probabilmente presso l’Università di Pisa ma non esercitò mai come avvocato in quanto subito dopo intraprese la carriera diplomatica.
Svolse per diverso tempo a Roma la funzione di segretario presso il marchese Cosimo Riccardi, ambasciatore granducale alla  corte di papa Paolo V. In seguito, sia per le sue influenti parentele, sia per le sue qualità,parlava bene il latino, il tedesco, lo spagnolo e il francese e sia  anche per le buone conoscenze delle norme politiche e diplomatiche del tempo,nel 1622 il Nunzio Pontificio Carafa lo scelse come suo segretario personale e lo condusse con sé a Vienna presso la corte imperiale.
Qui conobbe e sposò nel 1623, la pratese Alessandra Bocchineri,donna d’onore dell’imperatrice Eleonora Gonzaga, che gli fece ottenere la carica di segretario dell’ arciduca Carlo d’Asburgo con il quale si recò alla corte spagnola.
Dopo la morte dell’arciduca, passò al servizio del duca di Neuburg e come suo segretario rimase a Madrid fino al 1631.Durante la sua permanenza alla corte spagnola iniziò una fitta corrispondenza con Galileo Galilei, del quale divenne, con il tempo, grande amico. Questa amicizia, in seguito, fu resa ancora più stretta  dal matrimonio di un figlio di Galilei con una cognata del Buonamici.
Alla fine del 1630, su incarico del duca di Neuburg, si recò a Roma per chiedere una dispensa papale affinchè fosse possibile celebrare il matrimonio del duca con una cugina non cattolica. Dopo aver portato a termine con successo questo incarico, il Buonamici rimase a Roma, dove entrò a far parte dei più esclusivi circoli diplomatici e curiali e dove conobbe e strinse rapporti di amicizia con il cardinale Francesco Barberini e  Piero Guicciardini.
Proprio per questi buoni rapporti fu sempre ben  informato su ciò che succedeva in   curia durante il processo a Galilei, al quale rimase sempre molto vicino, aiutandolo, confortandolo e consigliandolo.    
Poco dopo la fine del processo, nel 1634 tornò a Prato dove ottenne, dal granduca Ferdinando II, la carica di governatore degli “spedali”pratesi. A Prato,sempre nel 1634, ricoprì anche  l’Ufficio di Gonfaloniere e nel 1636  fu scelto, insieme a Cosimo Cicognini e le rispettive consorti ,a rappresentare il Comune nei festeggimenti per l’ arrivo in città della granduchessa.
Nel 1641 pare che abbia ricevuto da Mattia de’ Medici un altro incarico diplomatico del quale si ignora la natura e che per lui fu l’ultimo.
Nel 1650, essendogli morta l’anno precedente la moglie,sposò la pratese Maddalena  di Bartolomeo Zeti. Morì a Prato il 10 gennaio 1669.

Stefano Vai-Prato,1592 +Roma 1650.Notaio.Visse quasi sempre a Roma. - "  Nacque nel 1592, e morì nel 1650.Fu legista di credito e giudice intero. In Roma, dove visse quasi sempre, ebbe benefici e titoli infiniti. Da Innocenzio x fu onorato, dice il Chiughi, del titolo di maggiordomo del suo nipote don Camillo Panfili;e veniva continuamente impiegato dal pontefice e da donna Olimpia. Nel 1633 offrì a Pietro Bini e Francesco Carretani,fondatori in Firenze dell'oratorio di s. flíppo Neri, la chiesa e lo spedale di s. Bastiano detto dè Bini, ch'era di padronato dell'arcispedale di s.Spirito di Roma, del quale egli era  commendatore.Di ciò il Richa nel t.2 delle Chiese fiorentine.Fu sepolto  nella chiesa di s.Spirito summentovata, con iscrizione che lo dice pratese, com'era veramente...."
Fonti: Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Biblioteca Comunale Lazzerini.Prato.

Domenico Pandolfini-Prato,1594+9 maggio 1655.Gli storici lo ricordano come uno dei più valenti diplomatici toscani.Il granduca Ferdinando II, lo nomina Segretario di Stato e Segretario alla guerra del Granducato di Toscana tra il 1635 e il 1655.

Marco Roncioni-Prato 1596 + 31 luglio 1677.Nobile pratese. Nel suo testamento fece un lascito per una libreria pubblica nella nostra città.La biblioteca Roncioniana fu aperta provvisoriamente nel 1722 in via L.Muzzi,dal 1766 ha sede nel Palazzo Roncioni,in Piazza San Francesco.

Antonio Desii - Prato,nato ? + 1697.Nobile pratese.Capitano delle milizie granducali. Procacciatore di schiavi.Il suo busto si trova nella chiesa di S.Agostino.


Fonti: Il Bel Prato di Renzo Fantappiè.Volume II. Cassa di Risparmio e depositi di Prato.

Bardi Carlo di Pierantonio de' conti di Vernio (1632-1697)Nel 1655 prese parte alle riunioni degli accademici apatisti e dei cruscanti, in compagnia del fratello Andrea. Quest'ultimo diverrà censore della Crusca, Carlo giungerà alla carica di proconsole. Nel 1688, alla scadenza del proconsolato, pronuncerà un'orazione in cui esalta l'amore neoplatonico, con citazioni platoniche e passi di Ermete Trismegisto. Fu amico di Lorenzo Magalotti. L'archivio Bardi di Poppiano, tramanda una sua Descrizione di battaglia e balletto, che illustra una festa fiorentina del 1652, tenuta a Boboli. L'impianto allegorico e le scene furono ideate dal compositore Guidoni, secondo l'estetica barocca dominante. Il Tacca costruì un macchinario scenico che trasformava un'orca in nave. Alfonso Parigi curò il carro di Nettuno, gli addobbi e i costumi. Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni,2011. pp.37 Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri"

Conti Carlo (Prato 1661 — ivi 1725) Nasce a Prato il 28 febbraio 1661,da Michele e Maria Caterina in una famiglia di umili origini. Compì i primi studi con il Menzini, che lo accolse nelle Scuole comunali, quindi, grazie al protettore Simone Vai, studiò discipline umanistiche nel Collegio fiorentino di San Salvatore, sotto la guida del Mescoli. Intraprese la carriera ecclesiastica, avviando gli studi teologici, durante i quali insegnò lettere nel seminario d'appartenenza ed eloquenza nelle Scuole comunali di Prato. Fra i suoi allievi figurarono Giuseppe Bianchini e Agostino Casotti. Presi i voti, entrò al servizio del vescovo di Volterra, per il quale fondò un seminario diocesano, dietro suggerimento del granduca Cosimo III. Quest'ultimo gli conferì un beneficio nella cattedrale al rientro in patria. Morì a Prato il 23 settembre 1725, dopo aver ricoperto svariate cariche nella chiesa locale. Pubblicò i Pastoralia carmina de novis sponsis Amyntha et Phyllide (Firenze, Brigonci 1701);un poemetto allegorico in cui Fillide rappresenta la chiesa pratese,Aminta il vescovo.Suo un epigramma dedicato a Bianchini,che introduce le quattro lezioni di quest'ultimo (Firenze, Manni 1710) e il De deipara Virgine in caelum adsuntam, poema sacro,oggi perduto. - Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni,2011. pp.116-117-Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" -

Evaristo Gherardi- Prato,11 novembre 1663 + 31 agosto 1700. Grandissimo interprete della commedia dell'Arte. - " E' risaputo che Evaristo Gherardi, regiae italorum comoediae princeps, nacque a Prato la domenica sera 11 novembre 1663, alle 21 circa. Il padre era di Spoleto, la madre tutta pratese.Allevato nella casa materna, visse in Prato fino al 1680 circa;con la madre e i fratelli raggiunse il padre Giovanni in Francia. Il padre fino dal 1674 viveva a Parigi, dove aveva fatto fortuna e dove non gli mancavano fama e ammiratori per i prestigiosi successi sulle scene del Thèàtre Italien. La morte del padre, avvenuta nella primavera del 1683, mise fine alla breve avventura della famiglia Gherardi: la madre con tre figli dovette ritornare a Prato; Evaristo, il figlio maggiore, restò a Parigi.La magia del palcoscenico non aveva ancora preso il nostro futuro grande Arlecchino che, per il momento, trovò rifugio in un collegio.Intraprese con successo gli studi di filosofia; soltanto nel 1689 rivelò in tutta la sua prepotente carica il «talento....per il teatro». Fonti:Archivio Storico Pratese - Noterelle erudite. LXII I-II anno 1986

 

La Nazione 31-8-2004

Giovan Battista Casotti - Prato, 21 ottobre 1669 + Impruneta,6 Luglio 1737. Conte. Canonico.Studioso di Storia Patria.Segretario del Barone Bettino Ricasoli.
"Studiò a Firenze.Nel 1691 fu mandato a Parigi come segretario del Barone Bettino Ricasoli.Tornato a Firenze pubblicò le opere di mons.Giovanni Della Casa che aveva acquistato nel suo soggiorno parigino. Nel 1702 fu chiamato a presiedere l’accademia dè Nobili a Firenze. Fu precettore del Principe Federico Augusto di Sassonia. Per i suoi servigi  ebbe il titolo di Conte. Fu canonico della cattedrale di Prato e in seguito nominato pievano dell’Impruneta dove morì il 6 luglio 1737. Nella biblioteca Roncioniana di Prato si trova il suo busto con una iscrizione che ne descrive i suoi meriti."
Fonti: Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Prato.1844.pp.63-64. Biblioteca Comunale Lazzerini. 

Il letterato pratese Giovanbattista Casotti, medaglia attribuita ad Antonio Selvi,1719
Fonti: Prato Storia e Arte n.63 Dic.1983 anno XXIV

Giuseppe Maria Casotti-Prato,15 maggio 1679+Prato,26 gennaio 1740. Fratello minore di Giovan Battista. Si dedicò alla storia locale. Riordinò l'archivio comunale. Nel 1722 stese un lunario;una sorta di calendario,che rievoca tradizioni,costumi e festività dell'anno pratese.

Casotti,Giuseppe Maria
Fratello minore di Giovan Battista, nacque a Prato il 15 maggio 1679, dove trascorse tutta la vita, dedicandosi alla storia locale. Partecipò anche alla vita politica cittadina, ma rifiutò sempre la carica di gonfaloniere, nonostante le Pressioni della cittadinanza. Partecipò all'Accademia degli Infecondi, ma si segnalò per il riordino dell'archivio comunale, collaborando con il concittadino Vannozzo Buonamici. Grazie all'esperienza archivistica e agli studi del fratello maggiore, nel 1722 stese un Lunario: una sorta di calendario, ispirato ai Fasti ovidiani, che rievoca,tradizioni, costumi e festività dell'anno pratese, non senza tentativi eziologici. L'opera non mira a ricostruire in senso esaustivo questi aspetti, come segnala nell'introduzione, ma tratteggia l'affresco di una cittadina immersa in una tradizione arcaica e secolare, ben distante dall'impulso innovativo del Settecento. L'autore non tenta una virata antropologica, né di investigare la stasi apparente del contesto urbano e culturale della Prato settecentesca. Riferisce notizie attendibili su antiche confraternite, pubbliche istituzioni decorose  ma in parte arretrate,rette da un clero secolarizzato,nobili alteri e sprezzanti. Tratteggia una cittadinanza memore e grata ai grandi del passato, isolata, gelosa di previlegi e diritti puramente formali. Non descrive operai e contadini,non investiga i rapporti tra Prato e le realtà limitrofe. Si sofferma sulle origini non le cause, in una visione forse ristretta ma rilevante per la ricostruzione storico-sociologica. Giuseppe Maria Casotti non fu un grande storico, titolo che avrebbe rifiutato,ma neppure scrittore di inezie, come lo definì il biografo ottocentesco Giovanni Costantini. Morì a Prato il 26 gennaio 1740.

 Fonti:La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario.A cura di Giovanni Pestelli. Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri".Piano B Edizioni.2011.pp.93.  

Jacopo Bettazzi-Prato, 19 dicembre 1684 + 15 aprile 1755.Religioso.Studiò all'Università di Pisa.Astronomo e Matematico.Famoso per gli studi sul Calendario Gregoriano.Pievano di sant’Ippolito in Piazzanese. E' sepolto nel chiostro di San Francesco. - "Nato a' 19 dicembre 1684, morto a' 15 di aprile 1755. A Pisa intraprese gli studi di diritto civile e pontificio;ma vi fu appena sei mesi perchè chiamaronlo alla pieve di s.Ippolito in Piazzanese nella diocesi di Pistoia, la quale tenne tutta la vita. Amò le scienze e le coltivò con lode, tanto che il Lami lo disse peritissimo nei calcoli Astronimici.Ebbe l'amicizia di molti dotti, la stima dè cittadini e l'amor del popolo,
che alla sua morte pianse per comune sventura.Fu sepolto nel chiostro di s.Francesco nella tomba gentilizia; ma senza una memoria."

Fonti: Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Biblioteca Comunale Lazzerini.Prato.

Giuseppe Maria Bianchini-Prato, 18 novembre 1685+17 febbraio 1749. Sacerdote.Si laurea all'Università di Pisa.Pievano di Iolo. Aveva fondato l’Accademia pratese degl'Infecondi.E' seppellito nella chiesa di Sant'Agostino.
http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-maria-bianchini_(Dizionario-Biografico)/

Domenico Zipoli-Prato, 17 ottobre 1688  + Córdoba, 2 gennaio 1726  gesuita, missionario e compositore.  - TERZO CENTENARIO DELLA NASCITA (La Nazione 29-9-1988) Ricordo di Zipoli
Un convegno internazionale sull’organista e compositore
Sarà ricordato in maniera solenne il terzo centenario della nascita dell'organista e compositore pratese Domenico Zipoli. Convegni, incontri fra esperti, concerti e tante aure iniziative sono alla base delle manifestazioni che sano state presentate nel corso di una conferenza stampa tenuta a palazzo Novellucci. L'illustrazione è stata fatta dall'assessore alla cultura Massimo Bellandi, dal presidente dell'associazione intecomunale Lamberto Breschi, dal musicologo Roberto Becheri  e da Annibale Cetrangelo, presidente dell'istituto musicale latino-americano. Era presente all'incontro Mario Bellandi per la società di Storia Patria e la signora Giovanna Rucellai degli "Amici dei musei". L'iniziativa è del comune, dell'intercomunale, della provincia, dell'azienda di turismo, del consorzio teatrale Metastasio, dell'Imia di Padova,oltre agli enti ricordati sopra. La figura e l'opera di Zipoli saranno quindi degnamente richiamate alla mente dei cultori e fatte conoscere a coloro che sono semplicemente degli appassionati di musica, attraverso un esame approfondito di notizie sul compositore, morto a Cordoba in Argentina alla giovane età di trentotto anni. La fama del frate-musicista come compositore è affidata quasi esclusivamente alle
«Sonate d'intavolatura per organo e cimbalo», stampate per la prima volta a Roma nel  1716 e dedicate a Donna Maria Teresa Strozzo principessa di Forano, ma tanta altra musica, scritta da Zipoli,sta affiorando negli anni alla luce interessando i musicologi. Il programma delle manifestazioni si apre domani alle 15 nella sala maggiore del  palazzo municipale con un convegno internazionale sul tema “Domenico Zipoli: itinerari iberoamericani della musica italiana nel Settecento” con il patrocinio della società italiana di musicologia, in collaborazione con la società Espanola de Musicologia e la Fundacao di Lisbona,sotto gli auspici dell'ambasciata della Repubblica Argentina in Italia. Sabato riprenderanno i lavori alle 9, mentre alle 16 si terrà una tavola rotonda. Domenica seduta di lavoro per una catalogazione delle musiche dei compositori italiani presenti negli archivi iberici e americani. Il programma, che continuerà fino al prossimo novembre, comprende l'esecuzione nel tempio di San Domenico della «Messa in fa maggiore» di Zipoli, per soli coro e orchestra, un concerto sul cembalo e sull'opera cameristica di Zipoli e altre due manifestazioni musicali tenute dal compositore Albalonga e all'organista Gabriele Giacomelli su «Zipoli e la produzione organistica dei suo tempo». Figura inoltre lo scoprimento di una lapide in memoria di Zipoli in via Bologna 77, la celebrazione di una messa di suffragio in San Domenico e la deposizione di una corona sull'urna zipoliana, nel chiostro di San Domenico, che contiene un pugno di terra dove fu sepolto Zipoli, considerata il simulacro della tomba del musicista concittadino. Insomma una nutrita serie di manifestazioni che vi ricorderemo di volta in volta. Fonti: La Nazione 29 settembre 1988

Niccolò Verzoni-Giugno 1689+Prato,21 dicembre 1754.Canonico.
Scrive di lui Giovacchino Benini su Archivio Storico Pratese "Insigni Pratesi dimenticati".
Verzoni Niccolò Liborio di Bartolommeo di Giovanni Vincenzo.... e di Cassandra di Fracesco Giordani..., nato in Prato in giugno 1689..., disse messa nel 1707 in S.Caterina, perchè vi era monaca una Giordani sua zia. Nel mese di maggio 1718 fu richiesto per camerata di don Ettore Caraffa duca di Andria, per star con lui un anno a Roma, ed accompagnarlo poi in un viaggio per l'Italia, Francia, Inghilterra e Germania.
Vi andò, vi stette tre anni, ma fu licenziato senza fare il viaggio di Europa, e senza verun sussidio.Talchè ebbe a ripetere contro il Duca di Andria, e contro il Card.Imperiali suo zio — Napoletano, largo di bocca e stretto di mano.— Rimasto libero co' quattrini messi da parte, fece un viaggio per l'Italia.Tornato a Roma l'ab. G.B.Casotti gli scrisse, che gli aveva procurata la coadiutoria del Canonicato, che egli aveva del pubblico pratese.Dopo qualche dubbio tornò a Prato nel 1722, e rimase coadiutore finché il passaggio del Casotti alla Pieve dell'Impruneta nel 1 novembre 1723 non gli lasciò libero il Canonicato. Era uomo puntuale e minuto, interessatissimo per il benessere della sua famiglia, che contribuì ad arricchire, e che vidde consolidata da varie piccole eredità, che pure costituirono un discreto patrimonio.
Morì in Prato li 21 dicembre 1754. Lasciò oltre l'albero della famiglia Verzoni da lui compilato sotto la direzione del conte Giuseppe M.Casotti nel 1733, un Libro di memorie, dalle quali si son potute ricavare molte notizie. Ambedue si conservano in casa Muzzarelli.

Fonti:Archivio Storico Pratese-Luglio 1920.fasc.III

Giovanni Francesco Pieri-Prato,14 maggio 1699+Napoli,26 maggio 1773. Scultore.Medaglista e plastificatore di cere.
Si traserì a Firenze per studiare disegno all'accademia.Lavorò nella bottega dello scultore Giacchino Fortini.Per il suo talento nella ceroplastica ottenne dal granduca Gian Gastone dei Medici la direzione dell'Arazzeria Medicea. Alla morte del Granduca si trasferì definitivamente a Napoli.

Amadio Baldanzi-Prato, 2 gennaio 1705 + Prato, 14 marzo 1789.Esercitò la professione di "medico venturiere".Fu erudito e studioso di memorie patrie.Lasciò manoscritta gran parte dei suoi studi. 
"Nato a Prato da Giovanni Battista il 2 gennaio 1705. Esercitò la professione di «medico venturiere». Fu erudito e studioso di memorie patrie. Lasciò manoscritta gran parte dei suoi studi ad eccezione del Ristretto delle memorie della citta', di Prato che conducono all'origine della chiesa di Santa Maria delle Carceri (Firenze, Cambiagi 1774). Da ricordare anche una manoscritta Memorie cronologiche del sacro Cingolo che si conserva nella cattedrale di Prato, con la serie dei Proposti. Cesare Guasti lo cita nella sua Bibliografia pratese come «infaticato raccoglitore delle patrie memorie, ma poco giudizioso, e sostenitore acerrimo delle sue preopinioni».Morì a Prato il 14 marzo 1789."
Fonti:La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento - Dizionario - A cura di Giovanni Pestelli-Piano B edizioni, 2011- Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" pag.33

Antonio Martini-Prato, 25 settembre 1721+ Firenze, 31 dicembre 1809. Arcivescovo di Firenze. Biblista. Studiò nel collegio Cicognini.Completò i suoi studi all'Università di Pisa. -

"Trascurare la storia e le glorie paesane (e son tante!) è una delle nostre colpe imperdonabili;perché,mentre almeno commemorarle è dovere, di civiltà studiarle poi è indizio di progresso intellettuale e morale - che non ha il suo logico e pieno svolgimento senza il ritorno a quanti ci hanno preceduto su questa via- per raccoglierne quei pregi da cui possan trarre incremento e la riconoscenza del pensiero e l’avvento dai tempi nuovi.
Gloria nostra,luminosa e feconda,una di quelle glorie che non ingemmano solo una pagina di storia,ma affidano il loro nome ad opere immortali,è Antonio Martini,che deve la sua grandezza al volgarizzamento della Bibbia,più che alla sede arcivescovile.Nato in Prato il 20 aprile 1720, visse gran tempo in Piemonte, dove alla Superga fu per quattordici anni preside di quel convitto ecclesiastico;e per riposo ebbe da Carlo Emanuele III l'abbazia di S.Giacomo in Bessa e un posto nel Consiglio di Stato. Studiosissimo e dotto, nel suo riposo si preparò a tentare per il primo quello che mai erasi tentato in Italia, stante il divieto pontificio, tolto da Benedetto XIV, che le versioni del Nuovo testamento si sarebbero permesse a pochi dotti e pii,quelle del Vecchio a nessuno.E sul cadere del 1769 dalla stamperia reale di Torino veniva in luce il primo volume del Nuovo testamento, tradotto in lingua italiana purissima dal nostro Martini, coll'approvazione di Rorengo di Rorà Arc.di Torino.Quello che ei dovette soffrire,la pazienza che ei dovette conoscere (è frase sua) nella continuazione dei suo lavoro, compiuto colla versione dell'intero Vecchio Testamento, é impossibile dirlo qui. Gli fu di conforto l'amicizia dei marchese abate Antonio Niccolini prima e del P.Schiava poi,il qual ultimo, parlando dei suoi oppositori,gli chiamava i mal’inclinati che hanno guasto il palato. Sta il fatto però che, comparso il volgarizzamento del Martini, si succederono numerose in breve tempo le edizioni:e dopo non piccoli inconvenienti ebbe l’approvazione da Pio VI il 17 marzo 1778 con bellissimo breve. Non mancarono poi le lodi e le approvazioni dei dotti e dei linguisti del tempo;e il lavoro grandioso del nostro Martini fu bene elogiato dal Lanzi che scrisse di lui questi tre epiteti: sollerti, perspicuo,eleganti. Il 15 settembre 1776 l’Accademia della Crusca dette la sua importante approvazione, e un secolo dopo (omaggio non piccolo) registrava il volgarizzamento e il commento dei libri sacri del Martini fra le scritture che fan testo.
Antonio Martini dopo l’approvazione avuta da Pio VI veniva eletto vescovo di Bobbio; ma, prima di andare alla sede,il Granduca Leopoldo lo faceva nominare arcivescovo di Firenze e tale fu istituito il 25 giugno 1781.
Nonostante tale dimostrazione granducale,egli non divenne mai partigiano dei novatori toscani, ne mai si unì a quei leopoldini, ai quali aderì tanto volentieri il vescovo Ricci. Anzi li combattè con onore nell’adunanza dei vescovi a Firenze nel 1787.Prima che egli morisse,il suo nome era celebratissimo in Italia e fuori:infatti l'opera da lui compiuta era tale che una fama grande, immortale doveva seguire il suo nome. Egli,come aveva scritto al suo Niccolini, aveva lavorato pel popolo, e il popolo ha confuso il nome suo con l'originalità storica dei libri santi, che chiama ancora:la Bibbia del Martini. In vita non gli mancarono gli oppositori; dopo la morte avvenuta il 31 dicembre 1809 in Firenze, non gli Mancarono i denigratori. — E anche in questi ultimi anni alcuni di guasto Palato tentarono minuirne i pregi altissimi; ma fecero presto ad ammainare le vele;(quel dotto e studioso parroco che era Lorenzo Ciulli ne sapeva qualche cosa). La figura di Antonio Martini è una figura gigante, allora, oggi, come sempre.
Quei cui dessero al naso le infule, lo ammirino come letterato insigne; e ricordino che il nome di Antonio Martini pratese, vola dovunque un prete italiano porti il verbo di Cristo, studiato sopra il volgarizzamento di lui.
Anzi son convinto che dall'opera letteraria non vada disgiunta l'opera sociale; sociale, perchè religiosa, di Antonio Martini. La Bibbia è per Cristo; Cristo è per l’umanità intera e per il popolo di tutti i tempi,perchè Cristo è centro e spiegazione suprema della storia. E quest’umanità sente il bisogno di muoversi a Lui,
verso il sole.
Sinckievicz, che io credo abbia lanciato coi suoi volumi la nota intonativa del canto palinodico dell'umanità rinnovantesi, nel suo seguiamolo ha raffigurato questa in Antea. La bella giovane mandata a Gerusalemme per esser guarita da un male sconosciuto, aspetta il passaggio di Gesù Cristo sulla sua lettiga di giacinti e di fior di melo, e, vistolo morto e risorto dinanzi ad una luce abbagliante,gli grida:Tu sei la verità! La generazione giovane guardi ed ami questo Cristo nella Bibbia del Martini.
E perchè non dovrebbe anche sorgere nella città nativa di quest'uomo letterato e sociale un monumento che glielo ricordi? Quel giorno che qualche animoso concittadino proponesse alla nostra città all’Italia, al mondo cattolico l'erezione di un cenotafio al Martini nella nostra Cattedrale, vorrei che sul cenotafio fosse messa la Bibbia da lui, aperta al Vangelo di Cristo,e sotto fosse scolpita a caratteri grandi, che i nostri bimbi leggessero bene:
Verso la vita!...
AMERIGO BRESCI
Da: Archivio Storico Pratese (1924-1929) Anno V Fasc.I-II pag.71-73 

La data di nascita dell'Arcivescovo è tratta dal recente volume del Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento a cura di Giovanni Pestelli.

Giuseppe Tommaso Pini - Nato a Figline di Prato, 1730. + Sconosciuta la data della morte. Grande scultore. - "Nacque a Figline di Prato circa il 1730; dall'esercizio dell'arte del vasaio comune in quel paese passò per naturale talento a modellar figure così bene da sembrare frutto di molto studio."
Fonti: Archivio Storico Pratese.Anno XIII dicembre 1935 pag.128

 Filippo MazzeiPoggio a Caiano, 5 dicembre 1730 + Pisa,19 marzo 1816.Medico,scrittore,giornalista.Partecipò alla guerra d’indipendenza americana.
Tratto dal volume:“Dalla Toscana all'America:il contributo di Filippo Mazzei“ (Comune di Poggio a Coiano - Assessorato alla cultura)
Scrive Suor Margherita Marchione:
"Uomo fattosi da sé, versatile, intraprendente, dalla parola facile e di rapida intuizione, Mazzei viaggiò su tre continenti, visse in dieci paesi, ebbe parte in sconvolgimenti cataclismatici quali la Rivoluzione Americana e quella Francese e la effimera riforma costituzionale polacca del 1791.Fu chirurgo a Firenze, Livorno, Costantinopoli e Smirne. Mercante insegnante di lingua a Londra; agricoltore e zelante liberale in Virginia; scrittore e diplomatico a Parigi; ciambellano regio e consigliere privato del Re Stanislao a Varsavia. Non c'è dubbio: Filippo Mazzei fu un imponente figura dell'Illuminismo e merita di essere ricordato. E' stato un pioniere un innovatore che ha sempre difeso la dignità individuale, la giustizia i principi democratici. Senza dubbio Mazzei fu il primo a promuovere relazioni economiche e politiche fra l'Italia e gli Stati Uniti. Dappertutto nel mondo, gli Italiani in particolare, furono felici di sapere che c'era una figura come Filippo Mazzei che fa parte della storia della nostra nazione."
 

 

Fonti: La Nazione 8-10-1982

Giovan Battista Ciughi- Prato, 20 agosto 1737+5 ottobre 1806.Canonico. Matematico.Poeta. E' tumulato nel chiostro di San Domenico.
"Nacque di Bartolommeo e della Teresa Chiarugi fiorentina, a' 20 d'agosto 1737.Nel 1758 fu ascritto fra i cappellani della cattedrale, e nel 66 fra i canonici. Si dilettò della poesia; e nelle raccolte del tempo vi sono dei suoi sonetti non belli. Da persona autorevole ho saputo che de`suoi versi furono inseriti in una collezione di rime di autori viventi; ma qual sia tra le infinite del secolo passato non so. La prosa scrisse senz'arte; e se togli la ricchezza delle notizie, poco merito resta ai suoi scritti rispetto al dettato .
Così della critica talvolta mancò; ma raccogliendo usò diligenza. Grandemente benemerito, perchè diede qualche forma agli infiniti fogli confusamente trascritti di storia patria. Gli ultimi anni ebbe sfortunati per cagion di salute: morì sfinito a' 5 di ottobre del 1806. Sul sepolcro di lui,nel chiostro di san Domenico, posero una epigrafe latina gli eredi Chiarugi.."
Fonti: Cesare Guasti. Bibliografia Pratese. Arnaldo Forni Editore. Prato.1844.pp 80-81.Biblioteca Comunale Lazzerini.

Don Angiolo Cigheri-Nato a Prato, il 19 agosto 1739 +17 marzo 1793. Sacerdote.Teologo. "Fu sacerdote e insigne teologo, parroco per 24 anni di San Maria Colonica.Partecipò al concilio diocesano di Pistoia del 1786 dissentendo dalle tesi gianseniste del vescovo S. Dè Ricci.Autore di una "Theologia veterum Pastrum Universa " in 13 volumi." Fonti: La Nazione 6 marzo 1998

Scipione dè Ricci-Prato, 9 gennaio 1741+Rignana,Greve in Chianti, 27 gennaio 1810. Vescovo di Prato e Pistoia.Ha lascito un carteggio di Memorie, che saranno pubblicate nel 1865 a cura di A.Gelli. Era antenato di Santa Caterina dè Ricci.

Giuseppe Valentini-Prato, 1752 + Prato 30 settembre 1833 Architetto. E' sepolto nel chiostro della chiesa di S.Bartolomeo. -" Figlio di Francesco;nell'architettura superò assai il padre. Studiò in Firenze sotto il Paoletti e a Roma. Sono opera sua in Prato anche il palazzo del Catasto, le facciate del palazzo Martini in via S.Trinita e Naldini in via Rinaldesca, dell'albergo "La Stella d'Italia", della casa Orlandi in via Guizzelmi; a Firenze l'interno della chiesa di S.Maria degli Ughi, a Montepulciano il teatro;gli si attribuisce pure il palazzo vescovile di Pistoia. E' sepolto nel chiostro di S. Bartolomeo con un iscrizione che ne loda l'ingenito talento, l'integrità, la modestia e le virtù religiose e domestiche." Tratto da: Archivio Storico Pratese. Anno XIII dicembre 1935 pag.130

Castagnoli  Giuseppe – Prato, 1754 + Firenze, 1 settembre 1832. Pittore e prospettivo. Professore all’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Stampò le sue “Regole pratiche di prospettiva con alcune osservazioni per i  giovani figuristi.” Dipinse in Firenze molte ornative. In Prato eseguì  pitture in casa Bizzocchi, Mazzoni, stanza di residenza Municipale,Oratorio della compagnia della Misericordia. Fonti: Calendario Pratese.1850, Memorie e studi di cose patrie.Anno v.

Giovacchino Carradori–Prato, 6 giugno 1758 + 24 novembre 1818. Medico,naturalista e fisico illustre.Fu autore di pregevoli trattati.

 

Giovacchino Carradori (Prato, Palazzo Comunale) opera di Giuseppe Ciardi

Carradori, Giovacchino
(Prato 1758 — ivi 1818)
Nasce a Prato il 6 giugno 1758 da Iacopo e Maria Veronica Lapini, famiglia di umili condizioni. Per dedicarsi agli studi umanistici, entrò prima nel Seminario vescovile, quindi al Collegio Cicognini dove ricevette una formazione filosofica.
Nel 1780 ottenne un posto gratuito nel Collegio Ferdinando di Pisa, dove si laureò in medicina nel 1783.Il fisico L.Pignotti, che lo aveva sostenuto durante gli anni universitari lo introdusse all'Accademia dei Georgofili e al granduca Pietro Leopoldo. Dopo il praticantato all'ospedale di Santa Maria Nuova, sotto la guida di A. Bicchierai,insegnò filosofia nel Seminario di Pistoia, per volontà di Scipione de' Ricci.Nel 1796 torna a Prato per dedicarsi alla professione di medico condotto.
Grazie all'ospitalità di C.Mannucci in una villa di Santa Cristina, dotata di una cospicua biblioteca, stese numerose memorie per l'Accademia dei Georgofili della quale divenne membro ordinario. Nel 1800 fu nominato alla Biblioteca roncioniana.
In ambito sperimentale operò in settori disparati: dall'Agricoltura alla chimica, dalla botanica alla medicina, passando per la storia naturale e la fisica. Studi che garantirono la stima dei maggiori i    scienziati del tempo: Spallanzani, Volta. Brugnatelli.
Grazie al successo de Sulla fertilità della terra, premiato dai Georgofili nel 1798, ricevette una pensione governativa dallo Spedale di Prato e la docenza onoraria a Pisa. L’opera affrontava il problema della fertilità del terreno, illustrando le caratteristiche dei terreni e la resa di concimi e sementa. Attribuiva grande  importanza per la germinazione all'influenza della luce, dell'elettricità e della luna. Affrontò con lo Spallanzani la questione degli uccelli frugivori e carnivori, accertando la presenza di succhi digestivi nei rapaci. Dimostrò che una pianta, privata della luce, diviene clorotica e investigò l'effetto dell'ossigeno nella fase di germinazione, sulla base degli studi del De Candolle.
In sede sperimentale affrontò il problema, allora in voga, dei corpi detonanti, sintetizzando un composto di nitro secco, carbonato di potassa e zolfo, che tanto più lentamente era scaldata, più violentemente esplodeva, deducendo, sulle intuizioni di V. Fourcroy, che il fenomeno era legato alla formazione di solfuro di potassio. Studiò la respirazione dei pesci, degli anfibi, delle sanguisughe, dei lombrichi terrestri, delle larve di libellula, delle testuggini e delle tartarughe. Come medico investigò gli effetti degli oppiacei e stese una storia della vaccinazione antivaiolosa.
Celebre il suo intervento sull'elettricità animale, che Galvani attribuiva a una proprietà intrinseca del corpo animale.
Mentre Volta considerava propria dei corpi organici o inorganici. Sostenne la tesi di Volta, contribuendo in misura alla dimostrazione.
Fu membro di varie accademie e società Scientifiche e letterarie, tra cui: i Sepolti di Volterra, la Società galvanica di Parigi, l'Accademia pistoiese di letteratura, la  Società medica di Bologna, la Medico-chirurgica lucchese, la Medico-chirurgica di Parma, l'Accademia Italiana di scienze lettere e arti,l'Italiana di Pisa,la Società aretina di scienze lettere e arti, L’Accademia valdarnese, l'Accademia labronica. Nel 1816, alla morte di F.Amoretti, fu eletto in sua vece all'Accademia dei Quaranta. Nella città natale figurò tra i promotori dell'Accademia degli Infecondi.
Scrisse circa duecentocinquanta opere. Morì il 24 novembre 1818 a Prato ,e fu tumulato nel chiostro di San Francesco.

Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi “Aldo Petri” – La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all’Ottocento.Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.Prato.2011.pp 88-89

Vedi anche:http://www.treccani.it/enciclopedia/giovacchino-carradori_(Dizionario-Biografico)/    

Giuseppe Becherini-Prato, 29 agosto 1758 + 5 settembre 1840. Studiò al Cicognini. Musicista, compositore,si indirizzò prevalentemente sulla musica religiosa.Maestro di Cappella del duomo di Prato. Fu provveditore della Misericordia. Vedi anche: http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-becherini_(Dizionario-Biografico)/

Calendi Giuseppe-Prato,1761+25 novembre 1831.Incisore in rame.Fu scolaro di Raffaello Morghen che aveva di lui grande stima. Lavorò a lungo nello sudio del suo maestro. Pubblicò alcune stampe con il suo nome. Fonti: Cesare Guasti. Calendario Pratese. 1850. Memorie e studi di cose patrie.Anno V. Biblioteca Comunale Lazzerini.

Catani Luigi-Prato,7 novembre 1762+Firenze, 17 dicembre 1840 Ornatista,pittore.
"Figlio di Stefano eccellente ornatista. Tenne lungamente il primo posto tra i frescanti coetanei in Toscana e fu professore di ornato nell'Accademia fiorentina. E' fratello di Giuseppe, fonditore bronzista, cui fu commesso di rifare uno degli sportelli del graticolato della Cappella del S.Cingolo nel Duomo di Prato."
Fonti:Angiolo Badiani.Archivio Storico Pratese.L'arte pratese del settecento e dell'ottocento.Gli artisti e le opere. Anno XIII. Fasc. III-IV.pp.117.Vedi anche:
 http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-catani_(Dizionario-Biografico)/

Mons.Alessandro Lazzerini Roma, 20 luglio 1765 + Roma, 31 gennaio 1836. Cerimoniere del Papa. La biblioteca privata di Alessandro Lazzerini, fu donata, per testamento, alla città di Prato affinché fosse "aperta a vantaggio dei giovani studiosi col nome di Biblioteca Lazzeriniana". -
"Fu mons.Alessandro Lazzerini, auditore di Sacra Romana Rota e prima cerimoniere pontificio, nato da famiglia oriunda di Prato e morto in Roma il 31 gennaio 1836 che nel suo testamento, pubblicato il 18 febbraio 1836 da ser. Domenico Bartoli, notaro di Collegio del Campidoglio dispose:"Bramando che non vada dispersa la mia biblioteca,la cui riunione mi costa tante fatiche,brighe e spese,lascio essa intiera mia biblioteca alla città di Prato in Toscana donde proviene il ceppo di mia famiglia...Voglio poi e comando che detta mia biblioteca allorquando sarà stata trasportata,sistemata e collocata in Prato,rimanga aperta a vantaggio dei giovani studiosi della città".
Fonti: Giornale del Mattino 10-11-1955

Alessandro Assirelli (ricercatore e Storico) ci ha inviato una Mail segnalandoci, che dalle sue ricerche risulta che Mons.Alessandro Lazzerini  si sarebbe in realtà chiamato Lazzarini. L’articolo completo di questo argomento è stato pubblicato su www.notiziediprato.it  da cui è stata tratta una breve descrizione e su “La Nazione” del 11 ottobre 2012,Cronaca di Prato.

PRATUM NOSTRUMN/Vocale galeotta: la biblioteca si chiama Lazzerini ma il nome dell'intestatario è Lazzarini
“…su segnalazione di un amico romano, ho scoperto che Alessandro Lazzerini si chiamava in realtà Lazzarini! Il mio stupore è aumentato dopo la verifica di documenti autentici, i quali attestano inequivocabilmente che il Monsignore portava quel cognome. A titolo di esempio cito un passo del verbale di riunione della Pontificia Accademia romana di archeologia, della quale il Lazzerini era socio e promotore:
«Nella riunione del 3 marzo 1836 il relatore annuncia la scomparsa del socio d'onore monsignore Alessandro Lazzarini, protonotario apostolico e prelato domestico di  Sua Santità, Prefetto emerito dei Maestri delle cerimonie pontificie e della sede apostolica, professore emerito di giuspubblico e di etica, prima nell'Università gregoriana poi nel seminario romano, ed infine ricopriva la carica di bibliotecario della Corsiniana. ».

Nella riunione si ricordano anche due scritti del Lazzarini "Sull'uso della lettera R presso i romani" e "Sull'antichità e sull'uso dei tintinnaboli” che la rivista culturale «Effemeridi letterarie di Roma» dedica molte pagine di commento critico. Si accenna anche alla sua origine pratese e la volontà di lasciare i suoi libri alla nostra città….”
Alessandro Assirelli

Ultime notizie (22 ottobre 2012) : Il cognome corretto è Lazzerini. http://www.notiziediprato.it/ -Tuttavia secondo le ricerche effettuate dal Sig.Assirelli il Monsignore risulterebbe chiamarsi Lazzarini. (vedi documento allegato)


Luigi Cini-Prato 27 aprile 1766 + Bologna, 31 ottobre 1845.Pittore e scenografo.
" Pittore e scenografo nato a Prato il 27 aprile 1766. All'età di ventitré anni si trasferisce da Firenze, luogo del suo primo apprendistato, a Bologna. Nel giugno 1796, in una città che da poco aveva aperto le porte all'esercito napoleonico, viene arrestato e subito rilasciato poiché scambiato per un altro pittore fiorentino che aveva fomentato, con altri uomini, alcuni tumulti filo repubblicani. A Bologna risulta presente all'Accademia Clementina dato che partecipa nel 1795 e nel 1797 al premio Fiori. Riuscirà a vincerlo solo nel 1803, per la sezione di figura. A quest'anno risale l'esecuzione di un monumento dipinto nella Certosa dedicato ad Alberto Fortis, purtroppo perduto, ma documentato da disegni e incisioni d'epoca. Per lo stesso camposanto dipinge la memoria a Giovan Battista Morandi (1817 circa).
Nel 1815 si reca a Roma e - come ricorda Antonio Basoli nel suo catalogo o promemoria - "mi venne una scrittura da Roma per andare a dipingere le scene per uno spettacolo in quella gran Capitale, cosa che non potei accettare, ..perciò misi nelle mani di Cini, pittore, la mia scrittura, il quale accettò l'onorevole e lucroso contratto".
I suoi primi lavori all'interno delle mura cittadine sono invece relativi a scenografie per il Teatro del Corso. A partire dal 1816 sono documentate le prime commissioni per la decorazione di stanze di residenze private, attività che diverrà prevalente per il pittore e che gli darà grande considerazione, sia a livello locale che nazionale. Sono infatti documentati suoi viaggi a Parma, Modena, Roma e Napoli. Nel 1821 si consolida il suo ruolo nella cultura artistica locale, che trova conferma nel titolo di accademico con voto presso l'Accademia delle Belle Arti, confermato anche a tre anni dalla morte, nel 1842, ove è indicato come "pittore ornatista".
Tra i suoi lavori più noti va segnalata la prospettiva nel cortile di accesso al Collegio di Spagna, eseguita nel 1834-35, mentre nel palazzo Rossi di Strada Maggiore risulta attivo al pianterreno decorando alcuni soffitti. Nel palazzo Malvezzi Leoni, in via Zamboni, esegue la parte prospettica di uno sfondato, mentre la realizzazione del paesaggio spetta a Luigi Gasparini. Altri suoi interventi figurano: in casa Guizzardi (1816 ca.), dove collabora con Basoli, Felice Giani e Bertoloni, in palazzo Rodriguez (1822), ed in palazzo Baciocchi. Tra gli interventi in edifici di culto si segnala l'esecuzione nel 1839 di tutti gli ornati della rinnovata cappella maggiore della Madonna del Soccorso, mentre tra gli interventi in edifici pratesi ricordiamo il palazzo Goggi Marcovaldi in Via Mazzini, decorato dal Cini con scene mitologiche e storiche e la villa Rigoli a Carmignano.
Presso l'Archivio Storico del comune di Bologna è conservato il foglio di seppellimento n. 1431 del 1 novembre 1845, in cui viene dichiarata la morte di Luigi Cini, figlio del fu Giovanni Battista e della fu Gertrude Fiorentini, di anni 79, nativo di Prato. Era maritato con Rosa Ferraresi, di condizione pittore. Abitava in via Monticelli al n. 453 della Parrocchia di S. Giovanni in Monte. Morto il giorno 31 ottobre scorso. Viene sepolto nella tomba di famiglia."
- Ricerca storica di Alessandro Assirelli.

Bertini Matteo - Prato, 6 luglio 1768 + Prato, 17 dicembre 1829. Pittore. Si dedicò anche all'ornativa e all'affresco. Lavorò molto nelle chiese della nostra città. Fonti: Calendario Pratese del 1850. Memorie e studi di cose patrie. Anno V.

Francesco Pacchiani - Prato, 4 ottobre 1771 + 31 marzo del 1835. Religioso.Fisico e chimico.Insigne studioso di Dante.
"Uno dei nomi più illustri non solo fra i letterati ma anche fra gli scienziati dei primi decenni dell'ottocento."

Luigi Muzzi-Prato,4 febbraio 1776+Firenze 15 marzo 1865.Docente di Glottologia.Definito il principe dell'epigrafia italiana.
 

Fonti: La Nazione 15 Marzo 1965

Lorenzo Bartolini-Savignano di Prato,7 gennaio 1777 + Firenze, 20 gennaio 1850. Scultore.
  Dal natio paese di Savignano in Val di Bisenzio si portò giovane a Firenze; dodicenne entrò all'Accademia di Belle Arti; fu garzone di artigiani;lavorò in botteghe d'alabastro anche a Volterra; violinista girovago, disegnatore d'un generale francese. Nel 1797 potè andare a Parigi e frequentarvi la scuola del pittore David e dello scultore Lemat. Un concorso del 1802 lo mise in luce e gli fece acquistare la protezione del Denon, direttore generale dei musei,che gli commise il busto di Napoleone e il bassorilievo della Battaglia d'Austerlitz per la Colonna Vendome. Insegnò scultura per sei anni nell'Accademia di Carrara e quindi, caduto Napoleone, tornò a Firenze; si diede allora a propugnare quel rinnovamento dell'arte;che suscitò tanti contrasti,ma nel quale doveva infine trionfare. Infatti, nel 1839,la nomina ad insegnante nell'Accademia corona la sua lunga polemica di opere e di scritti. Già aveva modellato La Carità educatrice, La Fiducia in Dio, la tomba della Zamoiska in S.Croce e i gessi per il monumento a Niccolò Demidoff:dopo quella nomina ecco il monumento al Neipperg,la Ninfa dello scorpione e la Ninfa del deserto,il gruppo dell'Astianatte,la Beatrice Donati,molti busti e, notevolissima,la statua del Machiavelli per gli Uffizzi. Il Bartolini dà agli artisti l'esempio di quanto possa la tenacia della volontà e la fermezza del carattere a far toccare la vittoria.
 Fonti:Archivio Storico Pratese. L'Arte pratese del Settecento e dell'ottocento. di Angiolo Badiani. Anno 1935.

Lorenzo Bartolini (Dipinto di J.D.Ingres)

 Attilio Fiascaini Mons. nato a Prato 19 aprile 1779 + 1860

Era già un giovane avvocato, Attilio Fiascaini, quando poté realizzare la sua aspirazione dì diventare sacerdote, nonostante l'opposizione dei genitori. Era nato a Prato, da Nicola e da Teresa Valentíni, il 19 aprile 1779. Le condizioni agiate della famiglia avevano consentito che il giovinetto seguisse gli studi presso il Collegio degli Scolopi di Volterra, e quindi presso il Collegio Cicognini di Prato. A Pisa si laureò in legge e quindi seguì la pratica forense presso un avvocato fiorentino. L'interposizione di Mons. Antonio Martini, Arcivescovo di Firenze e pratese fu determinante per ottenere il consenso dei genitori. Sacerdote, cappellano, e, presto, canonico del Duomo, il Fiascaini « posto di tal guisa sul candelabro, cominciò tosto a risplendere », per usare una frase vivace del suo biografo, Vittorio del Corona. Fu nominato infatti « direttore di spirito » degli alunni del Cicognini e nel 1805, dalla Regina d'Etruria, Rettore di quel Collegio, e insegnante di diritto civile e canonico. Lasciò spontaneamente quella carica nel 1813 con il proposito di dedicarsi all'esercizio del suo ministero: invece il Vescovo di Pistola e Prato Mons. Francesco Toli lo nominò insegnante di diritto canonico nel Seminario di Prato. Quel periodo di insegnamento fu interrotto da una parentesi fiorentina del  Fiascaini: prima per accondiscendere al volere dei genitori di averlo vicino nei loro ultimi anni, poi, per la nomina, da parte di Mons. Ferdinando Minucci nel 1828 a Vicario generale della Arcidiocesi  fiorentina. Viene riferito che un vecchio sacerdote dicesse: « La vita di Mons. Fiascaini pel tempo che fu in Firenze è più degna di ammirazione che di descrizione ». Il 28 dicembre 1834 veniva consacrato Vescovo di Colle Valdelsa. « Le sue prime cure — scrisse il Del Corona — si volsero al Seminario, principio vitale d'ogni diocesi. Nulla diremo dei restauri materiali dai quali dovette cominciare; diremo piuttosto che valendosi degli elementi di quel clero, ed altri chiamandone d'altre diocesi, ricompose la disciplina di quel Pio Stabilimento, ordinò una bella serie di scuole letterarie, filosofiche e sacre per cui oltre i chierici diocesani vi accorsero di molte parti giovinetti secolari, e tanto vi prosperò il buon seme della educazione, che dopo il primo lustro quasi tutte le cattedre di quel Seminario erano rette da giovani che poc'anzi sedevano sui banchi della scuola ». Dal 1842, e per 18 anni, resse la diocesi, molto più vasta, di Arezzo, e nell'esercizio di quell'attività pastorale profuse il meglio di se stesso, ad onta dell'età avanzata. « Dei suoi preti fu padre, consigliere e difensore — scriveva il Del Corona — spesso ponendo a loro servigio la potenza della sua parola e della sua penna: e molti sanno come una sua lettera di raccomandazione, una sua memoria erano arra di ottenuto favore, o di scampato pericolo; di tanta autorità era egli circondato anche davanti ai più alti magistrati; di tal forza, aggiustatezza e grazia erano pieni i suoi scritti, avidamente cercati e ammirati ». Di lui il biografo poteva con cognizione di causa affermare che « la mente ebbe vasta, pronta, atta ad ogni ragione di lettere, di scienze e di uffici; il cuore aperto, generoso, da ambizione e avarizia nettissimo; lo spirito ben nutrito alle discipline della Chiesa »; che « amante della ritiratezza, aborrì dall'ozioso conversare: impegnatovi si mostrò ora fiorentinamente faceto, ora arguto ma senza offesa, sempre di modi squisiti e gentili »; che « fu parco, metodico fino alla, servilità negli usi e bisogni della vita, tenne per sue delizie lo studio e l'operosità, per sue più care virtù la pietà, la modestia ».
 
* V. DEL CORONA, Biografia di Mons. Attilio Fiascaini, in: A. FIASCAINI, Discorsi sacri, Firenze, 1861.
 
- Francesco De Feo, Maestri e Scolari del Seminario di Prato. Firenze.Stamperia Editoriale Parenti-1985

Giovanni Pieraccioli-Prato, 12 luglio 1782 + 1° maggio 1843. Letterato e Matematico. Insegnò all’Università di Pisa. - "Di poveri ma onesti  genitori  nacque presso Prato il 12 luglio del 1782. Nei primi anni fu istruito dal suo parroco, il quale conosciutolo disposto agli studi, si adoprò presso il padre, che lo voleva inteso nell’arte sua di muratore, perché lo allogasse nel seminario pratese. Quivi fu conosciuta la bontà del suo ingegno dal nostro prof. Pacchiani, il quale gli diede molte parole di conforto, e aiuti e raccomandazioni presso il celebre prof. Paoli nell’università di Pisa. Non defraudò il giovine Pieraccioli  la  aspettazione comune, che anzi si mostrò presto di tanto sentimento nelle matematiche, che la regina d’Etruria, seguitando il consiglio del Pignotti, gli commise prima la lettura degli elementi d’algebra, senza il titolo di professore, e un anno di poi quella della geometria, la quale continuò per quattordici anni. Gli ultimi nove della sua vita accademica diede lezioni di calcolo sublime. Dal giorno della sua caduta, da cui riportò rotto il femore destro, fino alla morte, che gli giunse il primo di maggio del 1843, giacque  in letto per ben cinquanta mesi, fra dolori atrocissimi, a cui l’arte non seppe trovar conforto. Unico sollievo gli era la conversazione dei discepoli, degli amici e dè colleghi….”

Fonti: Cesare Guasti.Bibliografia Pratese.Arnaldo Forni Editore.Prato.1844
Ricerche: Biblioteca comunale Lazzerini

Giuseppe Silvestri – Prato, 22 agosto 1784 + Pistoia 27 gennaio 1865. Filologo.Canonico.Rettore del collegio Cicognini dal 1831 al 1842. Nel Palazzo Comunale si trova un suo ritratto opera di Egisto Sarri.
Cesare Guasti nel 1874 dedicò due volumi di Memorie al Canonico pratese G.Silvestri "amico della studiosa gioventù ".
Fonti: Archivio Storico Pratese. Lettere inedite di Giuseppe Silvestri.Anno XXIV 1946-1948. 

Pietro Conti-Prato, 23 settembre 1786 + Prato, 25 ottobre 1831.Medico. Convittore nel Collegio Cicognini.Membro dell’Accademia degli Infecondi e dei Georgofili. - "Nacque a Coiano, attuale frazione di Prato, da Clemente di Giuseppe e Isabella Tronci, il 23 settembre 1786, in una famiglia di gualchierai e mugnai originaria della villa di Santa Lucia. Iniziati gli studi da autodidatta, fu poi convittore nel Collegio Cicognini, dove divenne anche membro dell'Accademia degli Ineguali.
Iscrittosi all'università di Pisa, prima seguì i corsi di legge, poi quelli di medicina.Finiti gli studi, a venticinque anni iniziò ad esercitare la professione di medico nel comune di Pontassieve, proseguendola poi a Prato.
Membro dell'Accademia degli Infecondi e di quella fiorentina dei Georgofili,lesse varie memorie di argomento scientifico.Si interessò anche di poesia componendo liriche per gli amici o per essere recitate in adunanze accademiche,«un sonetto del dr Conti era un pregio delle Raccolte che si andavano facendo in quel tempo, ma egli fu sempre assai parco nel dar le proprie composizioni alla stampa né di propria mano stampò mai»,ad eccezione di un opuscolo intitolato Storia medica (Prato,Vestri 1829). Morì a Prato il 25 ottobre 1831.
"
Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento:dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Prato.Edizioni Piano B, [2011]. pp.117.

Gaetano Magnolfi–Prato, 12 novembre 1786 + 4 agosto 1867 Fondò nel 1837 l'Orfanotrofio Tecnologico con il quale formò molti giovani.Fu presidente per la costruzione della linea ferroviaria "Maria Antonia".Il suo monumento si trova in piazza della Pietà. 


Gaetano Magnolfi

Gaetano Magnolfi
(1786 - 1867)
Operaio divenuto imprenditore e, poi, provveditore di carpenteria del Granducato, Magnolfi fu innanzitutto una nobile figura di benefattore filantropo. Si devono a lui molte intuizioni originali che hanno cambiato il volto della nostra città. Già nel 1833, grazie alla sua iniziativa e munificenza, fu fondato a Prato un asilo d'infanzia, che accoglieva settanta bambine di famiglie bisognose, educandole alla lettura e all'arte del cucito.
Nel 1838 ottenne dal granduca Leopoldo il soppresso convento dei Carmelitani e lo trasformò in ospizio e scuola tecnica per ragazzi orfani e bisognosi: l'Orfanotrofio tecnologico della Pietà.
L'istituto concesse spazi di laboratorio ad artigiani della zona purché assumessero come apprendisti gli orfani e li retribuissero per il lavoro svolto. L’innovazione dell’orfanotrofio tecnologico fu discussa ed indicata a modello nel terzo Congresso degli Scienziati, tenutosi a Firenze nel 1841.
Sull'esempio della Cassa di Risparmio Fiorentina, ottenne di istituire anche a Prato una Cassa, che col tempo diventerà la Cassa di risparmio, strumento di sviluppo delle attività artigiane e dei commerci. Magnolfi appoggiò inoltre la richiesta di costruire una linea ferroviaria di collegamento Firenze – Prato – Pistoia. Il tratto da Firenze a Prato fu inaugurato nel 1848 e fu il Magnolfi a fornire le longarine di legno per i binari.
Nel 1900 il suo monumento in bronzo fu collocato in piazza Santa Maria della Pietà, di fronte all’orfanotrofio. A dire il vero l’opera non piacque ai suoi discendenti, poichè rappresentava il Magnolfi in umili vesti di “legnaiolo” (in realtà Provveditore di carpenteria del Granducato). La statua fu trasferita successivamente in piazza del Duomo, ove rimase per circa un ventennio, per poi essere sistemata definitivamente nella sua sede originaria.  Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri-Gaetano Magnolfi  -

Vedi anche:http://www.treccani.it/enciclopedia/gaetano-magnolfi_(Dizionario_Biografico)/

 Antonio Marini-Prato,27 maggio 1788+10 settembre 1861.Pittore. Restauratore.E' sepolto nel Chiostro di San Domenico a Prato.

Giovan Battista Mazzoni–Prato, 4 febbraio 1789 + 7 novembre 1867.Tecnico meccanico.Realizzò la prima macchina per filare il cotone, la prima in tutta la Toscana.
Scrive Aldo Petri :
" Il 7 novembre 1967 ricorre il primo centenario della morte di Giovan Battista Mazzoni « che con gli ordigni meccanici da lui primo in Toscana costruiti e introdotti, pareggiò il nostrale all'estero lanificio, promotore instancabile di molteplici industrie e di nuovi metodi di istruzione onde meritò premi ed onori dalle Accademie e dal Principe, 2 volte Deputato al Parlamento Toscano, 3 anni Gonfaloniere, 13 commissario dello Spedale », e del quale l'elogio più' alto fu scritto da Nicolò Tommaseo.... "
Fonti: Archivio storico pratese. Nel 1°centenario della morte di G.B. Mazzoni, di Aldo Petri.1967, fasc.1-4 p.88-91

Giovan Battista Mazzoni
(1789 – 1867)
Nato da famiglia religiosissima, entrò in contrasto coi genitori, che lo volevano sacerdote, e preferì invece avviarsi agli studi. Si laureò all’Università di Pisa in lettere e poi in scienze e, quando venne istituita la Scuola Normale, ne divenne allievo fondatore.
Con la caduta di Napoleone, Mazzoni continuò i suoi studi di scienza applicata all’industria tessile e maturò l’idea di specializzarsi in Francia. Grazie ad un sussidio mensile del Granduca Ferdinando potè finalmente raggiungere Parigi, dopo un viaggio avventuroso. Lo scopo, già manifestato alla partenza da Giovan Battista, era quello di carpire i segreti delle nuove macchine tessili, francesi e inglesi, le quali rappresentavano una rivoluzione nella filatura del cotone e nella cardatura.
A Prato la produzione allora verteva principalmente sui berretti alla levantina, sulle trecce di paglia e sul tessile vero e proprio. Quindi riuscire ad avere a disposizione quei nuovi macchinari per la nostra città sarebbe stata una spinta notevole, tanto per la produttività quanto per la possibilità di stare al passo con l'emergente concorrenza a livello europeo.
Per cinque anni Mazzoni studiò con tenacia e lavorò come filatore, riuscendo a conseguire una laurea in scienze, oltre ad un immenso patrimonio di esperienza nella filatura e cardatura. Tornato a Prato, avviò una attività imprenditoriale, introducendo nuovi macchinari e cambiando la fonte di energia con l’utilizzo della forza idraulica, anzichè i buoi e i muli.
Tra le tante sue innovazioni, vanno ricordate la prima garzatrice e la “calandra”. Membro dell’Accademia dei Georgofili, fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio e della tessitura di Santa Caterina; ricoprì diverse cariche nelle istituzioni cittadine, tra le quali quella di Gonfaloniere (Sindaco). Morì nel 1867, dopo cinque anni di sofferenze, a causa di una paresi che lo immobilizzò. Fonti:Comune di Prato-150 anni dell'Unità d'Italia- Pratesi illustri-Giovan Battista Mazzoni

Ferdinando Baldanzi-Prato, 15 agosto 1789 + Siena, 6 marzo 1866. Religioso.Fu Canonico della cattedrale di Prato.Vicario Capitolare della Metropolitana fiorentina. Vescovo di Volterra e in seguito arcivescovo della diocesi senese, dove rimase fino al termine dei suoi giorni. Fu tra i 60 fondatori della Cassa di Risparmio di Prato.

FERDINANDO BALDANZI
Nacque a Prato il 15 agosto 1789. Studiò al Cicognini sotto il rettorato del sacerdote Attilio Fiascaini che sarà vescovo di Colle (di Val D' Elsa) e poi di Arezzo.
Uomo d'intelligenza brillante, sviluppò gli studi della storia e dell'arte con equilibrio e profonda cultura e, ancor giovane, fu canonico della Cattedrale di Prato che per sedici anni lo ebbe parroco. Dal febbraio 1849 ricoprì lo scomodo ruolo di Vicario Capitolare della Metropolitana fiorentina.
Insieme all'avvocato Benini fu fra i sostenitori della Tipografia Giachetti occupandosi, anche in prima persona, delle edizioni d'arte dell'archeologo prussiano Johann Joachim Winckelmann, dello storico francese Jean-Baptiste D'Agincourt, dello studioso d'incisione e di pittura Leopoldo Cicognara di Ferrara e dello storico della Corte medicea di Cosimo I, Giovan Battista Adriani. Attese alla pubblicazione della quinta e settima centuria delle Iscrizioni di Luigi Muzzi. Fu membro della Società Colombaria e dell'Accademia di Belle Arti e, dal Vieusseux, fu iscritto fra i Cooperatori dell'Archivio Storico Italiano.
Riscopri alla storia della pittura i negletti affreschi del Gaddi che impreziosiscono il leggiadro scrigno che è la Cappella del Sacro Cingolo nella Cattedrale di Prato, riportandoli all'attenzione della cultura. Così fu per le pitture di Filippo Lippi nella Cappella maggiore, sempre nel Duomo.
Seppe fondere, con capacità ed intelligenza, l'amore del bello e del sapere; gli studi delle lettere e dell'arte, la cultura del passato e le aspettative del moderno sapere. Fece della sua casa un salotto di educazione delle giovani generazioni che lì potevano allargare i poveri orizzonti che dava loro la scuola, improntando così la cultura pratese del suo tempo. I giovani di quel salotto erano Cesare Guasti, Carlo Livi, Germano Fossi, Giovanni Costantini. Per la cultura della propria città contribuì a restituire a nuova vita l'antica Accademia degli Infecondi, a vantaggio della coltivazione e della diffusione della storia letteraria, artistica e politica. Spesso il Baldanzi teneva all'Accademia conversazioni che illustravano la storia, l'arte e gli uomini illustri della sua città. 1 suoi scritti storici e artistici sono tutt'oggi basilari per chi voglia conoscere e indagare sui giorni, sugli uomini, sui monumenti, sulle istituzioni che costituiscono il sistema storico-linfatico di Prato: una città che troppo spesso dimentica, tanto da apparire sovente smarrita sul suo futuro culturale.
Collaborò con la pubblica amministrazione per migliorare e rendere più proficuo l'insegnamento nelle scuole pubbliche e farne di nuove per l'istruzione dei giovani in quelle cose che già apparivano utili alla loro qualificazione ed avviamento al lavoro. In una società che stava costruendosi già sul significato nuovo che la parola moderno andava ora assumendo, lavorò per favorire la nascita di istituzioni benefiche come l’Orfanotrofio che Gaetano Magnolfi stava realizzando. Una istituzione questa non più basata solo sul pietoso raduno di ragazzi soli, ma improntata alla moderna pedagogia, sorretta da nuove tecniche come determinante supporto per l'insegnamento ai giovani di arti e mestieri. Il Baldanzi fu anche uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di Prato. La cultura e la personalità del Baldanzi ricevettero l'influenza dell'elaborazione giobertiana del pensiero liberale, che lo portò anche ad auspicare di vedere unite in bell'armonia una onesta libertà con principato e la civiltà con la religione.
Collaborò con il segretario del Comitato Elettorale pratese, avvocato Benini, nella compilazione delle" Istruzioni per i deputati del Distretto pratese" nelle elezioni del 1848, insieme a Giovan Battista Mazzoni ed a Giuseppe Mazzoni, seppur con quest'ultimo vi fosse una notabile differenza sul concetto di libertà e su quello del diritto politico della nazione, che all'avvocato Mazzoni derivavano dal proprio credo massonico.
Le sue manifeste idee liberal-cattoliche non furono un ostacolo alla sua ordinazione episcopale, e nel 1851 gli fu assegnata la sede di Volterra per passare, quattro anni dopo, alla sede arcivescovile di Siena. In entrambe le diocesi lavorò con bontà paterna per conseguire il miglioramento delle condizioni del clero oltre alla riorganizzazione di quei seminari, riformandone i metodi d'insegnamento e introducendovi lo studio di nuove materie, sopportando personalmente le spese per la stampa dei libri.
Morì a Siena il 6 marzo 1866

(cfr. F. DE FEO, Carteggi di Cesare Guasti, I, Firenze 1970, pp. 65-68).
Fonti: Carità, speranza sociale. L’influenza di Ozanam nella cultura dell’800. Riflessi pratesi.  Giampiero Guarducci. Società San Vincenzo De Paoli. Prato.1998.pp.159-160

Giuseppe Ciardi-Prato,1789+1855. Pittore, ritrattista.Maestro di disegno presso il collegio Cicognini, dove insegnerà per trentasei anni fino alla sua morte.Era il padre di Cesare il grande flautista alla corte dello Zar e di Attilio altro valente musicista. - "Nacque intorno alla fine del Settecento; nel 1818 ebbe il posto di maestro nella Scuola comunale di disegno, che provvide di modelli e alla quale servì con attività e zelo, rendendosi benemerito della istruzione popolare. Lavorò di pittura anche in Firenze. Nel 1847 pubblicò un corso di principi d’ornato da lui disegnato e tratta dai migliori esemplari antichi e moderni e ne fece regalo  di alcune copie ai suoi alunni più poveri. Si ricordano i Figli Attilio e Cesare, celebri musicisti." Fonti: Archivio Storico Pratese. Anno XIII dicembre 1935.Pag.120

Ranieri Buonamici-Prato 1790 + Prato 1875. Ciambellano di corte.Operaio nel Conservatorio di S.Niccolò.E' stato fra i 60 fondatori della locale Cassa di risparmi e depositi di cui diverrà vicepresidente e poi presidente.

Buonamici, Ranieri
(Prato 1790 — ivi 1875)
Nasce a Prato nel 1790, da Francesco Buonamici. Nonostante le disavventure finanziare paterne, Ranieri ereditò un notevole patrimonio immobiliare sparso tra la città e la Val di Bisenzio, fra cui la villa di San Gaudenzio. Forte dell'influsso economico esercitò svariate cariche locali nei decenni 1830-1840: ciambellano di corte, operaio del conservatorio di San Niccolò, priore nobile. Figura anche tra i fondatori della Cassa di risparmi e depositi, di cui diverrà vicepresidente e poi presidente dal 1838 al 1843. Fu tra i primi nobili ad approvare la costruzione del Teatro Metastasio, in sostituzione del Teatro dei Semplici, di proprietà nobiliare. Redasse il regolamento del nuovo teatro, il 5 gennaio 1831. Fu capitano della Compagnia dei Cacciatori volontari di Frontiera, di stanza a Prato, in seguito della Guardia civica, con compiti di polizia ordinaria durante le manifestazioni religiose e profane. Proprio alla gestione dei Cacciatori e della Guardia nel triennio 1847-1849 dedicherà alcune Memorie, oggi conservate presso l'Archivio di Stato di Prato. Le Memorie, congiuntamente al carteggio con il Falleri, sono un'importante fonte di informazione sul periodo del governo provvisorio pratese. A detta dell'autore, derivano dalla rielaborazione di un diario, oggi perduto. Di fatto la forma diaristica permane solo nel primo dei quattro documenti superstiti, i rimanenti costituiscono un memoriale apologetico sul suo operato di capitano, enumerando le lodi dell'ufficiale Antonio Cipriani, che lo coadiuvò nel triennio in esame.L'autore giustifica le decisioni prese durante la parentesi democratica, innanzi al restaurato regime granducale, non omettendo di segnalare le dispute interne ai democratici e l'atteggiamento degli oppositori partesi, Raniero Buonamici muore a Prato nel 1875,con lui la famiglia Buonamici si estinse.

Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento.Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni.2011.pp81-82.

Giuseppe Nuti-Nato a Prato nel 1798 +(?) Maestro di pianoforte e compositore. - " Nuti  Giuseppe
Agli albori dell'Ottocento si faceva apprezzare in città Giuseppe Nuti, nato nel 1798, maestro di pianoforte e compositore. Certe sue riduzioni per banda di opere liriche e talune sue composizioni entusiasmavano i suonatori e il pubblico, molto numeroso alle esecuzioni del complesso bandistico.
Da Prato il Nuti si trasferì in seguito a Livorno,dove fu nominato direttore della banda militare. Vi si trattenne qualche anno, poi tornò nella città natale e nel 1832 divenne direttore della scuola comunale di musica succedendo a Giuseppe Becherini. Insegnò fino al 1885 ed alla sua cattedra, che fu fiorentissima, si formarono musicisti di notevole rinomanza, come i fratelli Ciardi, Olinto Metti, Giovacchino Cei, dei quali parleremo dopo. Dalla sua scuola uscirono i più validi elementi dell'orchestra cittadina che suonavano stabilmente al «Metastasio», nonché strumentisti sicuri che nella banda comunale davano prova di eccellente preparazione.
Giuseppe Nuti fu anche un ottimo concertatore di spettacoli musicali ed un esperto direttore d'orchestra. Nella stagione di carnevale del 1828 diresse nel « Teatro dei Semplici » l'opera rossiniana « Torvaldo e Dorliska » ed ottenne un considerevole successo, tanto che gli furono in seguito affidate le concertazioni di maggior impegno, fra cui il « Tancredi », sempre di Rossini, che ebbe un allestimento eccellente e concluse, nel carnevale del 1830, l'attività del teatro di piazza del Comune. La sua affermazione come concertatore e direttore d'orchestra fu così grande che i pratesi lo prescelsero per inaugurare il nuovo teatro, il « Metastasio ».
Fu Giuseppe Nuti che l'8 settembre 1830 diresse l'«Aureliano in Palmira », l'opera di Rossini con la quale si aprì il nostro massimo teatro. Ed il suo incarico di direttore divenne stabile: infatti nei primi cinque anni di vita del « Metastasio » fu l'unico concertatore, poi continuò a dirigervi alternandosi con altri maestri. Per un trentennio fu alla testa dell'orchestra metastasiana e sotto la sua bacchetta andarono in scena una trentina di opere per un totale di trecentosettantadue recite, un primato veramente notevole che è stato solo superato, allo stesso « Metastasio », dal di lui figlio Attilio.
Diresse anche nei teatri fiorentini, fece una breve tournée in Svizzera e continuò sempre in Prato fino a tarda età, la sua opera di educatore. L'ultima sua concertazione al « Metastasio » fu una « Favorita »,
nel carnevale del 1859: diciotto recite, alla fine delle quali lasciava definitivamente il podio direttoriale..."
Fonti:Fioravanti Roberto. La musica a Prato dal Duecento al Novecento. Prato:Azienda autonoma di turismo di Prato,[1973] pp.281-283

Luigi Fontanelli-Prato,1799+1862.Canonico e sacerdote.Parroco di San Bartolomeo e poi Canonico del Duomo. -  "Fontanelli Luigi nacque a Prato il 7 luglio 1799 da Tommaso e Maria Margerita Fondelli.Fu ordinato sacerdote nel settembre 1822, dopo gli studi umanistici e teologici nel Seminario di Prato, al tempo del rettore canonico Vincenzio Mazzoni.Dal 1840 al 1849 fu cappellano e parroco della collegiata di San Bartolomeo, poi canonico della cattedrale pratese.Morì il 21  luglio 1862.
Erudito, appassionato cultore di storia patria, intorno al 1855 compilò delle Memorie storiche, una vera guida storico-artistica della città di Prato, oggi conservate nell'Archivio del capitolo dei canonici di Prato. Scrisse anche alcune «miscellanee di notizie storiche pratesi», donate nel 1863 dal canonico Attilio Carradori alla Biblioteca roncioniana.Le Memorie storiche sono state pubblicate,a cura di Renzo Fantappiè, nel primo volume de Il Bel Prato (Prato, Cassa di risparmi e depositi di Prato 1983)."
Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento.Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni.Prato.2011.pp.167.

Bacci Carlo-Prato 1799+1860 Architetto.Ha insegnato nelle scuole comunali.

Chiostro di San Domenico, tomba di Carlo Bacci

"Nacque nel 1799.A ventott’anni fu nominato maestro della Scuola comunale di Architettura e di agrimensura. Morì nel 1860, e sulla sua tomba, nel chiostro di S. Domenico, fu posta questa epigrafe: “Uomo di nobili e generosi sentimenti visse soli LXI anno all’Amore e alla stima, alla famiglia dei discepoli e della Patria”. Fonti: Archivio Storico Pratese.Anno XIII Fasc.III-IV dicembre 1935.Pag.116

Giovacchino Benini-Prato, 23 febbraio 1799 + 15 dicembre 1866.Frequentò il Collegio Cicognini. All'Università di Pisa si laurea in legge.Avvocato, ma non esercitò la professione.Gestì le farmacie di famiglia.Scrittore. Padre di Ada e Ebe Benini. Nel 1830 è stato uno dei 60 soci fondatori della Cassa di risparmi e depositi di Prato.

GIOVACCHINO BENINI
Nato a Prato il 23 febbraio 1799, ebbe, come dice il Guasti (in Necrologia dell'avv. Giovacchino Benini di Prato, 1858. Estratto dall' "Archivio Storico Italiano") i maestri che davano i tempi. A dodici anni alle scuole comunali ricevette gli insegnamenti del Silvestri. Fece gli studi della geometria alla scuola del canonico Sacchi e di filosofia a quella del Giardini. Nel 1819 si laureò in giurisprudenza all'Università di Pisa, per quanto fin da ragazzo fosse attratto dalla medicina. A Firenze, dove faceva pratica del suo dottorato, conobbe il Vieusseux, il Mayer e il Salvagnoli, e molti di quegli studiosi che a Firenze incontravano il Vieusseux, frequenteranno a Prato il suo salotto.
Figura di primo piano nella nascita dell'industria della stamperia in Prato, fu col canonico. Baldanzi sostenitore e collaboratore dell'azienda tipografica Fratelli Giachetti per la quale tradusse importanti opere dal francese e dal tedesco. Fu tra i fondatori della tipografia Aldina, della quale divenne comproprietario.
Amante del bello e della sua città, fu cultore della storia patria.Nel Calendario Pratese sono pubblicati sei suoi lavori.
Quando gli Accademici decisero la costruzione del nuovo teatro,il Benini fu tra i più convinti sostenitori.E quando Gaetano Magnolfi apri un asilo all'infanzia e una casa agli orfani, il Benini gli fu vicino insieme al Baldanzi con preziosi consigli e suggerimenti.Quando il Tipaldo attendeva alla Biografia degli Illustri Italiani del secolo XVIII curò la biografia di Giovacchino Carradori -uomo di notevole acume scientifico-oltre che alcuni appunti biografici su Francesco Pacchiani. Curò l'elaborazione dell'annuario statistico del Comune di Prato che, pubblicata nel 1838, inviava al Bowring con ciò facendosi apprezzare quale annotatore dei fatti e degli avvenimenti inerenti la popolazione crescente e decrescente, i commerci e le manifatture floride o incagliate relativamente al territorio.
Pur non prendendo mai parte attiva nella politica, fu un liberale.Suo il "Programma elettorale del 1848" e sue, in gran parte,sono le Avvertenze sulla legge elettorale toscana come pure le Istruzioni per il deputato pratese. La sua libertà, scrive il Guasti, non era né un balocco né doveva essere adoperata come flagello. Forse per questo, dice ancora il Guasti, non ebbe i favori delle anticamere, né i suffragi della piazza.
Al Caffè dei Liberali, detto Caffè Polacco perché li si riunivano i liberali per commentare gli avvenimenti della rivoluzione in Polonia, il Benini s'incontrava col Bastogi, l'Angiolini, il Franceschini e gli amici della Società Liberale, quando per la città, sfuggendo ai sequestri della polizia, circolavano gli scritti di Mazzini (cfr.: C.CECCUTI, Prato nel Risorgimento e nell'Italia unita. In "Storia di Prato", III, Cassa di Risparmi e Depositi di Prato, 1980).
Fu presidente attento del Monte di Pietà. Donò i suoi libri alla città che li conserva ora nella Biblioteca Roncioniana. Di lui non può tacersi di avere costituito e alimentato con la sua cultura il suo salotto di via Vescovado (ora Muzzi) che non era da meno di quelli politico-letterari della capitale del granducato. La sventura ...lo ritenne nelle regioni serene della cristiana sapienza, dove a pie' del dubbio rampolla il vero, e l'ombre dan risalto alla luce.(C.GUASTI,Necrologia cit.).
Fonti: Giampiero Guarducci. Carità, Speranza Sociale. L'influenza di Ozanam nella cultura dell'800. Riflessi pratesi. Introduzione di Cosimo Ceccuti. Società San Vincenzo Dei Paoli. Prato 1998.pp 161

Vedi anche la scheda: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Vai Giuseppe - Prato,1804+1878. Senatore del Parlamento Toscano. Gonfaloniere di Prato.
"Vai Giuseppe, di nobile famiglia pratese (1804-1878), accademico dei Georgofili, si occupò di agricoltura  e collaborò al "Giornale agrario toscano";dotato di notevole cultura, viaggiò molto in Italia e all'estero e fu amico di Lamennais e di Montalembert. Fu senatore del Parlamento toscano del 1848 e più volte Gonfaloniere (sindaco) di Prato.

Fonti: Cesare Guasti : schede bio-bibliografiche e antologiche / a cura di Francesco De Feo. - Prato : Biblioteca Comunale "A.Lazzerini", [1989] (Studi e documenti) pp.139

Francesco Franceschini- Prato,13 dicembre 1804 + 3 novembre 1881. Laureato in medicina a Pisa ma non esercitò mai la professione. Scrisse poesie. Nel 1849 contribuì al salvataggio di Garibaldi. Con il suo amico, Antonio Martini  organizzò il piano di fuga per far condurre l'eroe in maremma. Vedi anche:http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Niccola Angiolini-Prato 28 ottobre 1805 + Prato, 6 marzo 1880. Medico Chirurgo.Patriota Risorgimentale.
Niccola Angiolini figlio di Bartolommeo si laureò in Medicina e Chirurgia esercitò la sua professsione come medico condotto a Galciana per quasi 20 anni.Subirà arresti e processi per la partecipazione ai moti risorgimentali.
Fonti: Gli Angiolini. Storia di una famiglia pratese dal Medioevo al Novecento.Claudio Caponi. Carlo Zella Editore.2013.

Giuseppe Mazzoni-Prato,16 dicembre 1808+11 maggio  1880. Politico.Triunviro della Toscana.Il suo monumento si trova in Piazza del Duomo.

Mochi Gaetano-Prato,6 giugno 1809 + 2 luglio 1864.Possidente.Nel 1830 è stato fra i 60 fondatori  della Cassa di Risparmio di Prato e di altre associazioni cittadine.
"Gaetano Mochi nacque a Prato il 6 giugno 1809. Fu Deputato del Magistrato (l'esecutivo) della Compagnia della Misericordia e provveditore della Compagnia Libera dei Santi Sebastiano e Rocco, che esiste ancora in piazza San Domenico. Dal granduca fu nominato operaio (l'equivalente odierno di consigliere di amministrazione) del monastero di San Clemente che dal 1814 aveva accolto le benedettine di San Michele. Con rescritto granducale fu nominato soprintendente del Conservatorio delle Pericolanti, dove vi chiamò le Figlie della Carità. Morì il 2 luglio 1864. Fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Prato."
Fonti: Carità, Speranza Sociale, l'influenza di Ozanam nella cultura  dell'800, riflessi pratesi. Giampiero Guarducci.Società San Vincenzo De Paoli-Prato.Giunti Industrie Grafiche.1998.pp.145.

Atto Vannucci-Nato a Tobbiana di Montale, Prato, 30 dicembre 1810 + Firenze, 10 giugno 1883. Storico, patriota e politico italiano. 

 (1)

(1)Commemorazione del Presidente del Senato Sebastiano Tecchio (14-6-1883)

   Fra le perdite che il Senato ha si frequenti occasioni di deplorare, lagrimabilissima è quella del Prof.Atto Vannucci.
 Era egli nato il 30 dicembre del 1810 a Tobbiana nel Pistoiese. Fece i giovanili studi nel seminario di Pistoia sotto il governo di quel valente istitutore che fu il professore Canonico Silvestri.
   Aveva appena 23 anni quando la mente sveglia ed acuta e l'amore assiduo alle buone lettere, gli guadagnarono, nel vicino collegio di Prato, la cattedra che chiamavano di Umanità, e poco più tardi la cattedra di Storia.
Nelle funzioni della scuola si è cattivata fin da principio, e poi sempre gli crebbe, la stima degli altri docenti e l'affetto devotissimo dei discepoli.
 Acceso di sacro fuoco, augurò fervidamente la indipendenza e la libertà della patria e fu operosissimo tra' congiurati della Giovane Italia.
Scrisse molte e varie opere: tutte di forma eletta,di stile robusto, sempre argute e di erudizione doviziosissime. Travedesi in tutte più o meno apertamente, secondoché i tempi comportavano, la fede politica dello scrittore. A quasi tutte fu dato l'onore di parecchie edizioni.
I titoli delle principali tra le sue opere sono:
   Primi tempi della libertà fiorentina;
   Studi storici e morali intorno alla letteratura latina;
   La vita di Orazio;
   I commenti delle Metamorfosi,e di Sallustio, Catullo, Tibullo, Cornelio Nipote, Fedro e Tacito;
   La vita e le opere di Giuseppe Montani;
   I ricordi della vita e delle opere di Giambattista Niccolini;
   Storia dell'Italia antica (e questa è delle Vannucciane opere la più stupenda);
   I Martiri della Libertà Italiana dal 1794 al 1848;
   Proverbi latini,
l'ultimo volume dei quali è uscito in stampa or sono pochi mesi.
Come deputato al Parlamento toscano del 1848 pronunciò momentosi discorsi, nei quali rimane in forse se più splendessero le doti dell'oratore o più quelle del patriotta; le une e le altre universalmente laudate.
Inviato da quel Governo a segretario di legazione presso la Re-pubblica Romana del 1849, esercitò l'ufficio con inclito zelo. Caduta Roma dovette prendere la via dell'esilio, peregrinando fino al 1856 nella Svizzera, nel Belgio, nella Francia, nell'Inghilterra. Poi, quando poté tornare alla nativa Toscana, si adoperò a tutto uomo per apparecchiare prospere sorti alla grave causa della italiana rivoluzione.
Venuto il 1859, e, poco stante, l'esodo dei Lorenesi, e le gloriose vittorie del maggio e del giugno, e d'improvviso i paurosi capitoli di Villafranca; e convocatesi per irrefrenabile voto dei popoli le Assemblee di Modena e di Firenze, Atto Vannucci che avea seggio e voce tra' rappresentanti della Toscana andò lieto e superbo di acclamare anch'egli il decreto che ha consacrata l'annessione del suo paese al regno costituzionale di Vittorio Emanuele.
 Ripigliò allora tranquillamente la penna e gli studi suoi prediletti, resse con somma cura la Biblioteca Magliabechiana, che quindi è diventata la Nazionale: assistette all'Accademia della Crusca, quale accademico residente:tenne con plauso pubblico la cattedra di letteratura nel regio istituto di studi superiori in Firenze: condusse a fine le opere qui dianzi nominate, non senza arricchirle di giunte e correzioni e note e commenti, che palesavano ogni di meglio la singolare bontà e la preziosissima rettitudine dell'intelletto e dell'animo suo.
Né gravezza di età, né acciacchi senili, né insidiosi morbi lo tolsero mai dall'antico proposito di aiutare la morale e civile educazione degli Italiani; i quali ben è ragione di credere che del nome suo e degli scritti si serberanno per lunga pezza di tempo memori e grati.
Dovrei ora accennare alla sua preclara modestia, alla benignità e agli altri pregi che di lui fecero l'uomo, il maestro, il cittadino da tutti riverito, a tanti carissimo. Che prò? Niuno è il quale non sappia che, per consentimento unanime di quanti il conobbero, Atto Vannucci ha posseduto in grado eminente le tre virtù che il Foscolo ammirava nel giovane Niccolini, e viene a dire « i santi costumi, l'anima italiana e il nobile ingegno ».
  A tanti meriti non è mancato il compenso. Chiamo compenso e premio l'amicizia fedelissima che a lui dedicarono i più colti e i più illustri tra i contemporanei: specie il medesimo Niccolini e Cesare Guasti e Giuseppe Giusti e ( che era cosa men facile) il Guerrazzi. Chiamo compenso e premio le parole molto significanti che il Giusti gli ha indirizzate, allorché nel 1844, credendosi per acutissima malattia in fin di vita, scrivevagli: « se qualcuno ha da parlare di me, parla tu come sei solito; almeno sapranno il vero ».
 Un reale decreto degli 8 novembre 1865 lo innalzò alla dignità di Senatore. Nè ci sono uscite di mente la energia e la dottrina onde egli nella nostra Assemblea, correndo il dicembre 1867, ha scongiurato il pericolo che per l'ordinamento degli studi secondari patissero pregiudizio gli insegnamenti delle nostre lingue madri, la latina e la greca.
 Peccato che, indi poi, gravi e inesauribili morbi fisici gli abbiano interdetto di venire ancora a confortarci del suo aspetto veneratissimo, de' suoi efficaci consigli. Purtroppo era sfidato da medici; e nella mezzanotte dal 9 al 10 di questo giugno la sua bell'anima si è di quaggiù dipartita.
 Le tavole testamentarie di Atto Vannucci sono un nuovo e grande argomento della serenità e della saviezza che gli erano state compagne in ogni tempo e in ogni vicenda, e della carità veramente cristiana che gli informava lo spirito.
   Preghiamo, o Signori, preghiamo che la sua memoria ci valga di esempio e di stimolo (*).
(*) Si può leggere negli Atti Parlamentari della Camera dei Senatori- Discussioni - Tornata del 14 giugno 1883, pp.977-78-79
Fonti: (1)  Giacomo Adami. Atto Vannucci, maestro di umanità e storico moralista.  Azienda Autonoma di Turismo di Prato.1968.

Adriano Zarini – Prato, 11 ottobre 1814 + 27 marzo 1900. Fondatore dell’Ospizio di Via Roma, divenuto poi Casa di Riposo.  --                                                  "Adriano Vincenzo Luigi Giovanni Zarini era nato a Prato il giorno 11 ottobre 1814, sembra di famiglia discendente dai Guazzalotti.
Nella sua villa in Giolica aveva apposto grandi lettere in bronzo, sui due pilastri del cancello, che componevano la scritta XX Settembre 1870 segno inequivocabile della sua fede massonica.
Personaggio molto noto in Prato, ricoprì vari incarichi sia militari che civili; di notevole potenza economica partecipò attivamente allo sviluppo delle banche pratesi, come consigliere e azionista.
La sua convinzione radical democratica, lo spinse, nel 1849, a chiedere la cancellazione dal ruolo dei "nobili" cittadini assieme a Giuseppe e Giovan Battista Mazzoni.
Il suo atto più importante a favore della comunità pratese fu la fondazione dell'Ospizio di mendicità di Via Roma, divenuto poi Casa di riposo, con il contributo di 500.000 lire che allora (1885) rappresentò una cifra folle.
Scomparve il 27 marzo 1900. 
Fonti: Comune di Prato-Pratesi Illustri-150 anni dell'Unità d'Italia

Giovanni Ottaviano Ciardi- San Martino,Coiano di Prato,20 novembre 1814 + 15 gennaio 1884. Ingegnere.Politico.Promotore della Linea Ferroviaria FI-BO. Ha scritto numerosi articoli per il calendario Pratese.

Giovanni Ciardi
(1814 - 1884)
Essendo venuto al mondo nella villa Naldini Niccolini a Coiano, si può dire che Giovanni Ottaviano Ciardi abbia aperto per la prima volta gli occhi guardando quella valle del Bisenzio che fu per tutta la vita l'oggetto della sua pubblica (ma anche privata) ossessione: il progetto di una ferrovia che collegasse Prato a Bologna, il Centro con il Nord d'Italia quindi, valicando gli Appennini a Montepiano.
Negli anni Quaranta e Cinquanta dell'Ottocento, Ciardi e Prato combatterono un'aspra battaglia di campanile (ma non solo) con Pistoia, e la persero: era in realtà l'Austria che decideva il tutto e così, come è spesso avvenuto in questo paese, fu scelta la soluzione tecnicamente ed economicamente peggiore (la linea ferroviaria per Bologna attraverso Porretta) invece dell'auspicato tracciato della Transappenninica (che sarebbe poi diventato quello della Direttissima). Ancora un anno prima di morire, Ciardi accompagnò l'ingegnere francese Protche lungo i sopralluoghi decisivi per la messa a punto del percorso attraverso la Val di Bisenzio. Naturalmente, Ciardi non vide il compiersi, neppure teorico, del successo della sua battaglia, ma si immagini, anche solo per un momento, cosa sarebbe stato di Prato, e della sua economia, nel Novecento, senza la collocazione della città in un punto strategico delle comunicazioni Nord-Sud.
Anche Ciardi fu ingegnere, ma soprattutto fu un uomo politico (di tendenze moderate) dai comportamenti a volte un po' troppo disinvolti, un amministratore pubblico, un organizzatore innamoratissimo della sua patria locale. Nel 1865 da gonfaloniere (sindaco) aveva concepito un audace piano di lavori pubblici, tra i quali l'apertura dell'attuale via Magnolfi, per migliorare l'arredo e il decoro urbano: è vero che la copertura finanziaria immaginata aveva aspetti discutibili, ma la pietra tombale sul progetto la mise il potente Giuseppe Mazzoni che affermò essere la nostra una città di «terza classe», non meritevole di tali spese: un giudizio di cui vien voglia di andare a chieder conto alla statua del triumviro in piazza Duomo.
Opportunista ma generoso, spirito pratico ma sognatore, Ciardi ha incarnato quasi alla perfezione quelle che sono le costanti antropologiche dell'identità pratese, un'identità fatta «di vento e di cambiali». Non si conoscono di lui immagini: si è scelto così di rappresentarlo con la piazza che porta il suo nome, guardando verso i monti di casa e, di là, verso l'infinito. 
Fonti: Comune di Prato-Pratesi illustri-Giovanni Ciardi

Zanobi Bicchierai-Prato,1 dicembre 1816+Pontedera, 17 settembre 1887.Si laureò in Medicina a Pisa, senza svolgere la professione di Medico.Insegnante.Fu direttore della Scuola Normale di Firenze.Giornalista.Fondatore del settimanale satirico-letterario "Il Passatempo".Collaborò con altre testate giornalistiche. Vedi anche la scheda: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Pierallini Giovanni- Prato,12 maggio 1817+Siena, 2 dicembre 1888. Religioso. Canonico della Cattedrale di Prato. Rettore del Collegio Cicognini e Vicario Generale. Fu fra i fondatori della Conferenza vincenziana di Prato. Nel 1871 venne nominato Vescovo di Colle di Val d'Elsa e il 29 settembre 1876 promosso alla sede metropolitana di Siena. -
"Giovanni Pierallini nacque a Prato il 12 maggio 1817 da Giuseppe e Assunta Macii. Entrò nel Seminario pratese, dove si distinse nello studio delle lettere italiane e latine. Non ancora sacerdote il rettore Giuseppe Targioni gli affidò la cattedra di «rettorica», che tenne diciassette anni. Ordinato sacerdote nel 1840, fu canonico e parroco della cattedrale.
Dal 1857 al 1872 diresse la Biblioteca roncioniana. Nel 1857 fu nominato rettore del Collegio Cicognini, incarico che mantenne fino al 1859.
Nel 1853 fu tra i fondatori della Conferenza vincenzíana di Prato.
Fu vicario generale della diocesi pratese, vicario capitolare delle diocesi di Pistoia e Prato, nel 1867,vicario generale. Studioso di letteratura, fu uno degli animatori della vita culturale pratese, frequentando con Giuseppe Targioni, Cesare Guasti e Giovacchino Limberti l'Accademia domestica di casa Benini. Fu in contatto con Niccolò Tommaseo,Gino Capponi, Enrico Bindi, Francesco Frediani e Giuseppe Silvestri. Scrisse testi d'occasione, versi in latino ed epigrafi funerarie, alcune raccolte nell'opuscolo Ionnnis Pierallinii canonici pratensis inscriptiones (Prati, Raynerii Guastii 1855). Collaborò al «Calendario pratese» dell'amico Cesare Guasti.
Il 22 dicembre 1871 fu nominato vescovo di Colle e il 29 settembre 1876 arcivescovo di Siena. Morì a Siena il 2 dicembre 1888."
Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.2011.pp.176

Germano Fossi - Nato a Mezzana, Prato, 8 luglio 1817 + Prato,26 ottobre 1846. A soli nove anni venne mandato a studiare con notevole profitto presso il seminario di Firenze qui rimase dieci anni. La sua vocazione era quella di diventare medico, ma invece studiò legge presso l’Università di Pisa e appena laureato tornò a Firenze e iniziò la carriera di avvocato. Fece parte dell’Accademia pratese degl’ Infecondi . Si dedicò con entusiasmo allo studio della storia antica di Prato e pubblicò anche diversi lavori. Purtroppo a soli ventinove anni scompare lasciando un grande vuoto fra coloro che lo avevano conosciuto e apprezzato.Nel chiostro della chiesa dello Santo Spirito a Prato  è posta una lapide con questa iscrizione:


Lapide posta nel chiostro della Parrocchia dello Spirito Santo in Prato

Fonti: Cesare Guasti.Calendario Pratese. Memorie e studi di cose patrie.Anno VI.

Emilia Goggi Marcovaldi - Prato, 10 ottobre 1817 + Firenze, 29 agosto 1857. Cantante lirica. Mezzosoprano.

Emilia Goggi Marcovaldi
Cantante lirica

Emilia Goggi - Marcovaldi era nata a Prato il 10 ottobre 1817. Discendeva da una antica famiglia pratese, originaria del borgo Santa Lucia, di cui si ha notizia fino dal Duecento. I Marcovaldi furono ammessi alla nobiltà di Prato nel 1750 e verso la fine del secolo si fusero con un'altra famiglia nobiliare, i Goggi, assumendo quindi il doppio cognome Goggi - Marcovaldi.
All'età di sei anni Emilia fu mandata al Conservatorio di Santa Caterina. Per il suo innato istinto musicale, e per la quantità e la bellezza della sua voce, assieme alle discipline umanistiche, studiò anche musica e canto con Giuseppe Orlandi.
Debuttò in pubblico diciottenne, nel corso di un'accademia svolta nello stesso Conservatorio di Santa Caterina, e cantò la famosa "Casta Diva ",dalla "Norma" di Bellini. Giuseppe Arcangeli, cultore di memorie patrie, annotò nel suo diario : "La distinta, nobile signorina Emilia Goggi - Marcovaldi cantò con tanta ricchezza di modulazioni che commosse e meravigliò grandemente anche i medesimi professori dell'arte che l'ascoltarono, tra i quali c'era Teodulo  Mabellini ".
Poichè la sua voce era d'una tale levatura da incoraggiare una carriera artistica, si dedicò sempre più all'arte del canto e studiò a Firenze col maestro Antonio Giuliani. Incominciò a calcare le scene in parti di secondo piano, poi il registro della sua voce brunita, estesa, fu decisamente orientato sul "mezzosoprano " e nel 1841 debuttò a Venezia cantando la parte di Adalgisa nella "Norma ". Ottenne un'affermazione considerevole e da Venezia incominciò la sua carriera artistica.
Passò, di successo in successo, da Venezia a Verona, da Padova a Roma, a Firenze, Livorno, Torino, Pisa, Milano. Il suo repertorio, che andò via via estendendosi, comprese ben ventiquattro opere, fra le quali ricordiamo: "Barbiere di Siviglia, " "L'assedio di Corinto ", “ Mosè ", “ Guglielmo Tell ", “Lucrezia Borgia ","La  favorita ",”Nabucco", "Medea","Saffo”,"Gemma di Vergy “,“Linda di Chamonix”, “ Trovatore ”.
Donna bellissima- scrisse di lei Giuseppe Giagnoni-signora nel vero senso della parola,di fervida intelligenza, leale, ferma nell'onestà e nella fede, quando raramente era libera da scritture e si recava in visita a Prato, era fatta segno di deliranti manifestazioni tributate dai pratesi alla donna, all'artista, che suscitava per le sue doti fisiche e per l'amabilità del suo carattere una vera idolatria in uomini di ogni rango sociale. Ma all'amore e alla felicità del matrimonio ella antepose l'arte.
Ed accanto alla gloria dei palcoscenici- scrisse Ruggero Nuti - e dopo i fragorosi applausi delle platee, la Goggi manifestò in più occasioni il suo cuore caritatevole beneficiando i poveri d'ogni paese, proteggendo e sovvenendo agli artisti cui mancavano i mezzi per proseguire agli studi, largheggiando di soccorsi verso gli istituti di beneficienza, consolando la vereconda sventura che andò a cercare sotto gli umili tetti.
Nel pieno della sua maturità artistica, mentre stava preparandosi per una tournèe a Londra, fu colta da un improvviso malore. La scienza degli uomini, l'amorose cure della mamma e del fratello, il trepido affetto di tanti ammiratori a nulla valsero. Morì a Firenze il 29 agosto 1857 e due giorni dopo fu trasportata a Prato per essere sepolta nella tomba di famiglia nel Chiostro di Sant'Agostino. I funerali furono imponenti: tutto il popolo pratese volle dare l'estremo saluto alla sua cantante prediletta, molti colleghi e artisti vennero apposta a Prato, fra questi il tenore Baucardè con la moglie, il noto soprano Augusta Albertina. Durante la messa funebre fu eseguito il "Requiem "del maestro Giuseppe Becherini.
Fonti: Mario Bellandi.Pratesi d’Altri Tempi. I segni di Prato. Studio Bibliografico Pratese.1998.pp.26-27 - Ricerche: Istituto culturale e di documentazione Lazzerini

Ermolao Rubieri-Prato, 21 febbraio 1818 + Firenze 23 ottobre 1879. Patriota e scrittore.Fu Deputato. - "Ermolao Rubieri,letterato e patriota, nacque a Prato il 21 febbraio 1818. La famiglia di origine francese era venuta in Italia agli inizi del Settecento ad esercitare la mercatura. La madre Assunta Bresci era figlia di facoltosi cittadini pratesi.
Ermolao rimase orfano in tenera età e così fece studi irregolari, completando la sua edcazione da autodidatta. Fin da giovane cominciò ad occuparsi di poesia, pubblicando due tragedie: Il Cid e Torquato Tasso. Nel 1845 mise mano ad un altro dramma, il Francesco Valori, pubblicato nel 1848 da Le Monnier. Dopo aver peregrinato in varie città, nel 1849 pubblicò Alessandro III. Partecipò ai moti del Risorgimento con l’azione e con gli scritti.
Fu volontario nelle campagne del 1848 e 1849, si occupò di amministrazioni locali, ebbe parte nella cacciata del granduca Leopoldo II nel 1859. Rubieri fu deputato al Parlamento italiano, ritirandosi dalla vita politica nel 1876. Di idee liberali, fautore dell’unità italiana “sulle rovine del papato”, fu scrittore militante particolarmente attivo nel decennio 1849/1859, ma continuò anche dopo ad occuparsi di questioni politiche, economiche e legislative. Le sue idee furono esposte con vigore polemico soprattutto nella Storia intima della Toscana dal 1° gennaio 1859 al 30 aprile 1860 (Prato, 1861).
La sua ampia Storia della poesia popolare italiana (1877), preparata con molta diligenza, considera la poesia popolare italiana nei suoi caratteri psicologici e morali; tale opera ottenne l’apprezzamento di Benedetto Croce. Morì a Firenze il 23 ottobre 1879."
Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri-

Cesare Ciardi-Nasce a Firenze da genitori pratesi il 28 giugno 1818 + S.Pietroburgo 13 giugno 1877.Flautista toscano che ha suonato alla corte dello Zar.Il grande musicista ha lavorato per venti anni nei teatri di San Pietroburgo.
Scrive Rossella Fabbri:" L'imponente mole della documentazione emersa dalle ricerche intorno alla vita e le opere del grande flautista toscano impone che la figura di questo valido esponente della cultura musicale dell'Ottocento sia rivalutata e che Cesare Ciardi abbia finalmente riconosciuto il ruolo che gli spetta e che finora gli è stato negato, nella storia della musica italiana del diciannovesimo secolo. "
Fonti:Rossella Fabbri.Cesare Ciardi un flautista alla corte dello Zar.Ed.Akademos. Biblioteca Comunale Lazzerini di Prato.

Piero Cironi–Prato,11 gennaio 1819+1 dicembre 1862.Laureato in scienze matematiche. Amico di Giuseppe Mazzoni.Giornalista.Patriota.

Ritratto di Piero Cironi. Opera di A.Ferrarini.Prato, Palazzo del Comune.
Tratto da: Archivio Storico Pratese.Biblioteca Comunale Lazzerini.

Piero Cironi nacque in Prato l'11 gennaio 1819: studiò disegno a Siena, Livorno e Firenze, poi si laureò in scienze matematiche all'Università pisana. Nel 1848 parti per Milano dove conobbe il Mazzini e strinse con lui quell'amicizia che durò per tutta la vita.
Combattè in Val Camonica e in Valtellina, quindi dovette ritirarsi in Svizzera. Col Mazzini preparò la spedizione di Val d'Intelvi,che s'incontrò con gli austriaci:il Cironi vi fu gravemente ferito. Fu deputato all'Assemblea toscana,imprigionato al ritorno del Granduca. Ai primi del '50 fondò una società democrafica,con programma repubblicano unitario,che ebbe vita propria e grande influenza in Toscana;ma la sorveglianza della polizia costrinse il Cironi ad esulare. Andò allora a Genova,e collaborò all'Italia del Popolo che poi diresse; volle poi ritornare in Toscana per dirigere un moto insurrezionale, ma gli fu impossibile la permanenza. Ritornò esule, prima a Genova, poi in Svizzera per circa 3 anni, non lasciando mai di lavorare per l'indipendenza italiana.
Rivide la patria nel '57 immutato nei pensieri e sempre ardente di libertà: ebbe parte nel movimento che portò al 27 aprile 1859. Morì il 1 dicembre 1862.
Piero Cironi diede esempio di altissimo patriottismo e di costante sacrificio con l'intensa dedizione di se all'ideale di una Italia una. Sul campo di battaglia, nelle prigioni, nell'esilio mantenne fiera e libera la sua coscienza; coi suoi scritti, che stampò in tanti giornali e fogli volanti,cooperò a tener desto il bisogno dell'unità al disopra di ogni opinione o programma.Ludmilla Assing, che lo aveva ben conosciuto ne scrisse la vita (Prato, 1865).
Fonti: Giornale del Mattino 23 febbraio 1962  Vedi anche: Istituto Comprensivo Pier Cironi.Prato. Vedi anche: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri-Piero Cironi

Antonio Maria Pucci-Nato a Poggiole, Vernio, Prato, 16 aprile 1819 + 12 gennaio 1892. Sacerdote. Proclamato beato il 12 giugno 1952 da Pio XII e il 9 dicembre 1962 Giovanni XXIII lo dichiara Santo.

Antonio Mattei-Prato,1820 + 1885. inventore dei famosi "Biscotti di Mattonella" biscottini di Prato o cantucci.Iniziò la sua attività artigianale nel 1858.

Vedi anche: Comune di Prato -150 anni dell'unità d'Italia - Pratesi illustri- Antonio Mattei

Fonti: La Nazione 25 Luglio 1958

Giovanni Costantini - Prato 2 dicembre 1820+Prato,10 marzo 1853.Studiò presso il collegio Cicognini.Si laureò presso l'Universita degli Studi di Pisa.Avvocato.Sposò la poetessa Ada Benini.E' tumulato nella chiesa di San Domenico.

Antonio Ciabatti-Prato, 18 dicembre 1820 + Prato, 25 febbraio 1890. Sacerdote. Canonico. Musicista.

Antonio Ciabatti
Un anno prima di Augusto Borgioli, il 18 dicembre 1820, era nato da Angiolo Ciabatti e da Giovanna Davini, Antonio Ciabatti, benemerito della cultura musicale e del canto corale in Prato. Dimostratosi fino da ragazzo d'una intelligenza non comune,frequentò gli studi in seminario ed a soli venti anni fu ordinato sacerdote.Due anni dopo,Gaetano Magnolfi, fondatore dell'orfanotrofio omonimo,lo prescelse quale prefetto dell'istituto, una carica che comprendeva due importanti uffici: quello di direttore spirituale e quello di censore della disciplina. Il Ciabatti conservò questo posto fino quasi alla morte e rivelò, nei lunghi anni del suo mandato, spiccate e peculiari doti di educatore, tanto che del Magnolfi, nel periodo iniziale dell'istituto, fu vero e proprio coadiutore, qualche volta anche non consenziente in fatto di sistemi ed indirizzi educativi.
La figura del sacerdote Antonio Ciabatti, in questo ufficio e nella complessa opera di educatore, ebbe uno speciale rilievo perché collegata allo sviluppo dell'istituto ed importante per i criteri didattici formativi, quasi precorritori di metodi moderni. Scrisse in proposito Cesare Guasti: «Guardate a quest'Orfanotrofio che ben s'intitola della Pietà. Qui,nel mentre il Catelacci ed il Fossi raccomandavano all'opinione universale, ed il Baldanzi e il Benini proponevano,invano, al Magistrato le scuole tecnologiche, qui le s'iniziavano dal Dott.Giambattista Mazzoni e dall'abate Antonio Ciabatti. Forse verrà tempo che potremo dir tutto tranquillamente,liberamente;per ora diremo, che in questo Istituto, la prima volta per noi, abbiamo visto avvezzare l'artigiano a ragionar del suo mestiere; abbiamo visto bandire dalle scuole il barbaro metodo del compitare, mostrar l'uso Più  corretto dello scrivere, educare il cuore coll'ingegno a chi era, più d'ogni altro, nel pericolo di diventar cattivo e rimanere ignorante ».
Queste parole esprimono nella loro efficacia quale fosse la missione pedagogica di Antonio Ciabatti. Il quale trovava anche il tempo di insegnare musica e di crearne  degli appassionati, dotato com'era di un  modo tutto suo di educare e di innammorare gli alunni all'arte.La scuola di canto corale e di pianoforte da lui fondata fu fiorentissima e venne continuata anche dopo la sua morte.Gli alunni preparavano accademie e recite liriche che venivano date durante il carnevale, nel teatrino interno dell'orfanotrofio, ed i più grandi formavano un vero e proprio coro che cantava le messe nelle chiese alle festività religiose.L'attività della scuola musicale del Ciabatti prese uno sviluppo così notevole che ebbe anche un direttore, il maestro Ferdinando Egidio Villoresi, nominato stabilmente perchè il canonico Ciabatti non poteva più occuparsene a fondo. La musica qui si imparava con serietà e con cognizione e gli allievi, strumentisti o cantori, erano dei lettori sicuri e decisi del pentagramma e non sfiguravano mai.
Da questa scuola si iniziarono all'arte musicale Ettore Contrucci e Tobia Bertini, che ritroveremo poi celebri, il primo quale direttore d'orchestra, il secondo acclamato tenore. Ed altri pratesi di nascita o naturalizzati si affermarono in Italia ed all'estero portando onore e lustro all'istituto ed alla città. Così il tenore Roberto Vanni, stabilitosi in America dove cantò nei principali teatri, il basso Tommaso Fiesoli, il baritono Egisto Lavacchini, il clarinettista Emilio Matteini e altri ancora. Come Carlo Ciucci e Costantino Pecchioli, Giuseppe Gini e Giulio Contrucci, Mariano Vivianí, Leopoldo Gaggioli, Ettore Chiti, Luigi Braschi, Alieto Rosi, Cesare Troni, Onorato Lastrucci, Giorgio Gini, Gino Bertini, Alfredo Valdembri, Oreste Vannucci.
Qest'ultimo, dopo aver imparato all'orfanotrofio il mestiere di calzolaio, aprì una bottega al « Canto alle tre gore » e fu una specie di capocoro,un organizzatore, un novello « meistersinger»;tenne sempre vicino a se un buon numero di cantori che ogni sera si riunivano nella sua bottega cantando i cori delle opere liriche più Popolari od addestrandosi per le esibizioni corali in pubblíco.Fu per la tenacia di Oreste Vannucci, soprannominato « Bisboccia »,che questo gruppo corale si fece sempre più compatto e indissolubile s'andò via via ingrossando e costituì il primo nucleo vitale della società  « Guido Monaco».
Fulgido esempio di pedagogo, Antonio Ciabatti morì il 25 febbraio 1890 lasciando un incancellabile ricordo.

Fonti: Fioravanti, Roberto.La musica a Prato dal Duecento al Novecento.Prato:Azienda autonoma di turismo di Prato, [1973].PP.287-289

Augusto Borgioli-Prato,3 aprile 1821 + 11 settembre 1879. Musicista Direttore d'Orchestra. Compositore. Diplomatosi al conservatorio di Firenze.Direttore musicale al teatro Metastasio. Maestro di Cappella del Capitolo del Duomo. - "Augusto Borgioli, direttore d'orchestra e compositore, nacque a Prato nel 1821. Mostrò precoce talento per la musica e si diplomò ancora giovanissimo al Conservatorio di Firenze. Il suo esordio come direttore d'orchestra avvenne nel Natale del 1845 con Ernani, prima opera di Giuseppe Verdi ad essere rappresentata al Metastasio. In quegli stessi anni subentrò al suo primo insegnante, Camillo Bertini, nell'incarico di maestro di cappella del Duomo di Prato. Dopo il successo dell'esordio, Borgioli rimase per vent'anni direttore stabile del Metastasio.
Si dedicò alla composizione di lavori sinfonico-corali tra i quali si ricordano il "De Profundis" e l'inno "Deus tuorum militum", che fu per lungo tempo il simbolo del Natale pratese. Morì improvvisamente nel 1879."
Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-

Giovacchino Limberti- Nato a Grignano di Prato il 15 luglio 1821 + Firenze, 27 ottobre 1874. Entrò nel seminario della nostra città molto giovane.Fu amico di Cesare Guasti con cui scambiò un notevole carteggio.Fu rettore del Collegio Cicognini.Diventò Arcivescovo di Firenze.

Fortunato Rocchi-Prato,14 marzo 1822+9 aprile 1909.Ingegnere. Architetto e Pittore.Nel periodo 1884-1885 si occuperà del rivestimento esterno di un lato della Basilica delle Carceri.Contribuì ad importanti lavori edilizi e restauri nella nostra città.

Cesare Guasti-Prato,4 settembre 1822 + Firenze 12 febbraio 1889. Giornalista scrittore.Segretario dell'Accademia della Crusca.Per alcuni anni presso l'Archivio dell'Opera di Santa Maria del Fiore.E' stato direttore dell'Archivio di Stato di Firenze.Presidente del consiglio di amministrazione del conservatorio di San Niccolò in Prato.
Nel 1937 Fu introdotta la causa di beatificazione di Cesare Guasti e nel 1991 la Chiesa le ha conferito il titolo di "venerabile". Un suo ritratto si trova nel Palazzo Comunale di Prato, opera del pittore Egisto Sarri.vedi anche:http://www.treccani.it/enciclopedia/cesare-guasti/ vedi anche:Comune di Prato-150 Anni dell'unità d'Italia-Personaggi  illustri-Cesare Guasti

Fonti: La Nazione 3-9-1972

Carlo Livi-Prato, 8 settembre 1823 + Livorno 4 giugno 1877. Medico. - "Nacque a Prato l'8 settembre 1823. Compiuti gli studi umanistici, andò a studiare all'Università di Pisa, allora centro di dibattiti e passioni politiche ispirate da ideali patriottici.
Nel fervore del 1848, impugnò anche le armi nella lotta per l'indipendenza. Fallito il tentativo, ritornò a Pisa, dove si laureò in medicina, per poi compiere il tirocinio a Firenze sotto la guida di Maurizio Bufalini.
Fu dapprima direttore del manicomio di Siena, quindi professore di medicina legale e di igiene. Nel 1873 venne chiamato a dirigere il manicomio di Reggio Emilia, che organizzò come centro scientifico per gli studi di psichiatria, divenendo sede della clinica psichiatrica della Regia Università di Modena. Nel 1875 fondò la Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale, rassegna scientifica nota ed apprezzata in tutta Europa.
Nella provincia emiliana esercitò per anni la professione medica, conquistandosi l'affetto di tutti grazie al suo carattere mite e all'inconsueta dose di umanità. Ben presto entrò nel tessuto sociale cittadino, tanto che sua figlia Ada, direttrice dell'Asilo Manodori (fondazione tuttora esistente), sposò il più noto pittore reggiano, Cirillo Manicardi. Tra i suoi scritti si segnalano Contro la pena di morte: ragioni fisiologiche e patologiche e la Frenologia forense. Ovvero delle frenopatie considerate relativamente alla medicina legale. Fu anche curatore delle opere di Francesco Redi, pubblicate da Le Monnier tra il 1858 e il 1863.
Morì a Livorno il 4 giugno 1877. A lui è stato dedicato un liceo scientifico nella sua città natale."
Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri.

Cristiano Banti - Santa Croce sull’Arno 4 gennaio 1824 + 1904 Montemurlo - Pittore macchiaiolo - Cristiano Domenico Banti (1824-1904), nato a Santa Croce sull’Arno, ha vissuto a lungo a Montemurlo, nella splendida villa il Barone, principesca residenza di campagna lasciata in eredità dalla marchesa Maria Ottavia vettori, sua protettrice.Figura di notevole importanza nella pittura italiana ottocentesca, Banti riceve una prima educazione accademica all’Istituto d'Arte di Siena, dove studia sotto la guida di Francesco Nenci. Nel 1854 Cristiano si sposa con Leopolda Redi, dalla quale avrà nove figli, e si trasferisce a Firenze dove entra in contatto con un gruppo di artisti che frequentano il Caffè Michelangelo,stringendo amicizia in particolare con Altamura, Signorini, Cecioni e Cabianca grazie ai quali Banti passa dalla fase della pittura accademica a quella realistica. La famiglia Banti soggiorna frequentemente nella villa del Barone, dove ospita amici e artisti meno abbienti e Cristiano inizia a dipingere con loro “en plein air " nella campagna montemurlese. Più tardi diverrà molto amico del giovane Boldini, che ritrasse lui e i suoi figli in una serie di deliziosi piccoli ritratti oggi in parte conservati nel lascito Banti alla galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.I dipinti di Banti prediligono soggetti di vita contadina, animati per lo più da figure femminili, usando una tecnica pittorica molto raffinata, con delicati tocchi del pennello che tentano di definire meglio la luce creando un rapporto tra i toni e ponendo l’accento sul colore.Non pressato da motivazioni economiche e assai ipercritico nei riguardi della propria produzione, Banti espose raramente le proprie opere in mostre pubbliche.Fu appassionato collezionista e prezioso mecenate degli amici macchiaioli,ma anche di pittori di differenti orientamenti. Muore ottantenne a Montemurlo e le sue spoglie sono sepolte nella cappella della villa del Barone. Il Comune di Montemurlo ha reso omaggio a questo illustre concittadino, artista facoltoso e cosmopolita, costantemente aggiornato sulle novità culturali italiane ed europee, intitolandogli la Sala Polivalente e allestendo, nel 2014, la mostra commemorativa nella Sacrestia della Pieve e dell’oratorio di San Giovanni Decollato. Fonti: Comune di Montemurlo, sala Polivalente Banti

Vinceslao Bonicoli-Prato,1825+16 novembre 1897.Musicista compositore. Flautista e Clarinettista. Per la sua fama il governo britannico lo nominò  direttore e ispettore delle bande militari in Sud Africa. E' sepolto a Firenze nel cimitero degl'Inglesi.
Nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N.184 del 7 agosto 1883 troviamo il seguente riconoscimento:
"S.M.si compiacque di nominare nell'Ordine della Corona d'Italia: Sulla proposta del Ministero della Pubblica Istruzione, con decreto del 15 marzo 1883 a CAVALIERE Bonicoli Vinceslao, direttore musicale nell'armata di S.M. la regina d'Inghilterra."

Onorato Bambini-Prato 27 marzo 1827 + Prato,22 aprile 1893. Religioso.Professore di retorica. Insegnante nel Collegio Cicognini,ebbe come allievo Gabriele D’Annunzio. Fu eletto Canonico della cattedrale. Vedi scheda: www.comune.prato.it/storia strade/

Innocenzo Salvi Cristiani - Prato,1832+1906.Aristocratico pratese. Pittore.
"Nato da antica famiglia nobile di Prato;fece studi classici e di giurisprudenza e si dedicò all’arte solo per passatempo, trattando squisitamente il paesaggio. Nell’adolescenza aveva avuto maestri Giuseppe Ciardi per il disegno, Carlo d’Allemagne per la miniatura e l’acquarellista Francesco Bensa per il paesaggio."
Tratto da:Archivio Storico Pratese Anno XIII dicembre 1935-pag.129

Ferdinando Giraldi - Prato, 1833 + Prato,5 gennaio 1893. Fondatore della Banca Pratese.Firmò assieme ad un altro concittadino Giuseppe Mazzoni, la petizione di Giuseppe Garibaldi per la sottoscrizione di un milione di fucili.Partì volontario con altri pratesi in Sicilia al seguito dell'eroe dei due mondi.

Ada Benini-Prato, 7 giugno 1833 + 5 febbraio 1854.Poetessa.E' sepolta nel chiostro di San Domenico.
 "Ada Benini figlia dell'avvocato Giovacchino Benini. Fu buona poetessa e pittrice,tutta animata da caldi sentimenti patriottici,infiammata dalla quotidiana presenza nella casa paterna di letterati, artisti,sacerdoti, tutti desiderosi dell'unità d'Italia.Tra di  essi: Piero Cironi, Giovanni Costantini, il canonico Silvestri,Giuseppe Arcangeli,l'abate Atto Vannucci,il Tommaseo e il Capponi." Fonti: Giornale del Mattino 7-6-1963

Badiani Giuseppe - Prato, 2 febbraio 1834 + Prato,1 gennaio 1896. Laureato in legge.
"Giuseppe Badiani nacque a Prato il 2 febbraio 1834 da Luigi e Maria Annunziata Targioni. Sposò la pratese Anna Nistri. Laureato in legge, nel 1859 fu eletto segretario del gonfaloniere di Prato. Dal 1865 al maggio 1894 fu segretario del Comune di Prato.
Appassionato di storia patria, tra il 1869 e il 1874 riordinò l'Archivio del Comune di Prato e ne compilò un inventario.Non diede alle stampe i risultati delle sue ricerche archivistiche, fatta eccezione per un breve scritto intitolato L'Archivio del Comune di Prato, che fu pubblicato nella raccolta Prato e la sua esposizione artistica-industriale del 1880 (Prato,Lici 1880). Strinse amicizia con l'erudito pratese Cesare Guasti, al quale prestò aiuto in varie ricerche archivistiche,fornendogli spesso copie di documenti dell'Archivio comunale.
Morì a Prato il 1 gennaio 1896.
"
Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni,2011. pp.32-Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" -

Attilio Ciardi- Prato,24 giugno 1834+8 novembre 1905. Musicista compositore.Fratello del grande flautista Cesare.

Emilio Bertini-Prato,22 febbraio 1836 + 6 agosto 1886. Fondatore del CAI di Prato.


"Emilio Giuseppe Alemanno Bertini nacque a Prato il 22 febbraio 1836 da Leopoldo e Angiolina Bini. Il padre amministrava patrimoni agrari e la famiglia era di condizioni agiate.Dopo la scuola primaria frequentò il Seminario di Prato e fu ordinato sacerdote il 22 settembre 1860. Nei primi anni Sessanta dell'Ottocento insegnò a Prato come maestro elementare ma, dopo l'unità d'Italia, entrato in contrasto con l'orientamento politico della gerarchia ecclesiastica, abbandonò l'abito talare, pur non chiedendo la dispensa dallo stato clericale e la secolarizzazione.Dal 1867 al 1871 si trasferì a Monza dove fu insegnante presso il Collegio Bosisio. Tornato a Prato, fu insegnante di storia e geografia nel collegio Cicognini, dove si occupò anche di riordinare la biblioteca donata da Atto Vannucci.Con Paolo Emilio Alessandri, un altro insegnante del Cicognini, nel 1879 fondò il mensile «La Toscana industriale» e nel 1879 fu uno degli organizzatori dell'Esposizione mandamentale pratese. Sempre impegnato in ambito educativo e sociale fu anche presidente della Biblioteca popolare circolante ideata da Antonio Bruni.
Appassionato di montagna nel 1885 fu tra i fondatori e primo presidente del Club Alpino italiano di Prato. Legate a questa passione sono gran parte delle sue pubblicazioni tra le quali si possono ricordare le guide Guida della Val Bisenzio (Prato, Lici 1881; poi Prato, Salvi 1892) e Le dimore estive dell'Appennino toscano (Firenze, Niccolai 1884, 1896). Scrisse anche racconti educativi come: Cuore di montanina (Roma, Civelli 1881) e Annetta. Storia di una povera bambina (già apparso a puntate nel 1877 sul periodico «L'Industriale pratese»; poi Firenze, Niccolai 1885).Morì, appena cinquantenne, il 6 agosto 1886."
Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.2011.pp.53

Giovanni Chiti-Prato,30 giugno 1836 + 20 maggio 1874. Musicista compositore.Violinista.Direttore della banda cittadina.Giovanni Chiti è il fratello di quell'Edoardo "capo musica" che poi dara' il nome alla 'Banda Chiti'.

Alessandro Franchi - Prato, 16 marzo 1838 + Siena,29 aprile 1914.Intagliatore. Ritrattista. Pittore.
"Franchi Alessandro (1838-1914)
Fin da bambino sentì la passione per l'arte e molto si esercitò a disegnare le immagini sacre o i cavalieri della Processione di Gesù Morto. Il Ferrarini, visti qualcuno di quei disegni, cominciò a dargli delle lezioni e a procurargli degli esemplari;e tanto lo prese in affezione che, aiutato anche da Cesare Guasti, si diede a cercargli i mezzi per farlo studiare. Mandato nel 1853 all' Istituto senese di Belle Arti vi percorse con onore tutte le classi sotto la direzione di quel maestro impareggiabile che fu Luigi Mussini. Dal 1857 cominciano i suoi lavori di commissione e da allora fino al termine della vita fu un susseguirsi d'opere, sempre ispirate ad altezza di concetto e a perfezione di forma, le cui tappe furono largamente descritte con amore e senso d'arte dalla Luisa Mussini, che gli fu consorte e collaboratrice intelligente. Son degni di nota il S.Giorgio per l'omonima chiesa pratese (1863), la Deposizione di S. Stefano per il can. Stefano Cai (1864), l'Estasi di S. Maria Maddalena de' Pazzi per il Seminario di Cestello (1866),una Madonna con Santi per la chiesa di S. Pier Forelli (1871), le storie per i graffiti del Duomo di Siena (1870-73), gli affreschi della Cappella dei Vinaccesi nel Duomo di Prato (1874-76) e i quadri per la Cappella del Castello di  Brolio (1878), le storie di S. Caterina nella casa di Fontebranda (1894-95), nonchè i dipinti per il Cimitero della Misericordia senese. La sala a lui intitolata nel Palazzo Pretorio testimonia la grande sua operosità e il filiale affetto per Prato, cui volle legati per testamento cartoni e disegni di molti suoi lavori."
Fonti:Angiolo Badiani.Archivio Storico Pratese.L'arte pratese del settecento e dell'ottocento. Anno XIII dicembre 1935. Fascicolo III-IV.Pag.121.

La Nazione 30-9-1964

Attilio Nuti-Prato, 1 ottobre 1839 + Prato, 26 luglio 1903. Musicista.Compositore.insegnante di Violino.Studiò all'Accademia di Firenze con il Maestro Giuseppe Ceccherini.Ha insegnato per molti anni violino al Collegio Cicognini. Nella lapide che si trova in via Santa Trinita è riportato:

IN QUESTA CASA
VISSE PER MOLTI ANNI E MORI’
IL CAV.PROF.ATTILIO NUTI
INSIGNE VIOLINISTA PRATESE
CONTINUATORE DELLA SCUOLA DEL GIOVACCHINI
NELLA CIVICA SCUOLA DI VIOLINO
NEL XXXI ANNIVERSARIO DELLA MORTE
GLI ALLIEVI LA SCUOLA COMUNALE D’ARCHI LA GUIDO MONACO
VOLLERO QUI RICORDARE IL MAESTRO VENERATO
XXIV GIUGNO 1934-XII

Edoardo Chiti–Prato, 13 ottobre 1839 + Prato 25 febbraio 1922. Musicista.Insegnante di strumenti a fiato nelle scuole comunali. A soli 29 anni Direttore della banda cittadina, che dopo la sua morte prenderà il suo nome.

Paolo Badiani - Prato, 1841+Prato,14 febbraio 1922. Sacerdote.Rettore del Seminario di Prato. - "Paolo Badiani, fratello di Giuseppe Badiani, nacque a Prato nel 1841 da Luigi, artigiano, e da Maria Annunziata Targíoni, sorella di Giuseppe Targioni. La famiglia viveva in discrete condizíoni economiche. Educato alla scuola di maestri quali Giovanni Pierallini, Luigi Corsani e Onorato Bambini, docenti e rettori del Seminario pratese, fu ordinato sacerdote nel 1865 da Giovacchino Limberti, futuro arcivescovo di Firenze. Fu viceparroco della chiesa di Santa Maria delle Carceri in Prato e poi parroco della cattedrale pratese.
Nel 1880 successe al canonico Giovacchino Gori nella carica di rettore del Seminario di Prato e mantenne tale incarico per circa quarant'anni. Promosso vicario generale della diocesi di Prato e Pistoia, nel 1916 fu nominato prelato domestico dal papa Benedetto xv. Morì a Prato il 14 febbraio 1922.
I suoi Diari sono una testimonianza della vita quotidiana nel Seminario pratese, degli studi e dell'atmosfera che regnava dell'istituto nel primo ventennio del Novecento. Paolo Badiani ha lasciato anche una nutrita corrispondenza con i seminaristi e le loro famiglie. Tutta la documentazione manoscritta è conservata a Prato nell'Archivio del Seminario e presso la Biblioteca roncioniana.
- Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario a cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni,2011. pp.32-33 Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri"

Antonio Bruni-Prato,24 aprile 1843+Campobasso 19 novembre 1891. Insegnante.Direttore scolastico.Si distinse per l'insegnamento della pedagogia.Ha fondato a Prato nel 1861 la prima biblioteca popolare italiana.  "Di Antonio Bruni non sono arrivati fino a noi né ritratti né fotografie; a raffigurarlo degnamente sarà dunque il timbro di quella "Società per la lettura popolare" che fu la realizzazione precoce della sua missione di educatore. Canonica la sua nascita pratese, in una famiglia modesta di berrettai e tessitori; il giovane Bruni però mostrò presto un'inclinazione agli studi che lo condusse fino ad una laurea in legge a Pisa a 19 anni. Ma il suo destino non era l'avvocatura. Nel 1861, un anno prima di laurearsi, quindi diciottenne, aveva fondato con otto amici a Prato la biblioteca popolare circolante, la prima in Italia, modellata sugli esempi già attivi da alcuni anni nei paesi anglosassoni e in Germania. La diffusione della "buona" cultura – da quella tecnico-economica a quella letteraria, da quella civile e politica a quella storica e morale – era, in senso manzoniano, ciò che è capace di «illuminare e perfezionare» il popolo (senza magari accenderne troppo le passioni, soprattutto quelle politiche).
Con una battuta fulminante, Bruni amava dire che nella guerra del '66, la terza d'indipendenza, se la Prussia ci aveva regalato il Veneto battendo gli Austriaci, ciò era dovuto anche alla diffusione di cultura nel popolo prussiano per merito delle biblioteche circolanti.
Anche l'Eroe dei Due Mondi scrisse da Caprera a Bruni parole di elogio e di incoraggiamento: «Lo scopo a cui mira codesta Società è così santo da meritare la considerazione universale ed io fo voto perché l’esempio generoso sia presto imitato nelle città consorelle della Penisola».
Convinto, da buon pratese, che ciò che non costa non ha valore agli occhi di chi acquista, Bruni impose agli associati alla biblioteca circolante una piccola tassa di 30 o 40 centesimi al mese per poter accedere al prestito dei volumi: la cosa, forse, fece sì che, a fronte di un impetuoso dilagare in tutta Italia dell'idea di Bruni, la sua creatura pratese, anche se premiata a Parigi nel 1867, ebbe in fondo una vita abbastanza stentata, non sorprendente in una città in cui la tipografia non era apparsa prima della fine del XVIII secolo e in cui la lettura, o anche il semplice maneggio, dei libri sono stati così rarefatti e ostacolati da farvi nascere una biblioteca comunale solo pochi decenni fa, probabilmente ultima, in ordine di tempo, di tutto l’Occidente. Adesso, si spera sia un’altra storia.
Oltre che nel tenace apostolato in favore della cultura popolare, Antonio Bruni spese la sua breve esistenza in una brillante carriera di insegnante e dirigente scolastico.Si spense a Campobasso il 19 novembre 1891."
s.f. Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri

Marianna Nistri - Prato, 29 settembre 1843 + Prato 25 ottobre 1905.Studiò presso le suore Salesiano del Collegio di Pistoia.Alla morte della madre si occupò dei fratelli.Divenne presidente dell'Associazione Donne di Carità a Prato. Aprì un ospedale per bambini malati facendo loro da madre e infermiera.Ne fu la direttrice fino alla sua morte.                                                      
IL CENTENARIO DI UNA BENEMERITA PRATESE  (L'Avvenire D'Italia 7-2-1943)
Marianna Nistri
(1843-1905)
Nel prossimo settembre saranno cent'anni da che nacque, Marianna Nistri, la donna che ha un posto notevolissimo nella storia  della beneficenza pratese dei nostri tempi. Uscì  da una di quelle famiglie d'antico stampo dove la Fede cristiana era vissuta ed osservata con mirabile aderenza, dove l'educazione dei figlioli era curata fino nei  minimi  particolari secondo i precetti di Dio e della Chiesa. La  Marianna crebbe secondo gli esempi e gli insegnamenti dei  genitori. Ebbe un' istruzione quale  si richiedeva ad una fanciulla di casa benestante  qual'era la sua e sentì fino da bambina il desiderio di diventare suora salesiana per dedicarsi  all’educazione della  gioventù, all’assistenza dei poveri e degli ammalati. Ma la perdita  della mamma e poco dopo anche del  babbo, la chiamarono a far da madre ai piccoli fratelli. Allora, rassegnata,dovette rinunciare al suo proposito  e farsi la donna provvidenziale della sua casa. Meglio di me, con grande venerazione e abbondanza di particolari, ha disegnato la figura della Nistri il caro e venerato canonico Ceccatelli  in una biografia stampata nel 1935 “ Chi ebbe occasione di avvicinarla – egli scrive- di conoscerla, è costretto a dichiarare che questa donna era proprio destinata da Dio per essere esempio luminoso di fede, di abnegazione, di carità, di bene spirituale e materiale alle fanciulle e alle donne di qualunque condizione e, specialmente a quelle moderne che, per il loro egoismo, per la loro smodata ambizione, non comprendono e non praticano quella vera, santa, ed utile missione per mezzo della quale la donna diverrebbe l’angelo di consolazione e di felicità nella famiglia, nella società e nella patria”.La Nistri intese appieno questa missione e vi si dedicò con tutto il trasporto delle anime ardenti di sante azioni. Cresciuti i fratelli ella restò libera dalle cure familiari; libera di dedicarsi interamente alla preghiera ed alle opere di carità, tra le quali la carità intellettuale istruendosi nella letteratura ascetica, nella storia e nella filosofia per essere utile alla gioventù femminile, cui dedicò una Vita di Maria tradotta dal francese ; praticò l’assistenza agli infermi come attiva socia delle Dame di Carità, delle quali fu uno dei più validi sostegni; promosse la diffusione della società delle Figlie di Maria, di cui fu tanto benemerita. L’opera sua più duratura. Nell’assistenza delle bambine ammalate fu la fondazione di uno “spedalino”, avvenuta nel 1884. Ne aveva da tempo vagheggiata la istituzione, ne vedeva ogni giorno, nella quotidiana esperienza delle miserie e dei dolori umani, crescere ed ingigantire il bisogno. Trovò e comprò una casa in via Carbonaia, dove inaugurò il piccolo spedale. Tra i timidi, i dubbiosi, i contrari aveva vinto, dopo lunga meditazione, il cuore di Marianna infiammato di carità per i fanciulli. Ancora il canonico Ceccatelli scrive: “ Dopo quattro anni di questa inaugurazione dello Spedalino si pensò a cambiare casa, perché quella non era più bastante per l’aumento delle ricoverate e per richieste di ricovero. Vennero allora incoraggiamenti e maggiori aiuti, e qui mi piace ricordare i primi ed i più distinti benefattori: Mons. Giovanni Pierallini, Vescovo di Colle Val d’Elsa poi Arcivescovo di Siena; Mons.Leopoldo Franchi, Vescovo di Livorno; Mons.Baldassare Mazzoni, Vicario generale; Priore Livio Livio, Parroco dello Spirito Santo; Can. Flaviano Magni, Parroco di S.Agostino poi Vicario Generale, ed altre nobili persone. La benedizione di Dio si faceva manifesta sulla pia Casa ricompensando la fondatrice di tanti sacrifici. Lo Spedalino vive e fiorisce tuttora sotto il nome di Marianna Nistri. La memoria di questa donna di fede e di carità sia viva nel cuore dei poveri da essa tanto amati e beneficati da Cristo. Fonti: L'Avvenire D'Italia 7-2-1943. Ricerche: Biblioteca Comunale Lazzerini

Lorenzo Ciulli - Prato, 19 ottobre 1843+ Campi Bisenzio, 24 aprile 1922. Sacerdote. Parroco della chiesa di San Pietro Apostolo di Galciana,incarico che tenne fino al 1921.
"Lorenzo Ciulli nacque a San Giorgio a Colonica, frazione di Prato, il 19 ottobre 1843 da Gaetano, contadino mezzadro, e da Agostina Benelli. Studiò presso il Seminario e Collegio vescovile di Pistoia, dove si distinse per merito.
Ordinato sacerdote nel 1866, fu prima cappellano della parrocchia di Santa Maria del Soccorso di Prato e,in seguito, parroco della chiesa di San Pietro Apostolo di Galciana, popolosa frazione di Prato, incarico che tenne fino al 1921.
Per più di cinquanta anni fu per la comunità di Galciana un punto di riferimento sia sul piano pastorale, sia su quello sociale.
Costante fu il suo impegno per promuovere e realizzare opere che fossero di giovamento per tutta la comunità di Galciana. Nel 1878, dopo dieci anni di lungaggini burocratiche, inaugurò il cimitero di Galciana, Capezzana e Vergaio; si impegnò poi affinché le vie di comunicazione esistenti fossero mantenute in buono stato e ne fossero aperte di nuove, come quella fra Galciana e Narnali, che fu inaugurata nel 1895, e quella del "Nuovo ponte del Fantaccio ",inaugurata nel 1904.
Molto attivo a livello sociale,si occupò della locale banda musicale della quale fu presidente dal 1877 e dell'organizzazione di fiere di beneficenza con le quali la banda musicale si finanziava. Promosse anche varie iniziative nell'ambito educativo fondando una Casa di custodia per l'infanzia abbandonata e nel 1909 il Circolo operaio Fede e Azione «con una scuola serale e festiva, un teatro, ricreatorio e una palestra all'aperto».
Nonostante fosse stato destinato a una piccola frazione di campagna, riuscì a entrare in contatto con vari intellettuali come Isidoro Del Lungo, Cesare Guasti e Giulio Giani.
Fu restio a impegnarsi in lavori di ricerca storica o erudita, e più in generale a scrivere per le stampa. Fatta eccezione per alcuni scritti d'occasione (commemorazioni di defunti, discorsi, epigrafi), la sua più importante opera è le api dei georgici latini (1903), nella quale seppe fondere la sue più grandi passioni: gli studi classici e l'apicoltura. Con Isidoro Del Lungo nel 1912 curò poi il settimo e ultimo volume dell’edizione delle opere di Cesare Guasti nel quale fece pubblicare, postillandole,una selezione di lettere tratte dal carteggio dello studioso pratese. Nell’agosto del 1921, all’età di 78 anni, si ritirò dall’attività pastorale. Morì il 24 aprile 1922 a San Lorenzo a Campi."

Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri".Scrittori pratesi del novecento. Da Malaparte a Veronesi. Antologia. A cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri. Prefazione di Giorgio Luti. Edizioni Polistampa. Firenze.2009.pp 449-450

Ciardi Antonio-Nato a Prato 1844 + Prato, 1909 Intagliatore.
Ciardi Antonio (1844-1909)
Rimasto presto orfano, fu collocato nell'Orfanotrofio Mgnolfi, dove  frequentò l'officina dello stipettaio Biagi.Uscitone a 18 anni si perfezionò alla scuola di Rinaldo Barbetti fiorentino, quindi si recò a Genova. Ebbe allora offerta di portarsi a Marsiglia come maestro di un'importante officina d'intaglio,ma l'amore alla sua terra lo ricondusse  Prato,dove rinunciata l'offerta del posto di maestro    della scuola d'intaglio nell'Orfanotrofio, istitui un laboratorio da cui, uscirono tanti bei lavori che si ammirarono in Italia e all'estero e una larga, cerchia di allievi che gli fanno onore.

Fonti:Angiolo Badiani.L'arte pratese del settecento e dell'ottocento.Archivio Storico Pratese.Anno XIII Fasc.III-IV.1935.pp.119.

Boni  Emilio – Prato, 22 giugno 1844 + Prato, 2 dicembre 1867. Scultore.
"Frequentò fanciullo la Scuola comunale di disegno, ma molto si esercitò da se stesso modellando in argilla statue da giardino e trattando la cera e la creta. Nel dicembre del 1861 Cesare Guasti lo presentava al Duprè, e questi, dopo un mese che lo aveva tenuto nel suo studio, ne diede consolante giudizio. Fu mandato allora all’Istituto di Siena, dove trovò un fratello nel concittadino Alessandro Franchi e un  padre nel direttore Luigi Mussini. Un anno dopo vi conseguiva i primi premi nei concorsi di disegno e di anatomia.E’ di questi tempi il Mosè fanciullo, che piacque al Duprè; poi nel '65 fece due busti che qui si espongono entrambi bellissimi, nel '66 una figuretta di marmo commessagli dal Sarrocchi per la facciata del Duomo di Siena. Altri lavori lasciò in quella città a in Prato, tra cui il restauro della Madonna dell’Ulivo dei fratelli da Maiano, quando fu collocata in Duomo ; ma la morte, che lo colse a 23 anni nel 1867, gli impedì più luminoso avvenire….”.
  Fonti:Angiolo Badiani.L'arte pratese del settecento e dell'ottocento.Gli artisti e le opere.Archivio Storico Pratese. Anno XIII. Fasc. III-IV dic.1935.pp.116

Buonazia Lupo Nato a Prato il 18 luglio 1844 + Prato 1914 Orientalista e professore universitario.Lupo Buonazia naque a Prato il 18 luglio 1844. Frequentò fin da piccolo la famiglia Benini, Giovanni Costantini e l'Arcangeli che erano grandi amici di suo padre Girolamo, illustre pedagogista. Studiò legge all'università di Pisa, dove si appassionò alla lingua araba seguendo le lezioni del professor Lasinio. Fece pratica di avvocatura a Firenze e continuò lo studio dell'arabo sotto Michele Amari. Nel 1868 stilò il Catalogo dè manoscritti arabi delle biblioteche Riccardiana e Nazionale e con sussidio governativo partì per la Germania per specializzarsi in orientalistica a Lipsia e Berlino. Dal 1872 per due anni fu direttore della Scuola italiana di Beirut in Siria e nel 1874 tornò in Italia per fermarsi a Napoli dove divenne professore di lingua araba al Collegio asiatico e di arabo antico e storia delle letterature semitiche comparate all'università.Al IV Congresso internazionale degli orientalisti che si tenne a Firenze nel 1878 partecipò con una relazione sul metodo da seguirsi sulle ricerche della metrica araba (in atti del IV Congresso internazionale degli orientalisti, Firenze, Le Monnier 1881) e in seguito a questo incontro iniziò a collaborare con altri dotti orientalisti italiani come Ignazio Guidi, Luigi Bonelli e Bartolomeo Lagumina alla catalogazione sistematica dei manoscritti orientali conservati nelle biblioteche governative. La pubblicazione uscì in sette fascicoli dal 1878 al 1904 con il titolo Cataloghi dei codici orientali di alcune biblioteche d'Italia. Stilò inoltre una Grammatica della lingua araba ( Napoli, Litografia Carbone 1879) e le Regole della grammatica araba (Roma,Accademia dei Lincei 1900). Fonti:La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri".Piano B Edizioni. 2011.pp.82-83. 

Vittorio Ugo Fedeli-S.Quirico di Vernio, Prato,1844+10 agosto 1880. Scrittore e Poeta.- "Vittorio Ugo Fedeli nacque a San Quirico di Vernio nel 1844 da Lodovico,avvocato.Segretario del Comune di Vernio fu assassinato presso il passo di Gavigno (Cantagallo) il 10 agosto del 1880. Si interessò di storia locale pubblicando gli studi L'opera pia di S. Niccolò di Bari di Vernio (Prato, Aldina 1875) e Lo Spedale di Vernio (Prato,Aldina 1877), che associano «l'erudizione e la dottrina ad una forma elegante». Si dilettò anche di poesia publicando l'inno La battaglia di Lepanto (Prato, Aldina 1876) e la raccolta Fiori appassiti (Prato, Alberghetti 1878). Collaborò al bollettino «Prato e la sua esposizione artistica-industriale del 1880», sul quale comparvero postumi i suoi Fogli sparsi, costituiti da un breve saggio sullo scrittore di Vernio Benedetto Fioretti;il racconto storico Orso degli Alberti e la rielaborazione di leggende raccolte nella Val di Bisenzio." Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.Prato.2011.pp.157-158

Attilio Cerutti- Prato, 1847 + Prato,5 aprile 1911.Si laurea di ingegneria Meccanica all'Accademia di Torino.Capitano.Direttore della fonderia dell'Orfanatrofio Magnolfi. Fece parte del comitato Pratese per la costruzione della rete ferroviaria Prato-Bologna.

"Attilio Cerutti nacque a Prato nel 1847.A soli tredici anni venne inviato nel Collegio militare di Modena, dimostrando una naturale inclinazione verso le scienze guerresche e compiendo brillantemente gli studi fino a raggiungere il grado di ufficiale.Allo scopo di perfezionarsi, decise di recarsi  all’Accademia di Torino, dove conseguì la laurea in ingegneria meccanica e i galloni di capitano.
Il primo impegno di lavoro lo vide coinvolto in servizi inerenti le strade ferrate, in quel periodo una delle attività più promettenti e di sicuro avvenire. Al suo ritorno a Prato si dedícò alla direzione della fonderia dell'Orfanotrofio Magnolfi che contava ben 75 operai, succedendo al Cornet che era stato l'iniziatore. In questa veste dimostrò tutto l'ingegno e la managerialità di cui era dotato, riuscendo a  portare la città di Prato all'attenzione  nazionale per l'alta tecnologia raggiunta nelle fusioni e nei trattamenti dei metalli.Il 21 maggio 1883 si costituì solennemente, nella Sala Maggiore del palazzo municipale, il Comitato pratese per la costruzione della linea ferroviaria Prato-Bologna, in alternativa alla già esistente Porrettana. Attilio Cerutti rivestì un ruolo fondamentale,ed alla morte del presidente Giovanni Ciardi egli ne assunse la responsabilità portando a conclusione, con l'approvazione dei progetti da parte del Parlamento, quanto si auspicava il sodalizio.
Fu tra i fondatori dell'Associazione  Pro-Cultura, antesignana dell'attuale Università popolare,il 31 maggio 1908. Scomparve,rimpianto da tutti nel 1911."

Fonti:La Storia di Prato. Alessandro Assirelli.Il Tirreno.Livorno. 1995.pp.147-148

Antonio Angiolini-Prato,20 dicembre 1848 + San Vivaldo di Montaione 12 novembre 1929. Medico.Volontario nella battaglia di Bezzecca.Deputato.Per molti anni, Presidente della Cassa di Risparmio di Prato. - "Nato a Prato il 20 dicembre 1848, studiò al Cicognini come titolare di un posto gratuito di convittore dal 17 novembre 1859 al 31 luglio 1865. L'anno successivo partecipò come combattente volontario tra i garibaldini alla battaglia di Bezzecca. Medico con la passione per la politica, nel giugno 1895 venne eletto deputato al Parlamento, disinguendosi come oppositore di Crispi. In seguito, venne eletto per ben cinque legislature, rinunciando solo nel 1919. In assemblea parlò rare volte ma sempre in difesa degli interessi e dell'importanza economica di Prato, in relazione al crescente sviluppo delle sue industrie. In diverse occasioni lamentò l'incuria delle autorità verso la stazione di Porta al Serraglio, ma sempre sostenne la costruzione della Direttissima. Nel 1896 assunse la presidenza della Cassa di Risparmio che tenne ininterrottamente fino al 1929. Scomparve il 12 novembre 1929 a san Vivaldo di Montaione, nella sua villa dove si era ritirato a seguito di una malattia."
Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-

Franchi Ettore Canonico – Nato a Prato il 10 agosto 1850 + 5 marzo 1927. Penitenziere della Cattedrale.
Eletta figura di sacerdote, godeva in Prato larghissima stima non tanto per le sue virtú,quanto per la sua cultura.
Nato a Prato il 10 agosto 1850, compì con lode gli studi nei patrio Seminario. Ordinato sacerdote nel 1874, fu Vice-Rettore del Seminario Vescovile per 5 anni, poi fu nominato parroco di S. Maria della Pietà e si distinse per lo zelo del culto, per l'istruzione religiosa dei giovani e per la cultura della musica. Studioso delle scienze naturali fu insegnante dì questa materia nel Seminario e nel Conservatorio di S.Niccolò. Pubblicò alcune monografie che furono molto apprezzate quali:Per le vie atmosferiche,appunti scientifico-ricreativi;Saggio di climatologia pratese; il Pianeta Marte, studi astronomici; il terremoto del 1295 in Val di Bisenzio, ecc.
Fondò nel gennaio 1886 l'Osservatorio meteorologico nell'Orfanotrofio Magnolfi; e come vi adoperò tutte le forze del suo ingegno, così vi consacrò molta parte del suo meschino peculio. Onde ebbe un diploma di benemerenza dal Consiglio direttivo di meteorologia di Roma e fu poi nominato Cavaliere della Corona d'Italia.
Il 29 novembre 1889 fu nominato Canonico Penitenziere della Cattedrale. Meritò la fiducia dei superiori Ecclesiastici che gli affidarono altri uffici delicatissimi.
Dopo lunga infermità, munito di tutti i conforti religiosi e di una speciale benedizione del Santo Padre, il 5 marzo 1927 passava a miglior vita.
Fonti:Preti pratesi tornati al padre.Can.Antonio Frati.Stabilimento grafico Emilio Rindi.Prato 1975.

Adriano Cecchi-Prato, 21 dicembre 1850+Firenze, 1936. Pittore, intagliatore. 

ADRIANO CECCHI 
Pittore

Fra i personaggi meno noti della pur ricca e variegata vita artistica e letteraria della nostra città fra Otto e Novecento, vi è senza dubbio il pittore Adriano Cecchi nato a Prato nel 1850 da Giuseppe Cecchi e Rosa Barbani, nella Parrocchia di S.Agostino. Il padre era finissimo artigiano e scultore in legno.
Trasferitosi giovanissimo a Firenze Adriano vi frequenta l'Istituto di Belle Arti e l'Accademia.
Negli anni 1870-80 è attirato dalle esperienze dei Macchiaioli, di alcuni dei quali è amico,in particolare del Signorini (è nota un'acquaforte con dedica alla moglie) del Cecconi e dello stesso Fattori, che frequenteranno in seguito il suo studio in via della Robbia dove si trasferisce negli anni 1875-80 e che manterrà per quasi tutto l'arco della sua attività artistica, anche durante i suoi spostamenti.
Nel 1880 va per la prima volta a Londra; vi si reca in seguito altre due volte fino al 1911. Qui opera come ritrattista e come autore di quadri di genere stile Gainsborough. Una volta con lui è anche il Signorini. Sue opere si trovano oltre che a Londra anche a Monaco (due nella Galleria d'Arte Moderna di Monaco) e a New York. Da un certificato risulta che nel 1888 prende nuovamente la cittadinanza a Prato, in via Magnolfi 42, nel quartiere Inghirami.
Intorno all'ultimo decennio del secolo il Cecchi partecipa intensamente alla vita artistica fiorentina contribuendo alla fondazione del Circolo degli Artisti. Nel 1898 quando "La Nazione" dedica il numero speciale a “ I centenari fiorentini in onore di Amerigo Vespucci e Paolo Toscanelli Dal Pozzo", Arturo Faldi egregio e attivissimo presidente della commissione dei festeggiamenti dà incarico all'architetto Guidotti, ad Augusto Burchi e ad Adriano Cecchi di realizzare un palco nel Salone dei Cinquecento arricchendolo con scene di soggetto storico: Adriano Cecchi vi realizzerà "Il ritorno di Lorenzo il Magnifico dopo conclusa la pace col Re di Napoli”. Così dalla breve scheda biografica apparsa sulla Nazione si apprende che " Il Cecchi ebbe il posto di insegnante nella Scuola di Arti Decorative. Sono molto apprezzati i suoi quadretti di genere trattati con grazia ; essi hanno tutti un'impronta speciale ; le graziose scene goldoniane  sono da questo valente artista rese con eccezionale verità. Il Cecchi è un imitatore detto di ogni stoffa, di ogni bronzo, di ogni doratura ed è abilissimo nella doratura".La sua presenza è attiva anche come membro di commissioni ed enti per l’arte quali: La Società di Belle arti  di Firenze, il Comitato pro Fiorentina in Palazzo Vecchio, la Società Italiana per l’Arte Pubblica nel Palazzo della Signoria, l’Associazione per la difesa di Firenze antica nel Palazzo Corsini.
Partecipa a varie iniziative di carattere mondano e culturale (manifesti, ricostruzioni architettoniche ecc.) Ha incarichi dal Comune per finissime pergamene in occasione di avvenimenti diplomatici, come era d'uso nella Firenze del tempo.
Partecipa al concorso per il progetto della facciata di S. Lorenzo e il suo progetto viene prescelto pur non realizzandosi l'opera. E' amico di pittori fra cui il Viviani, di scrittori: è fra i pittori scelti da Renato Fucini per alcune illustrazioni per "Le Veglie di Neri " (I Edizione illustrata, 1890).
Nell'ultimo periodo della sua vita ha lo studio in via della Pergola e ormai anziano riduce la sua attività, limitandosi al restauro.
Muore a Firenze nel 1936.
Fonti:Mario Bellandi.Pratesi D'altri tempi.Studio Bibliografico Pratese. 1998. pp.48-49

Egisto Niccoli - Prato, 25 febbraio 1852 + Torino, 6 novembre 1928. Tenore.

Fonti: La Nazione 28-2-1952

Egisto Niccoli
Nello stesso anno in cui Tobia Bertíni cantava in America con Arturo Toscanini, debuttava al teatro « Morlacchi » di Perugia, il 20 dicembre 1866, Egisto Niccoli, un altro tenore famoso nella seconda metà dell'Ottocento.
Era nato a Prato quattro anni prima di Bertini, il 25 febbraio 1852, aveva dimostrato fin da ragazzo spiccata attitudine musicale e, parallelamente al lavoro — era artigiano tessile — studiava canto. Prima con i maestri locali, poi a Firenze con Francesco Cortesi,l'insegnante che assieme a Ciaffei  aveva preparato Tobia Bertini. Fu a questa scuola fiorentina che il Niccoli ed il Bertini, coetanei e già amici, fraternizzarono e sognarono assieme il mondo della gloria, dell'arte. Bertini più impulsivo, più deciso, in possesso di un maggior temperamento artistico, riuscì ad imboccare prima la strada che doveva condurlo ai grandi successi. Niccoli più calmo, riflessivo, spesse volte indeciso, stentava a presentarsi al giudizio del pubblico: e questo anche per il suo carattere condizionato, da una eccessiva timidezza, ben poco congeniale con il proverbiale ardore che deve permeare la figura del tenore. Una timidezza, del resto, che ebbe sempre ripercussione negativa sul suo rendimento artistico. Infatti anche pieno della sua carriera, Egisto Niccoli, ad una bella voce di puro timbro tenorile, univa una recitazione stentata, un'azione scenica scalba ed impacciata, che non convinceva gli Spettatori e finiva per essere a tutto svantaggio della sua prestazione. Debuttò a trentaquattro anni, un po' tardi per la verità, quando il Bertini, di lui più giovane quattro anni, era gia in arte da sette.Ebbe tuttavia un ottimo successo ela prima opera che cantò fu « I Lombardi alla prima crociata » di Verdi. I giornali riportarono un lusinghiero giudizio sulla sua prima apparizione in pubblico e parlarono di « voce limpida ed estesa », di « ottima scuola », di « fraseggio dolce e ben modulato ». Gli preconizzarono insomma una brillante carriera.
Dopo il successo di Perugia ebbe subito diverse scritture e fu richiesto dai teatri più importanti d'Italia. Aveva già pronto un repertorio vasto che comprendeva «Lucrezia Borgia », « Rigoletto », « Aida », « Traviata », « Forza del destino », « Un ballo in maschera », «Lucia di Lammermoor », « Faust », « Gioconda » « Ernani », « Africana », « I due Foscari », « Mefistofele », «Saffo » ed altre opere minori. A queste aggiunse « Il Trovatore » che fu per lunghi anni il suo cavallo dí battaglia, e si presentò così nei maggiori teatri italiani. Cantò a Firenze, Siena, Foggia, Genova, Pavia, Milano, Cagliari, Bologna, Forlì, Cremona, Parma ed in tante altre città. Ovunque ottenne meritati successi.
Sulla « Gazzetta di Parma » del 1894 abbiamo trovato questa singolare critica a proposito di otto recite del « Ballo in maschera » di Verdi: « Senza ricorrere ai grandi effetti, senza lenocinii, il Niccoli trascina il Pubblico all'applauso,lo convince e riporta ovunque e sempre trionfi tali che gli darebbero il diritto di essere orgoglioso ed invece è modesto ». Curioso il termine « lenocinio » usato dall'articolista come sinonimo di divismo, di gigionismo.Ed azzecca in pieno l'osservazione
sulla modestia dell'artista. Il Niccoli infatti univa alla mitezza del carattere una modestia veramente rara, che lo rendeva ancor più sensibile e caro negli affetti e nelle amicizie.
Un'altra critica che ci piace riportare, a proposito di alcune  alcune recite da « La forza del destino » date a Bologna,  dice: « Al signor Egisto Niccoli, tenore, in fatto di merito e di lieta accoglienza, spetta senza dubbio il primo posto: egli possiede bella voce, pastosa, dizione corretta ed elegante, buon metodo di canto, cui unisce grazia e sentimento. Ecco spiegato l’enigma dei più lieti festeggiamenti che ogni sera l’accompagnano e che si fanno entusiastici dopo la romanza"solenne di quest’ora”, ch’egli canta squisitamente bene “. A proposito di questa romanza, che viene cantata da “Don Alvaro” morente, sul lettuccio di un ospedale da campo, si racconta che il Niccoli la eseguisse  stando sdraiato. E cantare “squisitamente bene”, come dice l’articolista, una romanza simile, con diversi « la naturale », non è davvero facile. Chi conosceva bene il Niccoli asserisce che riusciva a cantare così proprio perché stando sdraiato non vedeva il pubblico del quale ebbe sempre grande soggezione: vinceva quindi la sua timidezza e riusciva a dare il meglio di sé. Al «Metastasio » si presentò contemporaneamente in due opere nella stagione 1888-89: « Lucrezia Borgia » e « Forza del destino ». Ottenne due successi entusiastici.Specialmente nella « Forza dei destino » fu un « Alvaro » di rara efficacia, localmente ineccepibile. Ancora al  «Metastasio» il Niccoli cantò nel 1900 l’oratorio perosiano « La resurrezione di Cristo » e poi, nella stagione 1900-1901, «Il Trovatore» , ed in quella 1903-4 ancora « Lucrezia Borgia ». E furono altre recite salutate dal successo più incandescente. Specialmente nel « Trovatore » Egisto Niccoli mise in luce tutto il prestigio della sua voce, dette una prova superba di bel canto, profondendo il suo talento in una successione di romanze, duetti, concertati, intimamente sentiti e largamente espressi con fraseggio caldo e suadente, con incisività martellante, con sicurezza di intonazione e perfetto stacco di tempo.
Dopo tanti successi italiani, le prime scritture all'estero, seguite da lunghe stagioni nei più importanti teatri del mondo. Egisto Niccoli cantò in America e per diversi anni fu annualmente riconfermato al « Colon » di Buenos Aires. Cantò in Russia, in Danimarca, in Svezia, in Norvegia, in Olanda, in Francia, in Spagna. Durante una tournée americana incise sui dischi « Columbia » le romanze della « Mignon » di Thomas ed ebbe un sucesso discografico molto buono.
Dovunque cantò, Egisto Niccoli dette sempre prova di serietà, di consapevolezza delle sue possibilità, di accurata preparazione, di onestà professionale, passando dal repertorio lirico a quello drammatico con estrema facilità e riuscendo ottimamente in entrambi.
Parallelamente alla carriera si dedicò ad iniziative culturali le più svariate: fu all'avanguardia del movimento musicale del tempo e prestò sempre indefessamente la sua opera per un maggiore sviluppo ed una maggiore divulgazione della musica. Con i fratelli Niccola e Martino fu tra i fondatori della corale « Guido Monaco » ed organizzò spettacoli lirici, manifestazioni musicali e concerti, ispirando sempre la sua vita ad un equilibrato e nobile senso d'arte.
Si ritirò dalle scene prima che la sua parabola cominciasse a declinare e si dedicò all'insegnamento del canto fondando una scuola a Milano ed una a Torino,dirigendole entrambe e dando prova del suo talento  didattico, al quale la sua cultura e la sua lunga carriera davano l'apporto di una grande esperienza. Morì settantaseienne a Torino il 6 novembre 1928 e fu pianto da quanti lo  avevano conosciuto ed applaudito, stimandone ed apprezzandone le sue alte doti oltreché artistiche, anche umane. Infatti nella sua raggiunta agiatezza non era mai stato insensibile alle richieste che da più parti gli pervenivano, e sempre aveva aiutato concretamente amici e colleghi.
Fu sepolto a Tortona, vicino alla figlia Elvira, che gli morì giovanissima, e sulla sua tomba una lira musicale ricorda e tramanda ai posteri la sua arte, la sua voce, la sua popolarità.

Fonti: Fioravanti Roberto. La musica a Prato dal Duecento al Novecento. Prato: Azienda autonoma di turismo di Prato,[1973] pp.342-345

Silvio Ceccatelli-Canonico-Prato,12 ottobre 1854 + Prato, 2 febbraio 1945.Sacerdote.Giornalista e scrittore.Direttore del Piccolo Educatorio di S.Anna.

Fonti: La Nazione 2 Febbraio 1970

Ceccatelli, Silvio
(Prato 1854 – ivi 1945)
Nasce a Prato il 12 ottobre 1854 da Raffaello e Anna Nutini, in una famiglia di umili origini, lui sarto, lei tessitrice. Presi i voti nel 1881, fu per un biennio cappellano in Prato del Monastero di San Silvestro, quindi parroco di Santa Maria delle Carceri. Nel 1892 è nominato direttore spirituale delle Figlie di Sant'Anna, tre anni più tardi prefetto dell'Orfanotrofio della Pietà. Nel 1838 compose la biografia del fondatore: Gaetano Magnolfi l'amico degli operai e padre degli orfani (Prato, succ.Vestri 1900). Dal 1907 al 1920 sarà parroco della cattedrale di Prato. Si interessò sempre dell'educazione dei ragazzi e, forte dell'esperienza precedente, fonderà il Ricrearono popolare Santo Stefano, con il fine di recuperare i bambini abbandonati.A lui dobbiamo anche la fondazione el I893 dei Piccolo educatorío di Sant'Anna, destinato ad accogliere gli orfani.
Come scrittore collaborò con i periodici «L'amico del popolo» e «La guida al vero». In Appendice a «L'amico del popolo» furono pubblicati due suoi romanzi storici: Gualtiero. Storia pratese del secolo XV (1884-1885; edito poi in volume:Prato, Contrucci 1889) e Florina ovvero i due fidanzati pratesi storia del secolo XVI (1886-1887;edito poi in volume: Prato,Contrucci 1888; poi Prato, Nutini 1912). Su «La guida al vero» del 1894 apparve il romanzo intitolato Dall'Arno in alto mare.
Scrisse anche resti teatrali, rappresentati presso l'Orfanotrofio Magnolfi e il Piccolo educatorío di Sant'Anna, e numerosi scritti celebrativi e d'occasione.
Morì a Prato il 2 febbraio 1945.

Fonti: La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli. Piano B Edizioni.2011.pp.97.

Muzio Pampaloni-Prato,13 gennaio 1855+Pisa,14 gennaio 1929. Professore di Diritto Romano.
Figlio di Pietro e di Teresa Benelli, di lui stampò una breve necrologia La Patria del 20 gennaio 1929.Professore di Diritto Romano nelle Università di Urbino, Macerata, Siena e Pisa. A Siena fu Rettore dell'Università negli anni 1889 e 1890 e Preside della Facoltà giuridica negli anni 1886 e 1892.A Pisa fu Preside della Facoltà giuridica negli anni 1898 e 1921.Consigliere comunale a Prato negli anni 1889-1897.Socio della Cassa di Risparmio di Prato. Presidente della Commissione Amministrativa del R.Conservatorio di S.Niccolò nel 1894. Cavaliere Ufficiale della Corona d'Italia. Fonti:Archivio Storico Pratese.Luglio 1929 anno VIII fasc.3 

Giovanni Livi -Prato 10 maggio 1855+Firenze 1930.Storico.Grande studioso di Dante.
Nasce a Prato dal Prof.Carlo e da Giuseppina.Fratello del medico Antropolologo Ridolfo Livi.Studiò nel nostro collegio Cicognini, poi a Siena.Nel 1887 diresse l'Archivio statale di Brescia e nel 1898 quello di Bologna.Muore a Firenze nel 1930.

Franco Franchi Mons.-Prato 3 settembre 1885 + Prato 29 ottobre 1958 - Arciprete di S.Maria delle Carceri.Durante la prima guerra mondiale fu decorato di medaglia al valore.Nominato da S.S.Pio XII suo Cameriere Segreto Sopranumerario.

Don Didaco Bessi - Iolo, Prato, 5 febbraio 1856 + Prato,25 maggio 1919. Sacerdote. Fondatore delle suore Domenicane di Santa Maria del Rosario di Iolo. - "Didaco Bessi nato a Iolo (attuale frazione di Prato)il 5 febbraio 1856,studiò al Seminario pratese con Giovanni Bacci.Fu ordinato sacerdote nel 1879 a soli ventitré anni e,come cappellano prima e pievano poi,tornò nella sua Iolo.Entrò a far parte del terz'ordine domenicano e prese il nome di fra' Antonino. Fondò un'istituzione di assistenza per gli orfani,le bambine e gli ammalati del paese:l'Istituto delle Suore di Carità della beatissima Vergine del Rosario (oggi Domenicane di Santa Maria del Rosario).Visse in povertà e lottò continuamente per migliorare le condizioni dei suoi parrocchiani.Scrisse numerosi discorsi e sermoni. Morì il 25 maggio 1919."  Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all'Ottocento. Dizionario. A cura di Giovanni Pestelli.Piano B Edizioni. 2011.pp.56

Ridolfo Livi -Prato,13 luglio 1856+Firenze,12 aprile 1920.Medico.
Ridolfo Livi,degno figlio di Carlo,illustre medico e patriotta,nacque in Prato il 13 luglio 1856.A ventidue anni laureatosi in medicina e chirurgia nell'Università di Pavia,entrò nel corpo sanitario militare,nel quale raggiunse il grado di maggior generale.Fece la campagna d'Africa dell'87-88, e nell'ultima guerra fu Direttore di Sanità,prima della zona Carnica,poi della Sesta Armata.Fulmineo male lo abbattè in Firenze,il 12 aprile 1920,nella pienezza della virilità intellettuale e fisica.

Fonti: Giornale del Mattino 14-12-1956

Tobia Bertini - (Tobia Federico Maria Bertini) Prato, 25 ottobre 1856 + Milano 28 aprile 1936.Cantante,Tenore. - "Secondogenito di sei fratelli, affidato all'Orfanotrofio Magnolfi all'età di nove anni, fu allievo del sacerdote Antonio Ciabatti, prefetto dell'istituto, che aveva creato in seno all'orfanotrofio una scuola di canto e di pianoforte.
A diciotto anni iniziò a lavorare presso una bottega di intagliatori ma trovò il tempo di frequentare a Firenze prima la scuola di canto del maestro Ettore Contrucci, poi quella dei maestri Ciaffei e Cortese, con i quali perfezionò il suo stile.
L'8 settembre 1877 calcò le scene per la prima volta, nella parte di Manfretta, figura di secondo piano nella Marinella di Attilio Ciardi, dando prova di saper stare in palcoscenico.
Il 16 ottobre 1879 debuttò al Teatro Matteini di Pistoia nel ruolo di Alfredo Germont ne La Traviata ed ottenne subito un entusiastico successo di critica e di pubblico. L'anno successivo cantò nella Norma a Firenze e il 22 dicembre del 1880 fece il suo debutto all'estero nelle vesti di Faust nel Mefistofele di Arrigo Boito al Teatro Imperiale di Varsavia.
Dal 1880 in poi Tobia Bertini interpretò i ruoli più disparati ed impegnativi, nei grandi teatri italiani e stranieri. Fu ad esempio Radames in Aida nel 1886 a Rio de Janeiro, con un diciannovenne Arturo Toscanini improvvisato in extremis direttore d'orchestra, al posto del direttore titolare, "protestato" dai fischi del pubblico. L'anno dopo, sempre con Aida, il suo debutto alla Scala di Milano.
Si ritirò ancor giovane, nei primi anni del Novecento e si dedicò per qualche anno all'organizzazione teatrale che gli dette però poche soddisfazioni.
Morì a Milano il 28 aprile 1936 e nel novembre dello stesso anno la sua salma fu traslata, con solenni onoranze, a Prato, ove riposa nel Cimitero della Chiesanuova."

Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri-


Fonti: La Nazione 27 Marzo 1956

Bruno Banchini-Prato,19 marzo 1857+12 Giugno 1937. Giocatore del pallone con il bracciale di cui è stato un grande campione.Fondatore del Politeama Pratese che porta il suo nome "Teatro Banchini".

Tullio Buzzi- nato a Sondrio,23 novembre 1860 + Bologna, 13 gennaio 1927. Pratese d'adozione,a lui è stato intitolato nel 1927 l'attuale Istituto Tecnico Industriale Statale "Tullio Buzzi" che della scuola fu prima docente e poi direttore fino al 1926.

La Nazione 25-1-1960

Tullio Buzzi
«Nacque a Sondrio il 23 novembre 1860 da una famiglia di commercianti.
Compì i propri studi passando dalle scuole tecniche alla sezione fisico matematica dell'istituto tecnico, dove si licenziò nel 1881, per proseguire poi la formazione al Museo Industriale di Torino, meglio noto come Politecnico. Qui consegui il diploma per l'applicazione industriale della chimica e l'abilitazione all'insegnamento di chimica fisica, meccanica applicata, metallurgia ed arte tessile nelle scuole professionali di arti e mestieri, l'8 agosto 1883.
Il 26 maggio 1885 Buzzi fu nominato assistente preparatore alla Stazione Agraria di Torino, ma preferì completare la propria formazione frequentando la rinomata "Scuola Municipale di Chimica" di Mulhouse (Alsazia), diretta dal celebre chimico Emilio Nölting e senza dubbio una delle più antiche ed illustri d'Europa. Il giovane Buzzi divenne presto assistente nel laboratorio privato del Nölting, perfezionandosi così soprattutto nelle studio delle materie coloranti.
Ottenuto il diploma del corso di perfezionamento il 31 luglio 1886 il professore rientrò in Italia, trovando subito occupazione presso il Cotonificio Ponti di Olgiate Olona. Ma la sua strada non era questa. L'innata vocazione all'insegnamento fu senz'altro frutto dell'influenza del Nölting, ma anche di quella del noto scienziato Galileo Ferraris, di cui Buzzi divenne nipote attraverso il matrimonio con Luigia Botto, figlia di Francesco e Teresa Ferraris, sorella di Galileo (le nozze furono celebrate il 18 maggio 1893 a Torino). Ecco che il ventisettenne Tullio partecipò, vincendoli entrambi contemporaneamente, a due concorsi: uno per la cattedra di chimica tintoria alla neonata scuola pratese e l'altro per analogo posto alla Scuola industriale di Lisbona. Scelse Prato, perché intendeva risollevare le sorti dell'industria chimica italiana dall'inferiorità rispetto a quella straniera.
Insegnante, poi vicedirettore al fianco di Raffaele Menochio e, infine, dal 1897 al 1927, direttore lui stesso della Scuola per le industrie tessili e tintorie di Prato, profuse un grande zelo nell'insegnamento così come nella formazione umana dei propri alunni, senza mai trascurare l'aggiornamento e lo studio personale (brevettò nel 1892 un forno per carbonizzare gli stracci servendosi dell'acido cloridrico gassoso; vinse un concorso del Governo per in inchiostro da timbro per biancheria militare; perfezionò il "metodo Rota" da qui "Rota Buzzi" per l'analisi delle materie coloranti).
Dal matrimonio nacquero a Prato i tre figli: Elsa Giuseppa Angiola (20 aprile 1894), Adamo Galileo (1 maggio 1896) e Galileo Tommaso (1901), che al cognome Buzzi aggiunsero Ferraris ed è attualmente quello degli ultimi discendenti del grande Galileo Ferraris fisico illustre. Inserito nella società pratese per il suo prestigio, fece assumere al Fabbricone come chimico il nipote Paolo, che successivamente sposò la figlia del direttore Müller Käthe.
Morì il 13 gennaio 1927 in una clinica bolognese, dove era stato ricoverato per un delicato intervento all'intestino.
E' sepolto nel cimitero comunale di Livorno Ferraris (prima era Livorno Piemontese) in provincia di Vercelli dal 17 gennaio 1927 nella tomba di famiglia della moglie.».
  Ricerca storica di Alessandro Assirelli

Lorenzo Menabuoni-Prato, 21 giugno 1863 + 21 ottobre 1934. Medico. Studiò al Cicognini. Fu primario all'ospedale di Prato.        "Nato a Prato il 21 giugno 1863 e scomparso il 21 ottobre 1934.
Era detto il medico dei poveri perché spesso, non solo non pretendeva niente dai pazienti, ma a volte gli lasciava dei soldi per comperarsi le medicine e la carne.
Studiò al Cicognini assieme a Gabriele D'Annunzio per poi conseguire la laurea in Medicina a soli 22 anni, ed iniziare la professione in piccole condotte come Gaiole, Castiglione dei Pepoli, Vaiano, ed altre.
Dopo mille traversie dovute alla sua schietta onestà, ottiene il primariato chirurgico all'ospedale di Prato. Tante difficoltà il neo primario riesce a superare con la sua modestia fino ad ottenere, suo malgrado, la gratitudine di tutti i pratesi.
Infatti il 12 luglio 1914 il Comune gli conferisce una medaglia per la sua abnegazione.
Si ritirò in pensione accudito da una governante e accompagnato fino alla fine dei suoi giorni da due gatti ed alcuni piccioni, stabilitisi nella sua casa alla Crocchia." Fonti:http://www.comune.prato.it/storiastrade/?stato=scheda&id=91758

Antonio Guasti-Prato,27 ottobre 1863 + 19 giugno 1893.Dottore in lettere.
Scrive Amerigo Bresci: Un giovane e illustre letterato pratese dell'Ottocento: Antonio Guasti, p. 49 Archivio Storico Pratese.
“…Antonio Guasti fu alunno del nostro”Cicognini” in uno di quei periodi d’oro, di cui si arricchisce e si adorna la storia della Scuola classica cicogniniana. Vi entrò come alunno della IV classe ginnasiale (aveva fatto le prime tre classi privatamente) ed ebbe insegnante quel tesoro di carità e di dottrina che fu il can. Onorato Bambini e fu compagno di scuola, in quella classe, di Gabriele D’annunzio. Promosso in quinta con pieni  voti ed encomio, conseguì la licenza ginnasiale senza esame. Nel liceo fu alunno di Gustavo Meniconi, di Carlo Corsi, di G.B. Galli, di Emilio Guarducci, di P.F. Alessandri, e riportò sempre alte medie con pieni voti ed encomio. Era in uso allora al “Cicognini” di accompagnare la pagella bimestrale, per i meritevoli di lode o di encomio, con un biglietto a fregi turchini per la lode, a fregi dorati per l’encomio. Conseguì la licenza liceale d’onore, e successivamente si iscrisse alla Facoltà di lettere nell’Istituto Superiore di Firenze, ove ebbe a maestri, fra gli altri, Augusto Conti, Alessandro D’Ancona, Girolamo Vitelli, il Comparetti. Dopo il primo biennio passò all’Università di Pisa, ove conseguì la laurea a pieni voti e lode.
Per consiglio dello zio, Cesare Guasti, che lo amava come un figliolo e che vedeva in lui il suo degno continuatore, frequentò in Roma un Corso speciale di archeologia, rivelando anche là una forte intelligenza, un appassionato amore per gli studi letterari e per le ricerche storiche. Talchè, tornato in Firenze, si dedicò alla paleografia, sotto la guida della zio Cesare e del Prof. Paoli dell’Istituto superiore di perfezionamento.
Appena venticinquenne vinse un concorso per professore nei licei del Regno, e fu destinato al Liceo di Catanzaro; ma un male inesorabile gli negò la consolazione di godere del premio guadagnatosi con le sue diuturne fatiche e del riconoscimento del suo ingegno eletto. Visse ancora cinque anni; e in questo tempo gli furono conforto i cari studi e la collina di Giolica che amava intensamente ed ove volle restare fino agli ultimi giorni di sua vita. Spirò serenamente, come visse, sorretto dalla grande fede religiosa che lo aveva sempre accompagnato nella sua vita, breve di anni ma intensa di lavoro e di bene, guardando per l’anima il cielo, e sognando pei suoi resti mortali la pace del cimitero di Filettole. Fu il 19 giugno del 1893; Antonio era nato il 27 Ottobre 1863…”
Fonti: Archivio storico pratese. Anno XIV,1936,II.

Suor Maria Margherita Caiani-Poggio a Caiano, 2 novembre 1863+Firenze,8 agosto 1921.Fondatrice della congregazione delle Minime Suore del Sacro Cuore. Il 23 aprile 1989 è stata proclamata beata a Roma da Papa Giovanni Paolo II.

Fonti: La Nazione 4 gennaio 2000

Luigi Borgioli-Prato,24 agosto 1864 + 3 marzo 1939.Musicista compositore. Direttore d'orchestra. Debutta al San Carlo di Lisbona ottenendo grande successo.Direttore della Cappella Musicale del Duomo.Dirige per molti anni la società corale Guido Monaco. - - La morte del maestro cav.LUIGI BORGIOLI, avvenuta il 3 marzo corr., è stata davvero un lutto cittadino e dell'arte musicale. Figlio di un noto musicista pratese, ebbe vivo trasporto per la musica. Uscito giovanissimo dall'Istituto Cherubini di Firenze, fu chiamato a dirigere i cori del S.Carlo di Lisbona e quindi del Reale di Madrid, dove si fece distinguere per la sua non comune competenza, per la sua nobiltà artistica e per la grande bontà. Nel 1882 fu nominato insegnante delle Scuole musicali del nostro Comune,e nel 1884 ebbe il posto di direttore della Cappella del Duomo, già occupato egregiamente dal padre suo. L'anno dopo entrò maestro alla Corale "Guido Monaco",conquistandovi subito le simpatie dei coristi, che ebbero per lui sempre grande venerazione. Dopo un periodo di assenza riprese la direzione, della Corale nel 1902, e da quel tempo la Corale stessa inizia, per merito del suo magistero, quella ascesa che le ha fatto conquistare le mete più gloriose nell'arringo corale italiano. Riferire i successi, per non dire i trionfi, a cui il Borgioli portò la "Guido Monaco" sarebbe troppo lungo; egli fu il primo a non parlarne,modesto quale fu sempre e rifuggente dagli onori, ma ne serbano la memoria i concittadini e gli amatori della musica, che hanno perduto col Borgioli un geniale educatore del nostro Popolo così amante dell'arte e della bellezza.
Fonti:Archivio Storico Pratese (1939-1943) NOTIZIE-Anno XVII,marzo 1939,fasc.I.Biblioteca Comunale Lazzerini Prato.

Balestri  Giuseppe-Vernio, 2 gennaio 1866+ Selva, aprile 1940. Membro dell’Ordine Agostiniano. Coptologo e biblista. -    "Entrò nell’ordine giovanissimo. Nel 1889 fu ordinato sacerdote. Fu chiamato all’insegnamento, che tenne per oltre un ventennio, educando un’intera generazione di giovani nella matematica, nelle lingue orientali, in filosofia, teologia e sacra scrittura. Fu rettore del  Collegio Internazionale di S. Monica a Roma, consultore della Pontificia Commissione Biblica e collaboratore della Biblioteca Vaticana per la compilazione del catalogo dei codici orientali. Il continuo ed estenuante lavoro scosse la sua fibra. Colpito da esaurimento celebrale nel 1909 dové  abbandonare Roma e ritirarsi nella sua Toscana, dove potè trovare qualche  giovamento. Fu chiamato al provincialato, succedendo a Mons. Zampini, e in seguito fu Assistente generale. Terminato l’ufficio si ritirò alla Selva. Egli fu uno dei più dotti agostiniani del suo tempo, uomo di pietà, di disciplina, di osservanza. Pubblicò pregiate opere bibliche…”
Fonti: Archivio Storico Pratese.Sett.1940.Fasc.III 

Giuseppe Catani Chiti- Prato, 2 agosto 1866+Firenze 25 febbraio 1945. Pittore. 
Catani Chiti Giuseppe (1866-1945)
Ha lavorato molto specialmente per l’estero,e sempre di ordinazione. Gli commisero opere il Principe Liutpoldo Hohenzollern, gli inglesi Stratmore e dall’India, dal Messico ecc. In Italia sono sue opere a Firenze,Siena,Prato,in Liguria, nelle Marche e a Roma anche per richiesta di Benedetto XV. Si è dedicato pure alla scultura, alle vetrate alla miniatura, nella quale è eccellentissimo. Partecipò due volte ad esposizioni nel 1898 e nel 1904 con la sacra Famiglia, nella quale volle esprimere e additare con l’arte sua il bisogno supremo di quella disciplina. Il quadro trovò allora duri contrasti, ma fu in entrambe le esposizioni premiato con medaglia d’oro. I suoi nove figli seguono l’arte sua, cominciando dal maggiore, Alessandro, che ha lavorato pur lui in proprio quanto vecchio pittore. Questa famiglia di artisti disimpegna altresì restauri importanti di opere antiche.
Fonti:Angiolo Badiani.Archivio Storico Pratese.L’arte pratese del settecento e dell’ottocento. Anno XIII Fasc.III-IV (1935)pp.117-118

Ulpiano Chiti-Prato,1867+Firenze,3 ottobre 1919. Violinista. Insegnante e direttore della Scuola Comunale di Strumenti ad Arco di Prato.
Scrive di lui Amerigo Bresci nel giornale "La Patria " 12 ottobre 1919:
« Se il valore e l'estimazione di un uomo o di un artista come Ulpiano Chiti si dovessero giudicare dalla considerazione o meglio dalla ingiustamente mancata considerazione dei suoi concittadini e della sua città,dovremmo concludere per una valutazione molto modesta e anche molto inferiore alla realtà.
Son casi non nuovi che se possono trovare una giustificazione nel vecchio adagio «nemo propheta in patria sua » non depongono però troppo a favore del dell'educazione civile e della intellettualità di un paese, che pure di intellettualità e di arte ha tradizioni gloriose.
«Nei riguardi di Ulpiano Chiti,che fu un grande artista, sembrò una diminuzione di se stesso e del suo valore di fronte ai suoi concittadini, l'aver dedicato,negli ultimi anni di sua vita,il suo sapere e la sua virtù d'insegnante ad una scuola della sua città naatale.Fenomeni che non meravigiano ma che rincrescono,a chi pensa che, dopo tutto,concesse tutte le attenuanti possibili di circostanze di tempo, di luogo, e di ambiente, l'arte e l'intellettualità non dovrebbero essere le ultime arrivate e le ultime considerate nella vita di un paese civile.
« Comunque sia, però,la storia resta: e la storia potrà trascurare il fatto che d'attorno alla salma di Ulpiano Chiti si raccolsero appena quattro o cinque fra alunni ed amici; ma da essa storia nessuno potrà cancellare qual valoroso artista sia stato Ulpiano Chiti, e quale innamorato dell'arte per cui ebbeun culto che lo fece grande, e anche quale uomo verso il suo paese.
« Meglio che su un affrettato articolo di giornale ci auguriamo che Ulpiano Chiti,l'artista squisito e virtuoso che alla sua arte dette una caratteristica individualità tutta sua propria, sia detto più esaurientemente e in modo più degno di lui.
«Oggi, e qui, ci contenteremo di ricordare come Ulpiano Chiti, di Attilio Nuti e poi del Giovacchini in Firenze, si affermò presto quell'artista che sarebbe stato poi il concertista acclamato in Italia e all'estero, e quell'insegnante ricercatissimo che ebbe fra i numerosi allievi il celebre violinista americano Alberto Spalding, uno tra i concertisti moderni più quotati. Il Chiti che volle profondamente perfezionarsi nei suoi studi classici, fu un grande interprete di Beethoven e di Bach; e dette concerti alla corte d'Inghilterra e di Romania.
« Fu anche valente pianista e geniale compositore.
« Della sua vita di concertista potremmo dare dei particolari e ricordare episodi interessantissimi che un giorno non mancherà modo di far conoscere al pubblico.
« Nominato insegnante della scuola di strumenti ad arco in Prato, dette alla scuola un'impronta sua personale e non solo le mantenne, ma le accrebbe quelle buone virtù che le gloriose tradizioni le avevano assicurate.
« Le condizioni di salute in cui da anni era venuto a trovarsi per un vizio cardiaco che lo tormentava, tolsero ad Ulpiano Chiti quell'attività prodigiosa di cui aveva dato prova per l' avanti; e quando meno ce lo saremmo aspettati, per un accesso di quel male, il 3 ottobre corr. improvvisamente moriva nella sua casa in Firenze.
« Con quali intendimenti e con quali aspirazioni egli aveva coltivato l'arte, lo ha dimostrato nel suo testamento, nel quale ha dato prova di esser oltre che l'artista illustre, anche il cittadino intelligente che non dimentica il suo paese.
« Egli ha lasciato infatti a titolo di legato la somma di lire 5000 al Municipio di Prato per un maggiore sviluppo della scuola di strumenti ad arco. Nobilissimo atto questo che torna ad onore grande dell'insigne artista e concittadino, e che è anche un buon ammaestramento a monito di tutti e specialmente a chi può e deve, e diciamo anche un invito a non dimenticare posto abbia l'arte nella educazione di un popolo.
« Lasciava anche, quale personale ricordo, il suo orologio e catena d'oro al prediletto suo allievo Prof.Giulio Borselli nominandolo esecutore testamentario, con lusinghiere espressioni per la sua valida collaborazione e per la non comune competenza con le quali, da 15 anni, lo aveva coadiuvato nell'insegnamento.
« Alla memoria del compianto Ulpiano Chiti, artista caloroso e concittadino illustre, il saluto riverente di quanti seppero ammirarlo, di quanti riconoscono in Lui un confortevole motivo di orgoglio paesano ».

Fonti: Tradizioni e Cultura musicali in Prato. I nostri grandi maestri dell'ottocento.Amerigo Bresci.Prato Arti Grafiche Nutini-1935-XIII-pp.54-56

Alceste Cangioli - Prato,1867+1949. Imprenditore. Fondatore dell'Associazione industriale e commerciale Arte della Lana. Presidente dell'Unione Industriali.                           
"Nacque a Prato e studiò al Cicognini. Iniziò a lavorare con il padre Vincenzo nella drogheria con annessa bottega di impannazione fondata nel 1859. Succedendo al padre, costruì la fabbrica di via Pomeria e dette impulso decisivo all'export.
Acquistò uno stabilimento in Val di Bisenzio dotandolo di un impianto idroelettrico per azionare i macchinari e verticalizzando la produzione dall'acquisto della lana al tessuto finito.
Innovativa anche la gestione dei dipendenti, regolata fin dal 1881 da un apposito statuto. Dipendenti che proteggerà durante la Grande Guerra: con altri industriali pratesi fu incriminato per aver evitato la leva ai suoi operai dichiarandoli indispensabili alla produzione di tessuti per l'esercito. Verrà scagionato dopo la fine del conflitto.
Nel 1918 intuì l'importanza di verticalizzarsi verso valle: creò un'azienda di confezioni maschili, la Pesenti e, con altri soci, la Saica per commercializzarne i prodotti in Italia.
Costituì poi la C.I.C.A., una catena di negozi che completava l'intero ciclo. Nel 1897 fu fra i fondatori dell'Associazione industriale e commerciale dell'arte della lana. Nel 1912 fu presente, assieme ai principali industriali pratesi, allo storico banchetto alla Stella d'Italia in cui furono poste le basi dell'Unione fra gli Industriali Pratesi, oggi Unione Industriale Pratese. All'atto della sua costituzione, il 30 dicembre 1912, ne divenne presidente, conservando la carica per nove anni.
Ritiratosi alla fine degli anni '30 nella sua fattoria in Valdarno, si dedicò all'industria agroalimentare." Fonti:www.Comune di Prato-Pratesi Illustri-150 anni dell'Unità D'Italia

Enrico Bruzzi-Nato a Prato, il 26 agosto 1867 + Prato,17 ottobre 1953.Diplomato in chimica industriale e in Tessitura.Nel 1920 pubblicò il volume "L'arte della lana in Prato". Nel 1935 "L'arte della lana nel Granducato di Toscana : alla fine del dominio mediceo". Nel 1940 "L'industria della carta in Prato".Nel 1941 "L'organizzazione del lavoro nell'antica arte della lana pratese". Appassionato per la Storia di Prato.Collaborò alla rivista "Archivio Storico Pratese". Vedi anche la scheda: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Giovanni Castagnoli-Prato, 14 settembre 1868 +25 aprile 1944. Musicista,insegnante.
"Oggi 14 settembre,esattamente cento anni fa,nasceva in Prato Giovanni Castagnoli, valente musicista, compositore, insegnante, direttore, nobile figura di uomo integerrimo,dal tratto signorile, garbato,simpatico, che ben si ricollega alle tradizioni luminose della nostra terra, in ogni tempo feconda di persone che la onorano e che formarono una pleiade ricchissima di imprenditori, umanisti, poeti, filosofi, letterati,musicisti; gloria e vanto di Prato.
Giovanni Castagnoli,in umiltà e modestia come era vissuto, scomparve dalla scena del mondo nel 1944 e la sua morte,dati i tragici eventi bellici,non fu quasi notata. Fu poi ricordato più volte appena finita la guerra,e fu solennemente commemorato nel 1951, a cura della "Guido Monaco",con una serie di celebrazioni che culminarono in un grande concerto sinfonico vocale di musiche sue al "Metastasio".
Doveroso e giusto quindi ricordarne oggi la figura e l'opera,scrivendo il suo nome nella folta schiera dei più illustri figli della nostra terra...."

Fonti: La Nazione 14 Settembre 1967

 

Martino Meucci-Prato, 12 novembre 1868 + 18 agosto 1931. Fotografo.
Martino Meucci fotografo.
Alla fine del 1968 furono ritrovate a Prato, nei depositi dei Musei Civici, 260 lastre fotografiche.
Le lastre appartenevano alla collezione di Martino Meucci (1868-1931), dipendente del Comune di Prato e singolare fotoamatore, che aveva operato a cavallo fra i due secoli.
Anche prima di essere stampate le lastre apparvero subito come qualcosa fuori dal comune, sia per l’ampiezza e l’organicità delle immagini della Prato fra il XIX e il XX secolo che vi erano impresse, sia per l’evidente valore storico documentario.
La prima impressione fu pienamente confermata in sede di stampa:molte foto infatti erano vere e proprie istantanee,alcune delle quali al di fuori dei canoni fotografici dell’epoca. Inoltre nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di materiale inedito ed in ogni modo (cosa di estrema importanza per la qualità dell’immagine) di materiale visionabile per la prima volta in originale, perché quelle decine di foto della collezione del Meucci che erano già state pubblicate erano frutto di fotoriproduzioni da stampe, e non già stampe direttamente derivate da lastre.
L’esposizione di questo materiale, che si è tenuta dal 20 dicembre 1980 al 2 febbraio 1981 in Palazzo Novellucci,a cura dell’Assessorato alla Cultura e dell’Azienda Autonoma di Turismo di Prato,ha costituito quindi non solo una indubbia operazione di interesse artistico culturale, ma anche storico,in quanto tutta questa serie di immagini da “far vedere” fanno parte della " memoria” inalienabile della città. L’esposizione ha rappresentato inoltre un primo atto:atto non casuale,ma che vuole essere indicativo di un metodo, di un’operazione storica e documentaria di più vasta portata,che vede nella città di Prato la sede dell’Archivio Fotografico Toscano.
La fotografia, quindi,come frammento di storia: questa l’idea che ha sotteso la mostra. Il catalogo/ fotolibro che l’ha corredata,con i due saggi introduttivi (di Fernando Tempesti, critico e scrittore, sul problema della semeiotica dell’immagine fotografica,e di Alessandro Pasquini, sulla lettura e l’uso della foto in campo storiografico) rimarrà a documentare la prima pietra di un’operazione destinata ad assumere certamente contorni più vasti e significativi.
Tratto da:Prato Storia e Arte.Azienda Autonoma di Turismo.n.58,Giugno 1981,anno XXII.

Cav.Luigi Pacini-Cantagallo,Prato,25 novembre 1868+Firenze 29 giugno del 1946.Appassionato di montagna.Donò al CAI il terreno per la costruzione del rifugio che porta il suo nome.

Riccardo Carlesi Mons.-Nato a Prato il 4 settembre 1869 + Prato, 9 gennaio 1932. Religioso. Aveva studiato presso il Liceo Ginnasio "Cicognini".Seguì la sua vocazione al Sacerdozio.Fu nominato Vicario generale della Diocesi di Tivoli.Divenne vescovo di Sovana e Pitigliano e in seguito trasferito nella diocesi di Cortona. Mons. Riccardo Carlesi si adoperò presso il pontefice Benedetto xv affinchè venisse ingrandita la Diocesi di Prato.

Dati anagrafici: Comune di Prato, Ufficio Stato civile. Atto N.1232 p.I anno 1869.
Atto anno 1932 p.1 n.20.

Fonti: Giornale del Mattino 12 marzo 1962

Mons.Riccardo Carlesi: 1869-1932 (Fonti: Francesco de Feo "Maestri e Scolari del Seminario di Prato" Profili biografici. Firenze. Stamperia Editoriale Parenti. 1985. pp.127-130. Biblioteca Roncioniana.)
« Questo Sacerdote, che voi conoscete e che la Chiesa, onorandone i meriti e le virtù, oggi ha sollevato al grado sublime dell'Episcopato, questo Sacerdote è l'opera, ad un medesimo tempo, della Grazia e di una donna; di una mamma santa ». Con queste parole il Card. Alfonso Mistrangelo, Arcivescovo di Firenze, elogiava il sac. Riccardo Carlesi, dopo averlo consacrato Vescovo nella Cattedrale di Prato il 3 settembre 1916. Il riferimento alla « mamma santa » non era casuale o retorico: Riccardo Carlesi, nato a Prato il 4 settembre 1869 da Pietro e da Emilia May, terzo di dieci figli, cinque dei quali consacrati al Signore nel chiostro o nel mondo, era vissuto in una famiglia veramente esemplare, un vero santuario per la consuetudine di preghiere e di letture cristiane. In un ambiente così pregno di spiritualità, la sua vocazione al sacerdozio fu accolta come una bendedizione, favorita e agevolata. Il Carlesi studiò nel Seminario pratese, « una fucina... di vera pietà », come disse Mons. Giuseppe Gori, allievo di Giovanni Bacci, di Oreste Morganti, di Giovacchino Pelagatti, di Enrico Mazzoni. Sacerdote dal 4 aprile 1892, subito fu incaricato delle funzioni di vice parroco della Chiesa di S. Maria delle Carceri e per otto anni svolse la sua attività tra il pulpito e il confessionale, con zelo veramente ammirabile. Ma il « curativo » delle Carceri, come erano soliti chiamarlo anche a causa della sua esile figura, non trascurava gli studi: nel novembre del 1900 si laureava con il massimo dei voti in sacra teologia presso L'Università di S. Apollinare di Roma; alla morte del can. Pelagatti veniva nominato Maestro di Sacra Scrittura nel Seminario di Prato, e poco tempo dopo, in seguito alla morte del can. Ferdinando Giannini, veniva chiamato all'insegnamento anche della teologia dogmatica. Appresa la lingua ebraica, fu presto in grado di insegnare Ermeneutica ed esegesi biblica: uno dei suoi allievi sarà Francesco Piccardi,
« Dell'oratore sacro — racconta il suo biografo Paolo De Tóth — Monsignor Carlesi possedette tutte le doti, cui la meditazione e lo studio erano venute sviluppando meravigliosamente; per cui, sebbene costretto talora ad improvvisare, i suoi discorsi erano nullameno sempre ricchi di concetto e inappuntabili nella forma ». E a Prato, come nelle sedi episcopali, « volle essere e rimase, unicamente, come il Battista, una voce di Cristo ». Dal 1908 fu anche « direttore di spirito » del Conservatorio di S. Niccolò, cumulando quell'incarico con l'insegnamento religioso nelle scuole inferiori e superiori dell'educandato; erano i tempi dell'attuazione dei decreti di Pio X sulla prima Comunione dei fanciulli e il Carlesi, nell'intento di attuarli con la più scrupolosa diligenza, completava l’insegnamento del catechismo con lo studio della storia sacra e della liturgia.
Per alcuni anni fu Vicario generale del Vescovo di Tivoli, Mons. Gabriele Vettori; trasferito questi alle sedi episcopali di Pistola e Prato, quando il Carlesi già presagiva  di ritornarsene a Prato, veniva nominato Vescovo da, Benedetto XV e destinato alla diocesi di Sovana e Pitigliano, nella quale, dopo la consacrazione da parte del Card. Mistrangelo, fece ingresso solenne il 17 dicembre 1916. Con entusiasmo e fervore portò un soffio di nuova vita in quelle parrocchie: visite pastorali, predicazioni, catechismi: e presto la sua costanza ebbe ragione dello stato di profonda desolazione nel quale versava la vasta diocesi.
Il 23 maggio 1923 Pio XI trasferiva Mons. Carlesi alla sede episcopale di Cortona, dove poté fare il suo ingresso solo il 24 febbraio dell'anno successivo. E anche a Cortona cominciò a svolgere la sua attività di pastore con entusiasmo: nel 1925 volle che si organizzasse il primo Congresso Eucaristico cortonese nell'occasione di celebrare il VI centenario della erezione della Diocesi (1325); ebbe per tema Il regno di Gesù Cristo nelle anime per mezzo dell'Eucarestia, e riscosse un successo superiore ad ogni previsione. Un intero anno, poi, volle dedicare alla preparazione della celebrazione del secondo centenario della canonizzazione di S. Margherita, la Santa di Cortona; celebrazione che ottenne frutti abbondanti « perché non solo dalla Diocesi, ma da ogni parte d'Italia numerosi pellegrinaggi salirono il colle della Santa Protettrice di Cortona, numerose conversioni si ottennero per la intercessione della detta Santa, tanto che alla fine del faticoso, specialmente per lui, centenario, Egli dovette esclamare: ' Cortona ha dimostrato di amare la sua Santa come essa desidera e vuole essere da lei amata ed onorata: il Signore è stato veramente glorificato ' ». Frutto perenne di quella celebrazione, fu l'elevazione, ottenuta dalla Santa Sede, del Santuario al grado e all'onore di Basilica.
Le fatiche per la conduzione della Diocesi e la mancanza di riguardi, cominciarono a farsi sentire sulla sua salute sin dal 1929; pur gravemente ammalato, continuò ad occuparsi del governo spirituale della Diocesi: trasportato a Prato per un ultimo tentativo di cura, moriva il 9 gennaio 1932, nell'abitazione del fratello medico, dott.Alfonso.
Prato deve all'interessamento di Mons. Carlesi l'ampliamento del territorio della sua diocesi, che era stato proposto alla Santa Sede sin dal 1908: con la sua mediazione, e per volere espresso di Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa, che vantava l'origine pratese della sua mamma), furono « restituite » alla Diocesi di Prato 27 parrocchie della Diocesi di Pistola e 12 di quella fiorentina, secondo una più naturale suddivisione territoriale. Era un passo notevole verso quell'autonomía della Diocesi pratese, che sarà conseguita solo nel 1954 per il personale intervento di Pio XII e la generosa comprensione della Santa Sede.
* Nella solenne consacrazione episcopale di Afons. Riccardo Carlesi, « L'Amico del popolo », di Prato, IX (1916), n. 32; S.E. Mons. Riccardo Carlesi, « Bollettino diocesano pratese », XIV (1932), pp. 13-18.

Gaetano BresciPrato,9 novembre 1869+ Isola di Santo Stefano, 22 maggio 1901.Anarchico e uccisore di Umberto I. Fu condannato all'ergastolo. La versione ufficiale riporta che il Bresci si sia suicidato in cella.- La data di nascita del Bresci risulta dall'atto di battesimo conservato presso l'Archivio del Capitolo della Cattedrale di Prato, n.2325 atto n.1697.

Moisè Cecconi-Nato a Jolo di Prato il 19 febbraio 1870+25 settembre 1963. Studiò nel collegio Cicognini.Fu amico di Gabriele D'Annunzio.Scrittore.Scrisse alcuni libri di racconti.

Moisè Cecconi
(1870 - 1963)
 Moisè Cecconi nacque a Jolo di Prato il 19 gennaio del 1870. Da buon pratese studiò nel collegio Cicognini. Questo prestigioso istituto lo vide allievo attento e partecipe, buon cultore di greco e latino che apprendeva con entusiasmo anche dopo l'amarezza della rinuncia a frequentare la facoltà di lettere all'università di Firenze , per vicende familiari.
Cecconi fu amico di Gabriele D'Annunzio anzi secondo una informazione attendibile doveva andare col poeta a Vinci a vedere i luoghi dove era vissuto Leonardo. Conobbe anche Giovanni Pascoli, ed era in stretta corrispondenza con Emile Zola. Nel 1893 Cecconi aveva conosciuto pure Ardengo Soffici (di lui più giovane) che trascorreva le vacanze a Jolo presso i parenti; e il pittore - scrittore riconoscerà poi che l'amico Moisè gli aveva risvegliato il fervore per le lettere e la filosofia.
La sua opera di narratore è costituita da un romanzo, “La fidanzata del vento” (Vallecchi, Firenze 1934) e da alcuni libri di racconti: “Il primo bacio e altre novelle bizzarre” (Treves, Milano, 1908), “La principessa ermetica e altre novelle” (Giannelli, Firenze 1911), “Racconti per convalescenti” (Treves, Milano 1916), “Elogio della perfetta ignoranza” (Vallecchi, Firenze 1927), nonché da una commedia, “Sulla via di Damasco”. Nei racconti il Cecconi esalta soprattutto la vita campestre, che per lui, in quel tempo, era la più consona al suo spirito inquieto.
L'opera di Moise Cecconi è degna di attenzione e rivalutazione considerando che la sua fertilità si è manifestata anche collaborando con il Marzocco e l'Illustrazione Italiana.
Morì a Jolo il 25 settembre 1963.
(Segnalato da Lorenzo Caciolli, giugno 2011)
Fonti: http://www.150.comune.prato.it/proposte/#cecconi

Alfredo Guarducci - Prato,11 giugno 1871+21 luglio 1944. Insegnante. Fu sindaco di Prato dal 1914 al 1919.
Acquisita la licenza liceale al Cicognini, fu ammesso alla normale superiore di Pisa.Laureatosi diventò insegnate di matematica.A Prato assunse vari inarichi pubblici.Sindaco dal 1914 al 1919 e successivamente podestà dal 1928 al 1930. Si spense nella sua villa di Montepulciano il 21 luglio 1944.

Oreste Chilleri- Prato,14 settembre 1872+Prato,1926. Scultore. Autore del monumento in bronzo a Gaetano Magnolfi in Piazza della Pietà e di molte altre opere. - "Giovanissimo si diede allo studio, mantenendosi col guadagno del proprio lavoro. Fu allievo del Rivalta e, appena laureato dall’Accademia fiorentina, vinse il concorso nazionale Baruzzi, successo che gli aprì la strada ad una larga attività scultoria. Sono di lui i busti del maggiore Valli a Ponsacco, di re Umberto a Empoli, del re Vittorio Emanuele nel Palazzo provinciale di Firenze; e i monumenti ai caduti in guerra di Gradisca, Secinaro,Cerreto Guidi, Figline Valdarno, Campi Bisenzio e quello al benefattore Gaetano Magnolfi a Prato ed altri. Partecipò anche, e con onore, a vari concorsi nazionali. Alcuni suoi lavori andarono all’estero. Eseguì  molti monumenti funerari nel cimitero della Misericordia della sua città, quello Cassarini nella Certosa di Bologna e un altro per la famiglia Becagli a S. Miniato al Monte."

Fonti: Angiolo Badiani.L'arte pratese del settecento e dell'ottocento. Archivio Storico Pratese. Anno XII.Fasc.III-IV. dicembre 1935.Pag.118.

 Gori Sabatino (Liccio) nato a Casale di Prato, il 4 ottobre 1873 + Prato (?)

Liccio
di Alessandro Assirelli


Archivio Ranfagni

«Tanti giovani chiedono chi fosse Liccio, spesso citato dai loro nonni ma soltanto come uno strano clochard che per diversi anni, tra il XIX e il XX secolo, ha vagato nel centro di Prato.
Però, prima di proseguire, mi sento in obbligo di ringraziare tutti coloro che hanno espresso il proprio pensiero sul nostro centro storico, leggendo la mia rievocazione di com’era animata un secolo fa la Piazza del Duomo. L’unico intervento che mi ha lasciato perplesso è stato quello della contestazione alle multe elevate, come se il Codice Stradale non fosse in vigore,oppure valido solo per “esseri inferiori” e quel bottegaio, che si sente offeso dal termine “italianotto”, ora può rilassarsi perché finalmente sono stati liberalizzati gli orari!
Tornando a Liccio è interessante il comportamento che ha tenuto per tutta la sua esistenza nei confronti della realtà quotidiana,infatti viveva di elemosina ma a modo suo. Quando aveva una necessità stendeva la mano con un comportamento perlomeno originale: se gli occorreva un bicchiere di vino ed un cittadino gli dava una Lira, Liccio restituiva il resto perché costava solo venti centesimi!
La sua meta preferita erano le osterie di Cèncio, Tonino e Filidoro; non aveva la carta d’identità e i suoi posti preferiti per sonnecchiare erano i sagrati del Duomo e di San Francesco.
Leggendo le cronache dell’epoca non risulta mai una frase oltraggiosa, o peggio un danno fisico, a questo barbone che viveva secondo una personale filosofia di vita ma con certezza
benvoluto da tutti i pratesi, tanto che a volte alcuni forestieri si provavano ad offenderlo ma lui trovava sempre qualche cittadino pronto a difenderlo.
La sua norma di vita era improntata alle cose più semplici, per esempio rifiutava un posto nel dormitorio pubblico, diceva che quando gli regalavano un vestito egli se lo toglieva soltanto quand’era da buttare via, cogliendo l’occasione per lavarsi. Mal visto dai preti perché la sua presenza era indecorosa davanti ai luoghi di culto, Liccio rispondeva a loro che quando finiva la vita terrena si sarebbero trovati nello stesso posto tutti assieme!
Il suo vero nome era Sabatino Gori nato a Casale il 4 di ottobre del 1873, ma per tutta la sua esistenza i pratesi lo chiamarono col nome di un attrezzo tessile che serviva per innalzare o abbassare i fili dell’ordito: Liccio.
La grande difficoltà è stata quella di reperire l’unica foto che ha accettato di farsi scattare, ma grazie all’archivio Ranfagni possiamo mostrare l’immagine di un uomo particolare rimasto ancora oggi nella memoria di tutti, anche se non lo hanno conosciuto personalmente. Altri mendicanti come Baìna si sono distinti per le loro stranezze, ma l’unico rimasto nella memoria collettiva è Liccio.»
                Alessandro Assirelli

 Prof.Amerigo Bresci - Prato, 9 aprile 1875 + 30 novembre 1960. Insegnante. Appassionato ricercatore di patrie memorie. Storico. Tra i fondatori dell'Universiotà Popolare di Prato.Membro della Commissione artistica della società corale “Guido Monaco”. 

Vedi anche: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

La Nazione 11 dicembre 1971

Gori  Arturo - Prato,28 ottobre 1875 + Prato,17 gennaio 1960. Canonico. Ordinato sacerdote nel 1898. Laureato in Teologia dogmatica.

“ Il can. Arturo Gori, era nato a Prato, da Gaetano e Annunziata Paoletti, il 28 ottobre 1875. Proveniente da famiglia religiosissima e cristiana, sentì spiccata la vocazione verso il sacerdozio. Si laureò a Roma in teologia dogmatica. Per molti anni cancelliere vescovile,parroco della Cattedrale per 20 anni. Ricoprì cariche capitolari. Il can. Gori fu anche consigliere dell’Istituto “Rosa Giorgi” di Prato.” Fonti: Giornale del Mattino, 19-1-1960 

Padre Egidio Raimondo Maccanti-S.Cristina in Pilli, Carmignano.
21 marzo 1876 + Vauxcéré, 17 settembre 1918. Domenicano. Cappellano militare della Brigata Garibaldina Alpi. Caduto da prode. Insignito di due medaglie al valor militare e della croce di guerra al merito.

Padre Egidio con la truppa

Paolo Fratellini-Prato,1877+1940.Insieme ai fratelli Francesco e Alberto formano un trio di Clown circensi molto apprezzati (I Fratellini).

Angiolo Badiani - Prato,16 febbraio 1877 +Frabosa Soprana,Cuneo 28 agosto 1950. Inizia gli studi nel Convitto Cicognini.Si laurea a Pisa.Avvocato. Saggista.Politico,Assessore al Comune di Prato.Fu presidente della Provincia di Firenze.Presidente della Cassa di Risparmio di Prato.

Brunetto Bradazzi–Prato,19 maggio 1877 + Prato, 15 ottobre 1950. Musicista. Compositore e arrangiatore. Per molti anni ha fatto parte dell’orchestra del teatro Metastasio di Prato. E’ stato insegnante di Violino al Cicognini. Diresse il Circolo Mandolinistico di Prato fino alla sua morte.    
Fonti:”La musica a Prato dal Duecento al Novecento” di Roberto Fioravanti.Biblioteca Comunale Lazzerini. 

Sem Benelli–Prato, 10 Agosto 1877 + Zoagli 18 dicembre 1949.  Poeta, scrittore e drammatargo italiano, autore di testi per il teatro e di sceneggiature per il cinema. Fu anche autore di libretti d'opera.Con le sue opere teatrali ha girato tutto il mondo portando alto il nome della nostra città.Amatissimo dal pubblico, molto meno dalla critica.

 

Fonti: La Nazione 10-8-2004

Stefano Baldini-Nato a Prato il 25 dicembre 1877+Prato,14 aprile 1942.Dopo gli studi in seminario diventa sacerdote.Insegnante, a Prato fa parte del corpo docente del Seminario vescovile, poi delle scuole elementari e infine della Regia scuola di avviamento professionale G.B.Mazzoni. Nel 1938 diventa canonico del Duomo di Prato.Studioso di storia, nel 1916 è uno dei fondatori della Società pratese di storia patria.." Fonti: Scrittori pratesi del Novecento-Di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri.Edizioni Polistampa. 

Zelindo Mannelli - San Giorgio a Colonica,Prato, 20 febbraio 1878 + 31 ottobre 1937.Fondatore della "Croce D'Oro".

Fonti: La Nazione 6 Ottobre 1955

Zelindo Mannelli
(1878 - 1937)
Zelindo Mannelli nacque a San Giorgio a Colonica il 20 febbraio 1878 da un'umile famiglia. All'età di un anno rimase orfano di entrambi i genitori e fu affidato a turno ai suoi parenti. Fin da ragazzo lavorò presso una tessitura e, al tempo stesso si occupò di volontariato, entrando a far parte della Confraternita della Misericordia. Nel giugno 1899 sposò Artemia Moggi, figlia di una famiglia di lavandai, e da allora in poi Zelindo lavorò come lavandaio in via delle Conce Vecchie, l'attuale via Fra' Bartolomeo. Nel novembre 1905 fondò insieme ad altri cittadini l'Associazione di pronto soccorso e di carità Croce d'Oro, ispirata ad ideali civici non anticlericali, ma estranei ad ideologie troppo radicali. La nuova associazione seguiva le finalità della Misericordia e della Pubblica Assistenza, distinguendosi però per l'istituzione di un ambulatorio medico chirurgico, gratuito per i poveri. Mannelli dedicò l'intera esistenza alla Croce d'Oro e non solo: per molti anni fece parte del collegio dei Buonomini, che amministravano la Casa Pia de' Ceppi dei poveri di Prato.
Mannelli morì il 31 ottobre 1937, dedicandosi alle opere di volontariato, anche dopo che fu colpito da una paresi.

Fonti: Comune di Prato-150 anni dell’Unità d’Italia- Pratesi illustri- Zelindo Mannelli

Giovanni Bertini- Prato, 24 maggio 1878 – Prato 29 dicembre 1949.  Politico e avvocato. Si diplomò presso il Collegio Cicognini di Prato. 

Vedi anche: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Giornale del Mattino 29-12-1959

 Corrado Pezzati Can.dott.- Nato a Prato il 25 aprile 1879 + New York, 15 marzo 1947. 

Il 15 marzo 1947 inaspettatamente moriva sereno a New York il degnissimo Can. Dott. Corrado Pezzati missionario della Congregazione di Mons. Scalabrini per l'assistenza degli Italiani emigrati in America.
Nato a Prato il 25 aprile 1879, fu educato nel nostro Seminario, del quale tenne alta la reputazione e al quale sì senti sempre unito da grande affetto.
Ordinato giovanissimo sacerdote, volle fare gli studi teologici a Roma e ne tornò quattro anni dopo laureato in Filosofia e in Sacra Teologia.
Fu nominato Canonico della Cattedrale e professore di Filosofia in Seminario.
Sua dote caratteristica fu l'essere educatore specializzato della gioventú studiosa. Fin dall'inizio del suo ministero si consacrò ad un'opera che lo distinse in Prato, cioè alla fondazione della Congregazione Mariana fra ì giovani studenti.
Il 21 novembre 1901, suo primo anno di sacerdozio, da solo, senza aiuti finanziarì e morali e senza alcuno incoraggiamento, nella propria casa prima, e poi in un locale preso in affitto a sue spese,dava principio alla Congregazione Mariana di giovani studenti. Erano undici quel giorno i futuri Congregati, ma andarono sempre crescendo, anche se la nuova Congregazione per molto tempo fu ostacolata e anche ingiuriata.
La prima e la più essenziale attività della Congregazione era la riunione domenicale e festiva nella Cappella annessa alla Chiesa di S. Agostino. Si ascoltava la S. Messa, con partecipazione ai S.S. Sacramenti, sempre sotto l'assìstenza dì Don Pezzati; si cantavano le lodi alla Madonna e si teneva una breve istruzione adattata alle esigenze spirituali dei giovani studenti.
Nel pomeriggio dei giorni feriali in un locale apposito convenivano i Congregati ad attendere al compimento controllato dei doveri di scuola, poi a giochi.
Non contento di questo Don Corrado, per attirare sempre maggiormente i giovani, aveva allestito nella sua casa un gabinetto completo di fisica aggiornato con, piú moderni strumenti. Una sera per settimana poi vi era una lezione di Religione, che non ammetteva assenze.
Don Pezzati era un sapientissimo organizzatore ed un valentissimo educatore. Dalle file della Congregazione Mariana uscirono molti professionisti ben formati e competenti, molti ottimi padri di famiglia, che onorarono con la loro vita la nostra città. Nel 1915 venne la grande guerra europea. I giovani sacerdoti che aiutavano Don Corrado furono chíamati sotto le armi, piú tardi avvenne per lo stesso Don Corrado.
I giovani studenti furono tutti arruolati; i pochi giovinetti rimasti non ebbero piú aiuto da nessuno e si sbandarono.
Terminata la guerra Don Corrado, congedato dal servizio militare, cercò di riaprire la cara Congregazione e dopo vani tentativi di avere qualche sacerdote in aiuto trovò un campo piú vasto al suo apostolato, ascrivendosi alla Congregazione di Mons. Scalabrini e nel 1922 parti per l'America.
Il giovane Missionario fece conoscere le elette doti di mente e di cuore, i requisiti di perfetto educatore e organizzatore. La Congregazione lo seppe sapientemente sfruttare per il bene delle anime fino agli ultimi giorni della sua vita.
Di questo ne dava chiara testimonianza il Vicario Generale di New York in una lettera a Mons.Vescovo Debernardi scritta dopo la morte dell'indimenticabile Canonico, II Rev.Padre Corrado Pezzati ha servito con zelo e grande soddisfazione in tutti i posti ai quali era stato assegnato e durante i suoi ultimi anni faceva pure da traduttore di ufficio dei vari documenti per la Curia Arcivescovile di New York ».
FONTI:Preti pratesi tornati al Padre. Can.Antonio Frati.Stabilimento grafico Emilio Rindi.Prato.Novembre 1975.

Omero Vallecorsi - Prato,20 luglio 1879 + Prato, 20 giugno 1935. Musicista compositore.Insegnante di Musica. Ha insegnato per oltre tren'anni "Strumenti ad arco" nel Regio Convitto Cicognini,nelle Scuole Comunali e per diversi anni alla Scuola Ceciliana di Poggio a Caiano.


Omero Vallecorsi

 Francesco Fratellini-Prato, 1879+1951.Insieme ai fratelli Paolo e Alberto formano un trio di Clown circensi molto apprezzati (I Fratellini).

Ferdinando Carlesi - Nato a Prato, il 2 novembre 1879 + Firenze 1 maggio 1966. Critico.Scrittore.Terminati gli studi presso il Liceo Cicognini, si iscrive a Firenze all'Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento.Si diploma con una tesi sulle "Origini della città e del comune di Prato".Traduce dallo Spagnolo testi importanti. Vedi anche:http://www.comune.prato.it/storiastrade/

Giuseppe Meoni - Prato, 8 novembre 1879 +Roma 1939. Giornalista. Insegnante.

Giuseppe Meoni
(1879 - 1939)
«Un breve mesto corteo – la desolata vedova, i due figli, una diecina di amici fidati – e tanti agenti di polizia accompagnavano all'estrema dimora la salma di Giuseppe Meoni. Dopo qualche centinaio di metri e dopo che i poliziotti ebbero preso scrupolosamente nota dei presenti, fu imposto lo scioglimento del corteo e la bara dovette proseguire sola».
Un grande pratese, Giuseppe Meoni; una vita non lunga ma densa, combattiva, dolorosa alla fine. Studente al Cicognini, laureato in lettere, Meoni fu insegnante e curatore di testi classici latini e italiani, prima di trasferirsi trentenne a Roma per intraprendere una carriera di giornalista che lo portò a divenire giovane direttore del Messaggero negli anni della prima guerra mondiale. Repubblicano mazziniano, interventista democratico, oratore e polemista potente in costante contrasto con le derive nazionaliste, Meoni era stato iniziato alla massoneria a cavallo dei due secoli presso la loggia pratese "Giuseppe Mazzoni".
Eletto Grande Maestro Aggiunto nel 1919, Meoni, dopo l'autoesilio a cui fu condannato il Grande Maestro Domizio Torrigiani, si trovò a guidare la massoneria italiana negli anni della presa del potere da parte dei fascisti, che esercitarono sui massoni, su quelli almeno che non si piegavano al nuovo ordine, ogni sorta di prevaricazioni e di violenze. La sua fermezza e il suo coraggio valsero a Meoni prima l'arresto e poi la condanna al confino; passò gli ultimi anni come un prigioniero in casa propria, privato del lavoro e quasi di ogni contatto col mondo, oggetto di continue intimidazioni, di perquisizioni ossessive.
Si spense con la dignità di un senatore romano, amareggiato per la sorte sua e del paese: le sue ceneri, tumulate al cimitero del Verano in un colombario chiuso destinato agli oppositori politici (temuti anche da morti, evidentemente), furono raggiunte, tre anni dopo, dalle ceneri di Gramsci.

Fonti: Comune di Prato- 150 anni dell'Unità d'Italia-Pratesi illustri-Giuseppe Meoni

Virginia Niccoli nei Frosini- Prato,19 maggio 1880+26 dicembre 1964. Fondatrice dell'Istituto Santa Rita.

Virginia Frosini
(1880 – 1964)
Virginia Niccoli nacque a Prato il 19 maggio 1880, nell'attuale via Mazzini, da una famigli di filatori. Orfana di madre all'età di nove anni, sposò Giulio Frosini nel 1906. Nell'autunno 1934 Virginia Frosini, dirigente delle donne di Azione Cattolica di Prato, organizzò un oratorio per i ragazzi del quartiere di San Fabiano, che era il più povero della città. L'assistente diocesano di allora, mons. Francesco Piccardi rettore del seminario, aprì a loro, ogni pomeriggio, il cortile del seminario.
In quel luogo la signora Frosini - che aveva cinquantaquattro anni - faceva giocare i ragazzi e provvedeva a dare loro la merenda, i vestiti ed anche le scarpe, aiutata da altre donne volenterose.
Nel 1935 su richiesta del commissario di Pubblica sicurezza, prese in affitto una piccola casa in via S. Silvestro, ora dimora del rettore della chiesa di S. Maria del Giglio, e vi ospitò una ragazza madre con un bimbo di pochi mesi. Nacque così l'Istituto S. Rita.
I bambini abbandonati o in difficoltà che venivano affidati a Virginia Frosini crebbero di numero. La casetta non bastava. L'Istituto cominciò a peregrinare in vari locali presi in affitto. Nel 1950 il marito ed il figlio di Virginia le comprarono l'immobile in piazza San Rocco.
Vi ospitò trenta bambini e li seppe educare, con intuizioni sagge ed innovatrici. L'edificio di piazza San Rocco fu una seconda casa per Virginia Frosini che, in anni di incertezza e precarietà, riuscì a creare un comunità organizzata come una famiglia che, attraverso l’opera qualificata degli educatori e l'apporto delle istituzioni ma, sopratutto grazie all'impegno della sua fondatrice, ha accompagnato per anni generazioni di ragazzi in situazioni di disagio e difficoltà sui percorsi della vita.
Lottò molto per difendere la sua opera, attanagliata da debiti ed incomprensioni. Ebbe però tanti amici che la stimarono ed aiutarono. Nel 1960 donò alla diocesi di Prato la sua opera chiedendo che si facesse tutto il possibile per proseguirla.
Morì il 26 dicembre 1964, dopo trenta anni di dedizione all'Istituto.

(Questo personaggio è stato segnalato da Monica Lippi, marzo 2011)
Fonti: Comune di Prato- 150 anni dell'Unità d'Italia-Pratesi illustri-Virginia Frosini

Giulio Borselli-Prato,20 maggio 1881+Prato,20 maggio 1945. Violinista. Insegnante e poi titolare della scuola Comunale di Strumenti ad Arco.
" Scrive Borselli nella commemorazione del Prof.Attilio Nuti il 1 giugno 1924: "....io, quale ultimo allievo ed oggi modestissimo continuatore dell'opera di Attilio Nuti e di Ulpiano Chiti della Scuola Comunale di Strumenti ad arco, mi sento in dovere di assumere la iniziativa suddetta, istituendo, da oggi una Scuola Orchestrale intitolata a Attilio Nuti, e da me diretta,la quale, seguendo i criteri sopra accennati, dovrà servire a completare con esercitazioni pratiche, l'insegnamento musicale impartito nelle scuole cittadine....."

Fonti: Cianchi Roberto - La Scuola comunale di musica a Prato dal 1748 al 1998 : ricordi, documenti, biografie - Comune di Prato : Pentalinea, 1998. pp.30-31

Eugenio Fantaccini- Prato, 12 aprile 1882+1 settembre 1959. Sacerdote. Vicario generale della diocesi di Prato.                                                                                  "Monsignor Eugenio Fantaccini fu ed è ancora conosciuto come «Il Vicario di Prato». Entrato in Seminario da giovane, il 22 settembre 1905 fu ordinato sacerdote. Nel 1911 fu nominato parroco di Chiesanuova. Qui si distinse subito per un'intensa attività pastorale e sociale, che lo vide promotore, tra le varie iniziative, della prima Lega colonica pratese. Il 20 dicembre 1920 lasciò la parrocchia per divenire Pro-vicario generale della Diocesi di Prato. Due anni dopo divenne Vicario generale, incarico che mantenne fino alla morte, per ben 37 anni: un servizio particolarmente importante e delicato, poiché il Vescovo delle due diocesi unite di Pistoia e Prato risiedeva a Pistoia.
Mons. Fantaccini fu sacerdote vero, appassionato ministro di Dio, ma anche instancabile promotore di opere sociali. Il suo ruolo divenne insostituibile nel drammatico periodo bellico: «… nel periodo del passaggio del fronte, dal novembre 1943 al settembre 1944, rappresentò l'insostituibile punto di riferimento, l'unica autorità morale rimasta in città nell'opera di assistenza alla popolazione colpita dalle distruzioni della guerra» (C. Caponi, «Il Vicario di Prato»).
Forte del suo coraggio e della sua determinazione, organizzò lo sfollamento di migliaia di civili, si adoperò per il cibo, aprì i monasteri di San Vincenzo, San Clemente e San Niccolò ai perseguitati di ogni idea e religione. Gli stessi componenti del Comitato di Liberazione Nazionale per due mesi trovarono rifugio nel Conservatorio di San Niccolò.
Conclusa la guerra,si dedicò anima e corpo alla ricostruzione materiale e morale. Ebbe un ruolo fondamentale nella nomina da parte della S. Sede del primo Vescovo residenziale, che accolse – nella persona di mons. Pietro Fiordelli – il 3 ottobre 1954, coronando un sogno secolare di tutta la città. Gravemente malato, morì il 1° settembre 1959. Le sue spoglie riposano nella Basilica di San Vincenzo e Santa Caterina de' Ricci."
Fonti: Comune di Prato-150 anni dell'unità d'Italia-Pratesi illustri

Don Luca Vannucci - (Ernesto Vannucci) Galciana, Prato, 30 settembre 1882 + Montughi, Firenze,16 marzo 1976. Sacerdote.Missionario in India, dove ha fondato la S.Theresa School.


Padre Luca Vannucci
(1882 - 1976)
Nato a Prato il 30 settembre 1882, all'età di sedici anni entrò in convento. Nel 1906 diventò cappuccino, quindi fu ordinato sacerdote l'anno dopo. Missionario in India, si adoperò per la costruzione della Cattedrale di Nuova Dehli, consacrata nel 1935. Fu superiore della comunità cappuccina in India. Il Governo inglese, in riconoscimento dell'attività filantropica svolta a Dehli, lo decorò con due medaglie d'argento. Venne proposto anche per una medaglia d'oro, che non verrà mai conferita, perché proprio in quel periodo l'Italia stava conducendo la guerra in Etiopia.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale Padre Luca, come tutti i missionari italiani, venne internato nel campo di concentramento di Pregnagar. L'amicizia di Lord Haily, suo amico e benefattore, gli valse la liberazione e gli consentì di recarsi a svolgere l'ufficio di parroco nella vicina chiesa di Dehra-Dun, potendo così svolgere liberamente il suo ministero, anche in favore dei confratelli internati.
Tornato in Italia a 82 anni, morì nel convento di Montughi nel 1976.
(Segnalato da Lorenzo Caciolli, maggio 2011)
Fonti:Comune di Prato- 150 anni dell’Unità d’Italia- Pratesi illustri-Padre Luca Vannucci

Mons.Can.Francesco Piccardi - Prato,26 ottobre 1882 + Prato 18 febbraio 1946. Rettore del Seminario Vescovile,Cancelliere della Curia.
Nella tarda sera del 18 febbraio 1946 si spengeva piamente, dopo un anno di penosa e grave infermità sopportata con ammirevole fortezza cristiana, Mons. Can. Francesco Piccardi Rettore del Seminario Vescovile Cancelliere della Curia fulgida gemma ed onore del clero pratese, sacerdote dal vero spirito di Dio, benemerito della carità e della cultura, modello nell'adempimento degli uffici che sostenne con competenza e con disinteressato ed amorevole zelo.
Nacque a Prato il 26 ottobre 1882. Entrò giovanissimo nel nostro Seminario e fu sempre " longe primus" nella pietà, negli studi, in tutto.
Venne consacrato sacerdote il 1° aprile 1906 e destinato come coadiutore nella parrocchia di S. Maria della Pietà e chiamato ad insegnare nel Seminario, prima al ginnasio, poi nel Iiceo per Ia storia e Ia Ietteratura. Per un triennio fu anche vice rettore del medesimo lstituto.
Nel 1914 fu nominato Cappellano corale della Cattedrale e il 22 maggio 1917 Cancelliere Vescovile. La guerra interruppe l'attività di Don Francesco chiamandolo in un campo impensato a svolgere il suo ministero di sacerdote: dal luglio 1916 al 1919 fu soldato di Sanità, prestando servizio in un ospedaletto presso il fronte di battaglia e poi nell'Ospedale militare di Padova.
Appena smobilitato tornò semplicemente ai suoi uffici.
Nell'ottobre 1927 fu nominato Canonico della Cattedrale e nel novembre successivo fu eletto Rettore del Seminario. Dal 1923 era Assistente Ecclesiastico del Circolo di cultura “ Giuseppe Toniolo ".
Fu poi Assistente diocesano della Gioventù maschile di Azione Cattolica e della Società di S. Vincenzo de' Paoli.
Dal 1929 al 1932 insegnò religione nelle Scuole Complementari del “Cicognini " e del Conservatorio di S. Niccolò nel 1933.
Rimasto vacante nel gennaio 1944 il posto di bibliotecario della Roncioniana e della Lazzariniana, il Consiglio dei Seniori dell'Eredità Roncioni Io eleggeva il 10 aprile 1944 come il più degno a continuare Ia illustre serie dei Canonici Bibliotecari; e ne era ben degno ed avrebbe proseguito la tradizione memorabile di un Baldanzi, di un Limberti, di un Pelagatti. Pure il Consiglio della Società Pratese di Storia Patria lo chiamava nell'aprile 1945 a far parte di esso e della redazione dell'Archivio Storico Pratese in riconoscimento dei suoi onorevoli titoli di cultore delle memorie storiche pratesi.
Con umiltà Mons. Piccardi accettò gli onori mai cercati o desiderati, con obbedienza prese gli incarichi che i superiori gli affidavano, con sacrificio diede tutto sé stesso al buon esito delle sue mansioni.
Perciò fù giusta ricompensa la nomina a Cameriere segreto di Sua Santità che gli venne il 21 ottobre 1930 e meritato premio l'investitura all'Arcidiaconato del Capitolo del 15 maggio 1937.
Stupenda figura di sacerdote, preoccupato solo di ricalcare la persona di Gesù, visse da asceta, francescanamente e semplicemente.
Fino dai giovani anni si era innamorato del Servo di Dio Cesare Guasti, studioso e scrittore. La meditazione degli scritti del grande concittadino tramutò quell'affetto in consapevole venerazione.
Varii e tutti notevoli i suoi scritti su quell'uomo sapiente e santo, fondati sulla conoscenza ponderata e diretta dalle memorie più nascoste.
Vigoroso intelletto umanistico, finissimo esteta, usò Ia sua penna sapiente e brillante in difesa della verità e della giustizia.
Giustamente fu chiamato maestro di giornalismo: ne ebbe le doti migliori come scrittore e pensatore, Intese e divulgò la missione formatrice della stampa, curò con gli scritti e la parola l'educazione dei giornalisti ai principi eterni del vero e dell'onesto.
Mite ed umile di cuore, Mons. Piccardi, quando occorse, fu forte e fermo nella difesa dei principi cristiani. Nell'angoscia delle giornate del 1931,quando la mano pesante della dittatura si fece sentire e venivano sequestrate le bandiere e chiusi i circoli e perseguitati i giovani egli, senza paura, fece sentire Ia sua parola di protesta in difesa dei suoi giovani.
La sua personalità fu sempre ispirata ad un amplissimo rispetto degli altri, ad uno spirito di autentica carità, a grande signorilità.
Da questa piattaforma di valori umani si stagliava la sua personalità cristiana e sacerdotale: illibatezza di costumi, freschezza del suo esempio, profumo delle sue virtù, spirito di tenerezza per la Madre di Dio.
Luminosa figura quella dell'ottimo Don Francesco, fecondissimo di attività, di parola e di scritti quasi a catena lungo il corso della sua vita di sacerdote, di maestro, di educatore e d'uomo d'azione.
La diocesi di Prato gli era debitrice per una dedizione costante e amorosa.
Fonti:Preti pratesi tornati al Padre. Can. Antonio Frati.Stabilimento grafico Emilio Rindi.Prato-Novembre 1975.

Giuseppe Paolini-Prato, 20 agosto 1883 + 16 maggio 1960.Scrittore. Poeta. Si dilettò di canto e fece parte della corale "Guido Monaco" che nel 1952 gli conferì un riconoscimento per i suoi trent'anni di continua presenza nella compagnia.I suoi sonetti in vernacolo pratese sono stati il suo  capolavoro.

Fonti:Giornale del Mattino 10-5-1959

Giuseppe Rigoli- Prato, Carmignano,21 marzo 1885+1955. Giornalista. Avvocato.Consigliere comunale del Comune di Carmignano. Segretario nazionale dell'Associazione Nazionale combattenti.

"Giuseppe Rigoli nacque a Carmignano il 21 marzo 1885 da Casimirro e da Faustina Morini. Rimasto orfano di padre a 7 anni fu accolto in casa dallo zio paterno, don Narciso Rigoli.
Studiò prima presso il ginnasio del Seminario vescovile di Pistoia, poi Presso il liceo Galileo Galilei di Firenze. Dopo il diploma si iscrisse alla Facoltà dì Giurisprudenza dell'Università di Roma, passando poi a quella di Urbino, dove si laureò.
Al tempo degli studi universitari lavorò anche come impiegato presso il Comune di Firenze, svolgendo le finzioni di segretario particolare del sindaco Sangiorgi.
Fu giornalista, fondatore e direttore del periodico «L'Appennino Toscano» e poi redattore capo del quotidiano «Il Fanfulla».
Interventista, partecipò come volontario alla Prima guerra mondiale e con il grado di tenente del genio si distinse in varie azioni, ottenendo una medaglia di bronzo e due croci di guerra al valore militare.
Dopo il conflitto svolse la professione di avvocato a Prato e Firenze.
Fu segretario generale dell'Associazione Nazionale Combattenti, fondando le sezioni di Carmignano e di Prato e le locali sezioni dell'Associazione d'Arma del Genio.
Fu più volte consigliere comunale del Comune di Carmignano. Dal 1934 al 1938 fu Podestà di Prato e dal 1938 al 1943 membro della Giunta provinciale amministrativa della Provincia di Firenze e commissario prefettizio del Comune di Carmignano.
Fu presidente o fece parte degli organi direttivi di numerosi enti benefici e culturali come la Misericordia di Prato, la Federazione delle misericordie italiane, il Conservatorio di San Niccolò di Prato, la Cassa di Risparmio di Prato, la Società Corale Guido Monaco, la Società Operaia di Carmignano, la Casa rurale di Carmignano.
Collaborò con giornali e riviste, come ad esempio «Archivio Storico Pratese», scrivendo racconti e articoli per lo più di argomento storico locale.
Pubblicò vari libri di storia fra i quali:La grande guerra d'Italia narrata al popolo (1920) che fu più volte ristampato. Per i suoi studi e per la sua attività,fu eletto socio dell'Accademia Colombaria di Firenze. Morì nel 1955."

Fonti: Gruppo Bibliofili pratesi "Aldo Petri".Scrittori pratesi del Novecento,da Malaparte a Veronesi. Antologia. A cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri,prefazione di Giorgio Luti.2009 Edizioni Publistampa.pp.523-524.

Guido Nincheri-Prato, 29 settembre 1885 + 1 marzo 1973 Providence, Rhode Island (USA).Pittore. -

«Nato a Prato il 29 settembre 1885 Guido Nincheri, dopo aver compiuto gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, emigrò in America.
Architetto, pittore e vetrista conosciuto ed apprezzato soprattutto in Canada e America del Nord, dove in ricordo del personaggio sono state realizzate esposizioni, pubblicazioni, emissioni di francobolli ed altro. Come pittore e maestro appartiene all'ultima generazione degli artisti dell'800 per la grande tradizione culturale e artigianale, i disegni per le vetrate rimangono la sua specialità durante la sua lunga e operosa carriera.
Il commediografo Sem Benelli gli aveva chiesto di decorare la sua lussuosa villa di Zoagli, ma nel 1913 non era ancora terminata ed egli si recò a Boston senza più tornare a Prato.
In tutte le mostre allestite in Canada e in America, l'Artista viene definito fiorentino perché secondo loro non poteva nascere a Prato un siffatto personaggio (risposta fornita dopo una nostra precisa domanda in merito).
Scomparve a Providence, Rhode Island inegli Stati Uniti il 1° marzo 1973 rimpianto da tutti. Ancora oggiAggiungi un appuntamento per oggi come non è ricordato a Prato viene celebrato non solo in Canada, ma in tutta l'America; è sufficiente vedere le centinaia di pagine nel web, che lo descrivono con profondo rispetto per le sue altissime doti artistiche.» Alessandro Assirelli


 Guido Nincheri Nato nel 1885. Studiò all'Accademia fiorentina e fu allievo prediletto di Adolfo De Carolis. Nel 1908 si laureò in pittura e cinque anni dopo in architettura e ornato. In America settentrionale dal 1924. La sua larga operosità, testimoniata da quest'elenco, riveste un particolare carattere di italianità nella grande allegoria della Conciliazione.

MONTREAL — Chiesa della Madonna della Difesa :
- Piani di architettura e vetrate.
- Grande affresco dell'abside rappresentante la Conciliazione fra l'Italia e la Santa Sede.
- Affreschi nel sottarco e nella volta dell'abside.
Chiesa di S. Michele :
- S. Michele in gloria e allegoria delle Virtù (affresco della cupola).
- Affreschi nell'arcone e nell'abside: Gesù in gloria.
Chiesa di S. Leone:
- Piani di architettura; disegni di sculture in pietra e in legno e per gli stalli del coro.
- Grande affresco della volta.
- Affreschi nella volta delle cappelle dedicate alla Madonna e a S. Giuseppe.
- Date a Cesare (cartone per la vetrata).
Salone Venus Siveet:
- Bacco fanciullo.
- Trionfo di Bacco.
- Brindisi bacchico.
- Sirene.
- Il vecchio Sileno (quadri a olio).
Castello Dufresne:
- Amore e Psiche (due quadri a olio).
OUTREMONT — Chiesa di Santa Maddalena
- Decorazione pittorica.
- Vetrate dell'abside coi quattro Evangelisti.
- Affreschi della volta del transetto: la Resurrezione e l'Ascensione di Gesù, l'Assunzione e la Concezione  di Maria Vergine.
Cappella delle Suore di Gesù e Maria :
- Affresco della volta dell'abside rappresentante l'Incoronazione della Madonna.
Chiesa del Santo Viatore
- La Vita contemplativa e la Vita attiva (due grandi pannelli a olio).
- Cristo Re (quadro a olio).
- S.Cecilia (id.).
- La Maddalena ai piedi di Gesù (id.).
VALLEYFIELD — Chiesa di S. Luigi Gonzaga :
- Il Sermone della Montagna.
- Gesù in casa di Marta e Maria.
- Comunione di S. Luigi (quadri a olio).
TROIS-RIVIERES- Chiesa di Notre Dame :
- Cristo Re secondo la dottrina di Duns Scoto.
Cattedrale :
Regina Apostolorum, Sede Sapientiae, Mater Inviolata (cartoni per vetrate).
CAUGHNAWAGA — Chiesa di S. Francesco Saverio
- Apoteosi del Santo (affresco nella volta).
- S. Giovanni Battista (vetrata).
QUEBEC — Chiesa di S. Giuseppe:
- La Visitazione (grande quadro a olio).
VILLEROY — Notre Dame du Rosair :
- La Madonna del Rosario (affresco).
SHERBROOKE:
- L'Incoronazione di Maria (vetrata).
SHAVIMGAN :
- Gesù chiama S. Pietro, Crocifissione di S. Pietro (quadri a olio).
(Fotografie donate dal prof. Nincheri alla Galleria Comunale di Prato).
Fonti: Archivio Storico Pratese.Anno XIII dicembre 1935 pag.126-127 Biblioteca Comunale Lazzerini

Fonti: La Nazione 13-5-1998

Mons.Can.Armando Benelli-Prato 28 novembre 1885 + 21 Agosto 1975
" Felici coloro che muoiono nel Signore " si legge nell'Apocalisse, perché incontrano, e per sempre, l’Amore, in cui si tuffano per I'eternità. Cosi è avvenuto nella tarda sera del 21 agosto scorso per il benemerito Mons. Can. Armando Benelli Arciprete della Cattedrale
spirato serenamente in una cameretta della Casa di Riposo di Via Roma, di cui era Direttore Spirituale, amorevolmente assistito dalle Suore del Cottolengo e dal personale di detta Casa.
Figura integerrima di sacerdote e di uomo, Mons. Benelli ha speso la maggior parte della sua lunga vita nella educazione della gioventù.
Nato a Prato il 28 novembre 1885, compì gli studi lodevolmente nel nostro Seminario. Ordinato sacerdote il 20 dicembre 1908, fu nominato Curato a S. Bartolomeo.
Dovette interrompere il ministero parrocchiale nel gennaio 1916 essendo stato chiamato alle armi come sergente di Sanità. Si prodigò fino all'aprile 1919 negli ospedali da campo per alleviare le sofferenze dei feriti di guerra.
Smobilitato, per tre anni fu zelante parroco a lano nella diocesi di Pistoia.
Nel 1922 Don Armando venne nominato Prefetto e poi anche Direttore dell'Orfanotrofio Magnolfi, ove svolse per ben 41 anni il suo delicato compito di vero sacerdote di Cristo, cattivandosi la stima e I'affetto dei giovani che lo ritenevano come un padre.
Dal 1930 fu pure direttore spirituale del Convitto Cicognini, svolgendo questa importante missione con fedeltà encomiabile.
Nel 1963, per I'età avanzata, Mons. Vescovo lo nominò direttore spirituale della Casa di Riposo, un incarico che Mons. Benelli ha tenuto lodevolmente fino alla morte.
Nella Casa di Riposo aveva trovato una vita regolare e precisa, com'era sempre stato suo metodo e specialmente la sua lunga silenziosa sosta nella preghiera che aveva sempre efficacemente nutrito la sua esemplare esistenza.
Austero all'apparenza, nutriva e serbava nel cuore un segreto e profondo tesoro di paterna dolcezza.
Signore nel tratto e nel portamento, dignitoso sempre, umile nelle sue manifestazioni, rifuggiva dagli onori e dagli esibizionismi. Operoso nel ministero, Iargo nel donare, era esemplare nella fede.
Per queste sue qualità i superiori ecclesiastici l'avevano stimato e onorato. Nel 1936 fu nominato Canonico onorario della Cattedrale di S. Stefano, e nel 1959 Canonico Arciprete.
ll 1° dicembre 1968 venne nominato Prelato d'onore di Sua Santità.
Aveva raggiunto quota 90. Viene alla mente l'ultimo versetto del salmo XC: " Longitudine dierum replebo eun ». Un altro dono del Signore: Ia longevità.
   La gloria più bella di Mons. Benelli è l'avere istruito, educato, illuminato tanti e tanti giovani, per cui la sua memoria è e rimarrà in benedizione.
Fonti:Preti pratesi tornati al Padre. Can.Antonio Frati. Stabilimento grafico Emilio Rindi - Prato 1975 - pp.216-218

Alberto Fratellini- Prato,1886+1961.Insieme ai fratelli Francesco e Paolo formano un trio di Clown circensi molto apprezzati (I Fratellini).

Bacci Giovanni - Prato 16 luglio 1889 + Prato 8 gennaio 1975. Giornalista della Nazione. Vicepresidente della prima amministrazione ospedaliera Meoni. Nominato nel 1943 presidente del consiglio di amministrazione dell’istituto femminile “Rosa Giorgi”.Consigliere comunale della civica amministrazione. Nel 1960 gli venne concessa per le sue benemerenze acquisite nel campo sociale, l’onorificenza di commendatore al merito dell’ordine della Repubblica.

Alighiero Ceri-Prato, 12 ottobre 1890 + 27 gennaio 1986. Fra i promotori della Povincia di Prato.Fondatore del giornale pratese "Il Bacchino".Redattore di vari giornali locali. Fondatore dell'Istituto serale "A.Ceri".

Fonti : La Nazione 23 Giugno 1992

Alighiero Ceri
(1890 - 1986)
Alighiero Ceri nacque a Prato il 12 ottobre 1890. Dirigente del Partito repubblicano, fu sostenitore convinto dell'istituzione della Provincia di Prato. Nel 1919, fondò l'Associazione "Pro Prato", dalla quale poi nacque il "Comitato per la Provincia di Prato", che contribuì notevolmente a raggiungere l'obiettivo. Ceri fu inoltre redattore di molti giornali locali, oltre che fondatore e diffusore del giornale pratese "Il Bacchino". Intorno agli Anni Trenta, fondò l'istituto serale "A. Ceri", per la formazione professionale a carattere commerciale e/o meccanica rivolta agli operai pratesi, istituto operante ancora oggi.
Morì il 27 gennaio 1986.

(Segnalato da Vittorugo Risaliti,maggio 2011)
Fonti:Comune di Prato- 150 anni dell’Unità d’Italia- Pratesi illustri- Alighiero Ceri

Ruggero Nuti - Prato, 22 ottobre 1890 + 3 dicembre 1956. Scrittore.Ha riordinato le carte delle magistrature e uffici dell'antico Comune dal 1350 fino all'unità d'Italia.

"Ruggero Nuti nacque a Prato nel 22 ottobre 1890 in una famiglia di umili origini. Il padre Ermanno era operaio, la madre proveniva dalla campagna senese.
Dopo le scuole comunali, conseguì la licenza tecnica. Da autodidatta coltivò gli studi storici e appassionato di musica fin da giovane iniziò a collaborare con scritti di cronaca teatrale al settimanale «L'amico del popolo».
Alla scoppio della Grande guerra fu richiamato al fronte, ferito gravemente nel 1915, fu assegnato agli uffici amministrativi del suo reggimento a Firenze, poi, dopo essere stato smobilitato, entrò nell'ufficio comunale di Prato, dove percorse tutti i gradi della carriera fino a essere nominato 'caporepartizione'.
Come impiegato del comune di Prato nel 1922 ebbe l'incarico di riordinare le carte dell'Archivio Storico, lavoro che lo impegnò fino al 1931. Questo incarico e anche l'aver assunto nel 1927 l'amministrazione e la redazione della rivista «Archivio Storico Pratese» lo spinse a studiare la storia pratese e a scrivere saggi su vari argomenti attinenti la storia di Prato. Sulle pagine di «Archivio Storico Pratese» pubblicò in più riprese l'Inventario dell'Archivio antico del Comune di Prato, che poi fu stampato anche in volume nel 1939. Dagli anni Trenta, sempre su «Archivio Storico Pratese», Ruggero Nuti pubblicò studi sulle antiche famiglie pratesi, sulla topografia medievale della città e sulle vicende relative alla costruzione sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna. Collaborò anche con quotidiani come «La Nazione» e «L'Avvenire d'Italia» ai quali inviava brevi articoli in cui esaminava curiosità e avvenimenti minori della storia e della vita pratese del passato.
Nel 1939, in occasione del cinquantenario della morte di Cesare Guasti, raccolse in volume un'ampia scelta degli scritti dell'erudito pratese.
Dopo la Seconda guerra mondiale, durante la quale Ruggero Nuti l'u prevalentemente impegnato nel trasferimento fuori città del materiale archivistico e artistico che sembrava più minacciato, lo studioso riprese a dirigere la rivista "Archivio Storico Pratese", pubblicando nuove ricerche sulla topografia medievale di Prato. E' del 1947 la sua opera-pubblicazione più importante: l'edizione degli Statuti della lana in Prato (sec.XVI-XVIII) realizzato in collaborazione con Renato Piattoli.
Ruggero Nuti morì il 3 dicembre 1956.
Fonti:Gruppo Bibliofili pratesi "Aldo Petri".Scrittori pratesi del Novecento,da Malaparte a Veronesi. Antologia. A cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri,prefazione di Giorgio Luti.2009 Edizioni Publistampa.pp.507-508.

Alberto Casella - Prato,1 novembre 1891+Castel Fusano,10 novembre 1957. Scrittore. Commediografo. Sceneggiatore. Regista. Vedi anche la scheda: http://www.comune.prato.it/storiastrade/

"Alberto Casella nasce a Prato il I° novembre 1891. Il padre l’avvocato Domenico, era molto noto e stimato in città, oltre che per le sue doti personali, anche per la sua grande passione per il teatro.
Alberto Casella studia da convittore al Cicognini e si appassiona, al teatro negli anni in cui Sem Benelli riscuote grande successo con le sue commedie.
Recita nel Teatro del Collegio, nei drammi di Paolo Ferrari, ridotti per soli uomini e nel 1921 esordisce come autore teatrale con Vautrin, e dopo con Prometeo. Ma la notorietà arriva con un'opera dal gusto satirico: La morte in vacanza, che viene rappresentata per la prima volta a Firenze dalla Compagnia Talli e successivamente da Ruggero Ruggeri, grande attore di teatro, diventando un grande successo prima teatrale e dopo dieci anni anche cinematografico. Nel 1934 La morte in vacanza apparve tradotta in un film realizzato a Hollywood, interpretato da Frederich March con la Mitchell Leisen, e presentato lo stesso anno al Festival Cinematografico di Venezia. Eligio Possenti nella sua Guida al Teatro (1955), afferma la morte in vacanza realizza, con ingegnosa e macabra evidenza, il proposito di usare dell'arte scenica non per raffigurare la vita ma per dare ai personaggi il modo di rivelarsi nella loro segreta individualità. La sua cupa e allucinata atmosfera tiene sospeso il fiato dei telespettatori». L'opera ottiene così tanto successo che viene rappresentata anche all'estero: Praga, Varsavia, Londra e negli Stati Uniti ebbe come interprete la grandissima Katharine Hepburn. Nel 1998 esce Vi Presento Joe Black, ispirato alla morte in vacanza, con la regia di Martin Brest e interpretato tra gli altri da Brad Pitt e Anthony Hopkin. Bo Goldman (Oscar per Qualcuno volò sul nido del cuculo, Una volta ho incontrato un milionario), ha radicalmente riscritto la storia in chiave sentimentale, facendone un film in cui il tema centrale è la vita e non la morte. Oltre che commediografo Casella è anche critico drammatico, regista e sceneggiatore cinematografico. Le sue ultime opere, L'imperatrice si diverte del 1934 e anche a Chicago nascono le violette del 1938, le scrive con la collaborazione di Tatiana Pavlova e Mario Buzzichini. Quest'ultima commedia viene rappresentata per la prima volta a Milano dalla compagnia teatrale Tofano-Maltagliati e viene tradotta in varie lingue. Casella ha collaborato anche ai settimanali «Il Giorno», «Orizzonti», al quotidiano «II Buonsenso», ai periodici «La Gazzetta delle arti» e «Politeama». Fra le sue sceneggiature cinematografiche si ricordano Il romanzo di un giovane povero (1943), Mater Dolorosa (1943),La Fornarina (1943-44).1"

1)Parte delle notizie bibliografiche sono state tratte da: Mario Bellandi, “Prato mese”,X,8,settembre 1987.
Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi “Aldo Petri” Scrittori pratesi del Novecento. Da Malaparte a Veronesi.Antologia. A cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri. Prefazione di Giorgio Luti. Edizioni Polistampa.Firenze.2009.pp.442-443

Giuseppe Castellano-Prato, 12 settembre 1893+Porretta Terme, 31 luglio 1977.Generale. Firmò l'armistizio di Cassibile.

Giuseppe Castellano
(1893 – 1977)
Generale dell'esercito italiano presso il Comando Supremo, è passato alla storia per aver firmato l'armistizio dell'8 settembre 1943 con gli Alleati.
Era nato a Prato nel settembre 1893, figlio di un capitano dell'esercito, la cui compagnia era di stanza presso il Castello dell'Imperatore.
Fu capitano di artiglieria durante la Grande Guerra. Nella campagna di Jugoslavia del 1941 fu stretto collaboratore del generale Ambrosio ed ottenne i gradi di generale, il più giovane dell'esercito italiano.
Personaggio brillante e dotato di notevole spirito di iniziativa, ebbe parte attiva nell'arresto di Mussolini. Castellano aveva stretto nel frattempo legami di amicizia con Galeazzo Ciano e con il ministro della Real Casa, Acquarone. In un periodo di grande confusione, pur non avendo direttive precise, si avventurò prima in Spagna, poi a Lisbona, cercando di avviare trattative per l’uscita dell’Italia dal conflitto.
Qui, agendo sotto falso nome e senza credenziali, riuscì infine ad entrare in contatto con agenti diplomatici alleati. I negoziati che seguirono portarono alla firma, in data 3 settembre 1943, dell'armistizio di Cassibile, che chiudeva le ostilità tra l'Italia e gli Alleati.
Successivamente, il generale Eisenhower volle fare la conoscenza di Castellano, instaurando rapporti cordiali, che mantenne anche durante il periodo della presidenza degli Stati Uniti.
Nel 1947 Castellano fu messo a riposo e da allora si dedicò all'attività imprenditoriale, dirigendo una catena di alberghi. Ha lasciato tre libri di memorie, interessanti testimonianze del periodo bellico: Come firmai l'armistizio di Cassibile, La guerra continua e Roma Kaputt. Morì a Porretta Terme nel 1977.

Fonti: Comune di Prato- 150 anni dell'Unità d'Italia-Pratesi illustri-Giuseppe Castellano

Armando Meoni-Prato, 18 gennaio 1894 + 23 novembre 1984. Scrittore. Politico.
    "Armando Meoni nacque a Prato il 18 gennaio 1894 in una famiglia proletaria. Il padre era lavorante in un forno,la madre faceva la trecciaiola. Dopo la scuola primaria Armando Meoni studiò alle scuole tecniche del Cicognini, dove si formò culturalmente ed ebbe modo di stringere amicizia con il futuro scrittore Curzio Malaparte. Completato il ciclo degli studi tecnici trovò un impiego presso un laboratorio tessile e continuò a istruirsi da solo. Vissuto in un ambiente sociale in cui circolavano idee legate al socialismo umanitario, degli ideali patriottici garibaldini e mazziniani, fu, prima dei diciotto anni, militante socialista e cronista politico-letterario su periodici di area sindacale come «Il lavoro», diretto dal sindacalista Giulio Braga.
    Dal 1912 al 1915 Armando Meoni si avvicinò al mondo del teatro, frequentando a Firenze la scuola di recitazione "Tommaso Salvini" tenuta da Luigi Rasi cedendo parte a vari spettacoli ma, pur avendo la possibilità di entrare a far parte della compagnia di Marco Praga, se ne allontanò perché stimò quell'ambiente troppo chiuso e «l'etica teatrale troppo borghese».
Nel 1915 si sposò con la pratese Aida Tasselli e si impiegò uno stabilimento laniero.
    Dopo aver partecipato alla Grande guerra, Armando Meoni tornò a Prato dove trovò lavoro presso un'azienda di commercio, diventandone poi direttore dell’ufficio esportazioni. Nel 1931 si mise in proprio aprendo un ufficio di rappresentanze di prodotti lanieri. Dopo la scomparsa della moglie, nel 1943 si sposò con Liliana Anna Marucelli.
Armando Meoni,fin da giovane impegnato politicamente, fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale e nel 1944 fu nominato vicesindaco di Prato. Nel 1946 fu consigliere comunale nelle file del Partito socialista; ricoprì poi vari incarichi tra i quali quello di consigliere provinciale dal 1951 al 1961. Dal 1946 fu presidente dell'Ospedale di Prato.
     Armando Meoni esordì come scrittore nel 1908 pubblicando su «Il Nuovo Giornale» la novella dal titolo Crisantemi bianchi. Negli anni Venti alcuni suoi racconti, molto vicini ai canoni del bozzettismo, furono ospitati nelle colonne di «La Nazione sera» e «Il Nuovo Giornale». Il suo primo romanzo, Creare, è del 1933. Nel 1935 Armando Meoni dà alle stampe La cintola, prima a puntate su «Nuova Antologia» e poi in volume presso l'editore Vallecchi. Seguirono poi i romanzi Richiami (1937) e Povere donne (1942). In queste prime impegnative prove narrative, che si muovono in ambito veristico, come poi ne Il dono segreto (1945 nuova edizione del precedente La cintola) e in La ragazza di fabbrica (1951), che lo fece conoscere anche a livello internazionale, Armando Meoni imposta il racconto attorno a un simile nucleo tematico, la maternità illegittima vissuta come tormento e purificazione. Degli anni Quaranta sono due opere per l'infanzia, la raccolta di racconti Sparalagrossa (1943), che raccoglie brani precedentemente apparsi sul «Corriere dei Piccoli», e il racconto Pinnatonda (1947), nelle quali lo scrittore dà pieno sfogo alla sua vena fantastica. Nel 1947 pubblica a puntate su «Nuova Antologia» L'ombra dei vivi, un romanzo di crudo realismo e forte penetrazione psicologica. Conclusa la stagione naturalistica, Armando Meoni cerca nuovi orizzonti tematici e stilistici. Con Assedio a Firenze (1956) tocca la narrativa resistenziale, poi si ripiega in se stesso con le raccolte di racconti Età proibita (1958) e Fuori e dentro le mura (1977). Nei primi anni Settanta scrive testi fiabeschi e ironici come La cupidigia (1968) e Le virtù immaginarie (1971), ma con La parte del diavolo (1974) si riaggancia anche alle sue prime prove, impostando la narrazione intorno alla tematica del conflitto di classe. In tarda età Armando Meoni dedica a Prato, che è sempre stata protagonista della sua narrazione, quattro volumi storico-cronachistici:Prato ieri (1971),Prato viva (1975); La mano di Prato (1979); La città nel salvadanaio (1980).
Armando Meoni parallelamente alla sua attività di romanziere fu anche assiduo collaboratore di quotidiani come «Il Nuovo Giornale», «La Nazione» «Il Secolo XIX», «Il Messaggero», «Il Resto del Carlino», e periodici tra i quali «Nuova Antologia» e «Prato Storia e Arte», pubblicando racconti, elzeviri e scritti d'occasione. Morì a Prato il 23 novembre 1984. "

                                                                                                  G.B.
Tratto da: Gruppo Bibliofili Pratesi “Aldo Petri”. Scrittori pratesi del Novecento.Da Malaparte a Veronesi. Antologia.A cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri prefazione di Giorgio Luti.Edizioni Polistampa.

Giuseppe Giagnoni-Nato a Pizzidimonte di Prato il 10 novembre 1895+Prato,1989.Giornalista.Scrittore." Spigliato e vivace novellatore, nutrito di sana toscanicità, ricco di nobile ispirazione. I suoi volumi Terra promessa e Rose e spine hanno ottenuto buon successo." Fonti: Bibliografia pratese.A.S.P,1932 

"Giuseppe Giagnoni nasce a Pizzidimonte di Prato il 10 novembre 1895.
Il padre è operaio in una fabbrica di ceramiche di Sesto Fiorentino, la madre è  di estrazione contadina. Vive gli anni della giovinezza a Calenzano a diretto contatto con il mondo rurale. A Prato prima frequenta le scuole elementari e poi il Liceo Cicognini.
Appena ventenne partecipa come aviatore alla guerra del '15-'18 . Ritornato dopo varie difficoltà, trova un impiego e si dedica alla narrativa, collaborando con racconti e novelle a quotidiani e riviste. Giornalista, e’ capo redattore della pagina pratese de «La Nazione».
Giuseppe Giagnoni esordisce come scrittore nel 1926 pubblicando la raccolta le novelle del grillo con la prefazione di Renzo Martinelli e illustrazioni di Yambo. Nel 1928 dà alle stampe un secondo volume di novelle dal titolo Terra madre, accolto favorevolmente dalla critica che vide in Giuseppe Giagnoni uno scrittore che risvegliava la tradizione novellistica toscana di Fucini e Paolieri.
Negli anni Trenta Giuseppe Giagnoni prosegue lungo la strada dello strapaese e dei bozzetti tratti dalla vita di campagna con le raccolte di novelle Rose e spine (Novissima,Firenze 1932) e L'aratro nel solco (Tipografia editrice del Resegone,Lecco 1933). Ne Il fokker rosso (Cappelli, Bologna 1934) lo scrittore prova la strada del romanzo di guerra basandosi sulle sue esperienze belliche. testo autobiografico L'ultimo pane (Tipografia editrice del Resegone, Lecco 1937) torna a narrare della campagna toscana e con Le novelle del contado (Società editrice internazionale,Torino 1939) pubblica il suo libro più riuscito, quello che meglio mette in evidenza la sua toscanità nel narrare la vita e la civiltà contadina.
Negli anni della seconda guerra mondiale Giuseppe Giagnoni continua a pubblicare raccolte di novelle, alcune delle quali come La baracca delle meraviglie (Il Messaggero di S. Antonio, Padova 1942) e Gonfianuvoli, ( Il Messaggero di S. Antonio, Padova 1944) pensate per il pubblico dei ragazzi. Nel 1944 con il titolo Il nido fra le rose ( Il Messaggero di S.Antonio, Padova) ripubblica l'autobiografia L'ultimo pane. Nell'immediato dopoguerra si dedica al romanzo scrivendo La canzone di domani (Il  Messaggero di S.Antonio, Padova 1946) e Premio Villa Flori (Il Messaggero di S.Antonio, Padova 1947), poi interrompe il dialogo con i suoi lettori che riprende solo dopo circa trent'anni dando alle stampe la raccolta di racconti autobiografici Tempi lontani, scene e tipi della campagna toscana (Edizioni del Palazzo, Prato 1980) con i quali dà uno spaccato pieno di vitalità e poesia della vita contadina degli inizi del secolo.
Sempre negli anni Ottanta pubblica la commedia in tre atti Vendemmia e amore (Gruppo Bibliofili Pratesi, Prato 1982). Giuseppe Giagnoni muore a Prato nel 1989.

Fonti: Gruppo Bibliofili Pratesi"Aldo Petri".Scrittori pratesi del Novecento da Malaparte a Veronesi.Antologia. A cura di Ernestina Pellegrini e FRancesco Gurrieri.Prefazione di Giorgio Luti.Edizioni Polistampa.Firenze.2009.pp 319-320

Fortunato Picchi-Nato a Carmignano, 28 agosto 1896 + Roma,Forte Bravetta, 6 aprile 1941.Agente segreto di sua maestà Britannica.

Fortunato Picchi naque a Carmignano, da Ferdinando e da Jacopina Pazzi, il 28 agosto 1896. Nel febbraio del 1910 si trasferì con la famiglia nel comune di  Prato più precisamente nella zona della Tignamica (Valle del Bisenzio) dove il padre trovò lavoro come cuoco nella ditta Forti.
Nel novembre del 1915 fu chiamato alle armi e come soldato semplice, del 64° reggimento fanteria, combatté sul fronte macedone. Fu congedato nel 1919 e nel 1921 si recò a Londra dove esercitò la mansione di cameriere all’Hotel Ritz. Rimase nella capitale inglese per alcuni anni poi tonò in Italia ma vi rimase solo pochi mesi.
Ripartì per Londra dove, salvo poche e brevi permanenze in Italia vi restò per circa 15 anni lavorando al Savoy Hotel. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, i cittadini italiani residenti  in Gran Bretagna, furono internati, Picchi fu mandato all’isola di Man dove restò fino al 1940. Da qui fece richiesta per entrare a far parte del corpo dei pionieri e in seguito all'accoglienza della domanda, tornò a Londra. Successivamente chiese ed ottenne di arruolarsi nei paracadutisti.
Dopo l’addestramento, nel febbraio del 1941, Picchi con trentaquattro compagni venne paracadutato in Italia. Lo scopo dell’azione era di danneggiare l’acquedotto pugliese, che riuscì solo in parte in quanto i danni arrecati furono riparati in pochi giorni.
Assolto il loro compito, i paracadutisti si divisero in tre gruppi, il gruppo di cui faceva parte Picchi era fatto da undici uomini, comandati da un maggiore e da un tenente. Essi dovevano raggiungere, entro quattro giorni, una località della quale sarebbe stato possibile fuggire…” (1) pp.102
Picchi e il suo gruppo però furono intercettati da alcuni uomini armati e per non creare un conflitto a fuoco che avrebbe richiamato un numero maggiore di soldati decisero di arrendersi. I sabotatori inglesi in base alla convenzione di Ginevra furono internati e si salvarono, Picchi invece, essendo italiano venne processato e condannato a morte per alto tradimento. Fu fucilato a Roma presso Forte Bravetta il 6 aprile 1941.


1) Alessandro Affortunati, Mille volte no. Sovversivismo ed antifascismo nel Carmignanese.
Con un profilo di Fortunato Picchi, prefazione di Ivan Tognarini, Edizioni Mir, 1999.

Fonti: La Nazione 18-10-2002

Eroi del nostro tempo
Fortunato Picchi

Dal giornale "Il Corriere del Sabato" stampato in Inghilterra  per i nostri prigionieri di guerra,togliamo il seguente scritto che illumina di viva luce la memoria di un nostro concittadino fucilato dai fascisti.Il giornale, dopo aver detto che tre anni prima la radio fascista annunciava che un paracadutista inglese era stato riconosciuto portato davanti al tribunale speciale e fucilato al Forte Bravetta all’alba della Domenica delle Palme, così prosegue:“ Il paracadutista era Fortunato Picchi. Era nativo di una frazione del Comune di Carmignano. Da molti anni si era stabilito in Inghilterra  ove la sua abilità e laboriosità gli avevano permesso di fare una carriera invidiabile. Infatti era divenuto direttore del servizio banchetti al celebre “Savoy Hotel” di Londra. Guadagnava bene, era felice e di buon umore, non gli mancava nulla eccetto di sapere la sua Italia libera. ”Aveva passato di parecchio la quarantina, non aveva obblighi militari ed avrebbe potuto vivere tranquillo e felice al “ Savoy Hotel” ;invece preferì arruolarsi volontario scegliendo il lavoro più pericoloso:
Sarà lanciato con il paracadute in Italia a svolgervi la sua opera di organizzazione tra gli elementi che volevano la liberazione della Patria Italiana. Sventuratamente nella caduta si ferì ad una gamba e venne catturato dai fascisti. Al processo tenne un contegno nobilissimo ispirato al più nobile patriottismo che non conosce frontiere, ma che considera tutte le affratellate per il bene comune.
” I giornali inglesi hanno tributato caldissime lodi a Fortunato Picchi e al suo nome è stata dedicata una sezione dell’Ospedale Regina Elisabetta per i bambini poveri in Sepney (Londra) e numerosissime oblazioni sono state versate da inglesi ed amici italiani per onorare il nome di colui che viene considerato come il primo Martire  del  nuovo  Risorgimento Italiano. L'ammirazione che lo straniero ha avuto per il nostro eroe e' monito a noi che il tumulto quotidiano della vita ne impedisce il ricordo . ma è bene che queste eroiche gesta vengano ricordate per invocare quei martiri con quella stessa fede per la quale seppero affrontare la morte. È solo così che le tombe si scopriranno ed essi - i martiri- risorgeranno per portare da un capo all'altro d'Italia il soffio rigeneratore per rifare i vivi.

Fonti: La Nazione del Popolo, Cronaca di Prato, 21 febbraio 1946
Ricerche:Biblioteca Comunale Lazzerini di Prato.

Giuseppe Basacci - Prato, 1897 + Prato,22 agosto 1962.Pittore, poeta, scrittore. Fin da giovane scrive poesie e bozzetti. Affianca alla narrativa anche la pittura. Nel 1959 la galleria d'arte Falsetti di Prato gli allestisce una mostra personale.

Fonti: La Nazione 14 Febbraio 1992

Giuseppe Basacci nasce a Prato nel 1897 in una famiglia di umili origini. Il padre era giardiniere. Durante la Grande guerra è richiamato al fronte però evidenzia sintomi di instabilità psichica ed è ricoverato in un 'reparto di osservazione'. con la fine della guerra Giuseppe Basacci torna a Prato dove è assunto in un lanificio e si sposa con Ginetta Agostini. Per il suo temperamento 'estroso' rimane presto disoccupato e vive per scelta e necessità precariamente, facendo il rappresentante di prodotti di cartoleria in giro per l'Italia. Durante uno dei suoi viaggi di lavoro deve essere ricoverato nell'ospedale di Siena per «astenia con sintomi di fobia"; guarito è dimesso ma poi ha periodiche ricadute che lo costringono al ricovero in vari ospedali psichiatrici. Con il tempo Giuseppe Basacci riuscì però a curarsi e guarire quel tanto da permettergli di vivere come tutti». Autodidatta'disorganico' fin da giovane scrive poesie e bozzetti drammatici che va a declamare nei teatrini di provincia. Legati alle esperienze teatrali sono due monologhi fatti stampare nel 192l: Arte o donna e La vittima del capriccio. Nel suo peregrinare in Italia da un manicomio all'altro Giuseppe Basacci raccoglie «un materiale prezioso di osservazioni" che poi trasforma in piccole opere narrative e saggi filosofici che sono la sua via per evadere dalla realtà. Nel 1928 pubblica Anna Liguori, un curioso racconto che riecheggia schemi romantici di fine Ottocento. Nel 1935 pubblica una raccolta di racconti intitolata Notturno. Negli anni cinquanta Giuseppe Basacci dà nuove prove del suo essere poeta e narratore spontaneo con i volumi: Poesia e filosofia (1950); La Terra e Marte. Fantasia e alcuni squarci di vita reale (1953). Una sorta di opera saggistica è invece Dio proibì la volontà (1952). Giuseppe Basacci affiancava alla narrativa anche la pittura, dipingendo le sue ossessioni, curiosi ex voto percorsi da un sottile senso di allucinazione, 'paesi di fiaba', nudi femminili deformati, attirando l'attenzione di alcuni critici, tanto che nel giugno 1959 la Galleria d'arte Falsetti di Prato gli allestisce una mostra personale. Giuseppe Basacci muore nell'ospedale di Prato il 22 agosto del 1962.

Fonti: Scrittori pratesi del Novecento-Gruppo Bibliofili Pratesi "Aldo Petri" a cura di Ernestina Pellegrini e Francesco Gurrieri. Ed.Polistampa-2009.pp 418-419

Curzio Malaparte - Nome d'arte di Kurt Erich Suckert -Prato,
9 giugno 1898 + Roma, 19 luglio 1957.Scrittore, giornalista e diplomatico taliano.

Fonti: Giornale del Mattino 20 Luglio 1961

Brandisio Vannucci- Prato, 29 novembre 1899+ Luino,10 settembre 1968.Tenore.

Il tenore Brandisio Vannucci

   “ … ancora giovanissimo, si dilettò novello stornellatore, in serenate d’amore nei più dolci pleniluni primaverili e fu tra le fila della “Guido Monaco”, la guerra del 1915-18 lo porta, innanzi tempo, sul Montello, ove, per essere stato ferito ad una gamba, finisce la sua degenza nella villa reaie di Castello (Sesto Fiorentino) adibita ad ospedale militare. In un concerto dato per i ricoverati, il soldato Brandisio Vannucci non può esimersi dall’offrire anch’esso il suo contributo di cantante ciò che gli valse immediatamente simpatie e perentori consigli ad intraprendere la via dell’arte. Il giovane pratese studia canto alla scuola della professoressa di piano Menicucci di Firenze ed in breve tempo, facendo dei rapidissimi progressi accompagnati da una ferrea volontà di riuscire, eccolo pronto per le scene. Debutta al “Metastasio” di Prato in Bohème nel febbraio del 1925 ottenendo un lusinghiero successo poco dopo riconfermato in pieno al “ Duse” di Bologna nella Traviata. Tenore dalla voce limpida, di timbro leggero, duttilissimo, figura di bella presenza fisica e scenica, il Vannucci conquista in breve volger di tempo il favore del pubblico in molti teatri italiani in quel repertorio che va dal Rigoletto a Tosca, dall’Amico Fritz al Barbiere di Siviglia, dalla Manon di Massenet a Madama Butterfly, dal Pescatore di Perle a Mignon ed ha sempre a fianco artiste di notevole valore. Dall’Italia passa al Belgio, alla Germania, all’Austria, alla Francia, alla Spagna, al Portogallo, all’India, alla Nuova Zelanda, alle due Americhe, al Cairo e canta e anche lui si innamora più di una spettatrice, nelle vesti del Duca di Mantova, di Cavaradossi, di Pinkerton, di Rodolfo, di Fritz, di Turiddu, ecc. lasciando, da un successo all’altro, entusiasmi, ricordi, e molteplici forme di sentimenti. Al “Metastasio” e al Politeama Pratese, Brandisio Vannucci ritrova sempre  quel pubblico che lo acclama e che lo risente volentieri con quell’applauso sincero e affettuoso che diversi anni prima era scaturito dal popolo allorché il giovane artista aveva diffuso, per la prima volta, sulla scena il suo amore per la tenera e appassionata Mimì. -Fonti: Epoche e volti pratesi di Giuseppe Giagnoni. Prato Storia e Arte. N.6. Dicembre 1962. Anno III.Biblioteca Comunale:Istituto culturale e di documentazione Lazzerini

Iva Pacetti - Prato, 13 dicembre 1899 + Roma 19 gennaio 1981. Soprano di grande talento. 

Quando si parla dì Iva Pacetti potremmo dire che, sotto un certo aspetto, la carriera artistica della cantante pratese ha, dal suo inizio alla fine, qualche cosa di particolare a differenza di molte altre nel novero dei maggiori nomi del teatro lirico italiano.
Iva Pacetti non ha avuto un solo maestro e di grande nome. Essa si è formata, invece, in seguito sotto la guida dì grandi direttori quali Toscanini, Marinuzzi e Guarnieri che allora seguivano, con particolare attenzione, le giovani reclute del teatro. Ma non poco si deve pure al suo temperamento e alla sua intelligenza se non anche alla sua modestia di donna che, anche nei momenti più felici delle sue conquiste artistiche, non si inorgoglì mai Per restare fedelissima alla sua origine. Figlia anch'essa del popolo, il più genuino e il più generoso, trasse dal suo cuore e dalla sua anima di giovane cantante la spiritualità per far fede a sè stessa e alla sua città anche se la via dell'arte non sempre poteva apparirle cosparsa tutta di rose.
La Pacetti debuttò al« Metastasio » di Prato in Aida per passare immediatamente al “Verdi” di Firenze con Tosca, al “Politeama” e alla Pergola con una memorabile edizione di Norma. Dopo i successi fiorentini fu subito a Milano, alla Scala, per interpretare “ Elena” nel Mefistofele diretto da Toscanini.
Artista di eccellente dualità canore e sceniche, figura di notevole rilievo fisico nelle diverse. opere, la Pacetti  ha cantato nei più grandi teatri nazionali ed esteri. La ricordiamo  a  Barcellona, al « Covent Garden » di Londra, all'« Opera House » di Chicago, al « Colon » di Buenos Aires, nel Cile, nel Brasile, al Cairo, a Parigi e in diversi teatri della Germania e, in particolare, a Berlino. Le stagioni fatte. in Italia non si contano, mentre non è da dimenticare la bellissima edizione al Politeama Pratese con Beniamino Gigli nell’ Andrea Chènier.
Ma oltre Gigli di celebri tenori Iva Pacetti ne ha avuti al suo fianco: Pertile, Martinelli, Schipa, Lauri Volpi, Masini: i migliori del suo tempo e sempre nei maggiori teatri e nelle stagioni più impegnative. Ma una delle più belle prerogative artistiche della cantante pratese è stato quel vastissimo repertorio di opere nelle quali essa ha cantato, ciò che può costituire il suo più grande e legittimo orgoglio. Se prendiamo Verdi sentiamo la Pacetti in Aida, Forza del destino, Trovatore, Don Carlos, Simone Boccanegra, Otello, Falstaff, Traviata, Un ballo in maschera; Bellini: Norma; Catalani: Wally, Lorelay, Ponchielli : Gìoconda; Puccini: Tosca, Manon,la fanciulla del West, Bohème, Butteffly, Turandot; Giordano: Fedora, Andrea Chénier, Cena delle beffe; Mascagni: Cavalleria rusticana; Cilea: Adriana Lecouvreur; Meyerbeer: L'Africana ed altre opere di eccezione quali il Fidelio di Beethoven, il Lohengrin, Tristano e Isotta, Walkiria e Parsifal di Wagner, Don,Giovanni di Mozart, La donna serza ombra e il Cavaliere della rosa di Strauss, Adriana Barbablue di Ducal e Fedra  di  Pizzetti.
In Turandot, l'opera cui tentò Puccini di sacrificare tutto sè per dare una eternità musicale alla fiaba settecentesca del Gozzi, che doveva essere, poi, il suo testamento artistico, lva Pacetti si rivelò veramente una “perversa e crudele principessa che piange, che freme, che si addolora, che tace” e lo ha dimostrato per esser quella che, in realtà, è stata: l’unica cui si affidò con sicurezza l’interpretazione dell’arduo personaggio.
Allorchè l’opera fu data nella prima decade di agosto del 1938, alle Terme di Caracalla con Galliano Masini e Liù Magda Oliviero, i giornali romani scrissero: “ Iva Pacetti nel ruolo di protagonista si è fatta reiteramente applaudire per potenza di voce, per chiarezza di dizione e per la nobiltà di ogni atteggiamento. La sua voce così doviziosa di registro e di timbro ha trovato accenti crudeli ed impressionanti, specie nella scena degli enigmi “. E ancora: “ Iva Pacetti, protagonista, una delle più acclamate artiste che vanti il teatro lirico, e che fu una delle prime interpreti di Turandot, ha riportato un successo personalissimo. Essa dà plasticamente alla perversa principessa tutto il voluto rilievo scenico: portamento, gesto, accenti ed inflessioni della voce, tutto insomma in lei per un’interpretazione perfetta “.
Fonti: Prato Storia e Arte. Epoche e Volti pratesi, di Giuseppe Giagnoni. N.6 Dic.1962.Anno III .
Biblioteca Comunale:Istituto culturale e di documentazione Lazzerini

Fonti:La Nazione 20 gennaio 1982

Pietro Bresci - Prato, 24 dicembre 1899 + 24 luglio 1962.Musicista, maestro di Cappella e direttore del coro polifonico. 

”...Pietro Bresci  era nato a Prato il 25 dicembre 1899 e, ancor giovanissimo, aveva frequentato il conservatorio musicale “Cherubini” di Firenze ove si era brillantemente diplomato in violoncello. L’attività professionale di questo nostro concittadino è varia inquantochè oltre alla direzione affidatagli, durante la sua permanenza alle armi, di una banda militare italiana in Jugoslavia, fu anche direttore del corpo musicale di Galciana ove si circondò di affetto e di stima da parte di quella popolazione. Ma più  che altro, ricordiamo oggi Pietro Bresci direttore artistico della “ G. Monaco” ove rimase per oltre venti  anni  e cioè sino al 1952 mantenendo inalterato il prestigio della gloriosa corale che, tra l’altro,partecipò, sotto la sua direzione, al concorso internazionale di  Langollhen riuscendo a piazzarsi tra i primi posti. Nella primavera del 1952 il Capitolo del Duomo chiamò il maestro Bresci a ricostituire la cappella musicale della Cattedrale e, nel contempo, ad assumere-per deliberazione del consiglio direttivo-la direzione del polifonico “Borgioli”: due incarichi ai quali lo scomparso ha dato, sino a poche settimane fa, tutto il suo entusiasmante fervore di musicista...”
Fonti:La Nazione, 25 luglio 1962

 


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