Prato nel mondo

Il Carcere di Fumone (1295-1296)

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P a p a   C e l e s t i n o   V


    
P i e t r o    A n g e l e r i o

(P i e t r o   d e l   M o r r o n e) 


 Il Carcere di Fumone

Fumone oggi. La strada percorsa da Celestino per giungere al carcere 

17 Luglio 1295 Pietro è rinchiuso nella rocca di Fumone ad Alatri. Rimane in questo luogo per dieci mesi, fino alla sua morte. Per la sua custodia faranno a turno 30 soldati e 6 ufficiali. Nella cella, fra l’altro di piccolissime dimensioni, ha la compagnia di due suoi frati che lo sentirono spesso ripetere :“ Ho desiderato una cella e una cella ho avuto, così come è piaciuto alla tua bontà Signore mio Dio !! ”

Nella prigione di Rocca Fumone.“…Tanta era la strettezza di quella torre che dove quel santo teneva i piedi mentre diceva messa, lì teneva la testa quando riposava. E poiché ai frati restava assai difficile restare fermi in questo modo, sempre li confortava a sopportare con pazienza per amore di Dio. Mai si turbava o si risentiva per la strettezza della prigione o per l’insolenza delle guardie che lo sorvegliavano. Grande vigilanza si faceva giorno e notte su di lui e con i suoi compagni. E in questa rigorosa sorveglianza stettero lì 10 mesi.”
(29) Pag.430  Vie et miracles de St.Pierre Cèlestin. Anacleta Bollandiana.

18 Agosto 1295 Bonifacio per prima cosa revoca la famosa Bolla della Perdonanza emanata dal suo predecessore con la quale “ revocava, cassava, annullava, dichiarava invalida”. Ma non poté fare nulla perché la bolla era stata affidata al Comune. Collemaggio non è della Chiesa ma del Comune dell’Aquila da allora ad oggi ne detiene le chiavi, nomina il sacerdote rettore della Chiesa .
“Celestino V, nostro predecessore, ha concesso documenti di indulgenze e lettere di vario tipo al vostro Monastero e ad altri Monasteri, che dovranno essere tutte recuperate e consegnate immediatamente al Vescovo aquilano Nicola Castroceli, che provvederà a rimetterle a Roma."
(19)Pag.10 Bonifacio VIII e la Perdonanza Aquilana. Di Amedeo Cervelli. Quaderno N.2-1988.

19 Agosto 1295 Muore di Peste Carlo Martello figlio di Carlo II. Celestino, mentre è in carcere,  apprende, in sogno, della sua morte .

29 Agosto 1295 Un segno importante, accade nella ricorrenza della investitura di Papa Celestino V e nel giorno di San Giovanni Battista, anche se gli autori lo riportano in  maniera diversa, è un sogno che crea una forte impressione su papa Bonifacio VIII.

Il sogno di Bonifacio VIII

“Bonifacio ebbe una “visione” gli parve di vedere lo stesso Giovanni Battista rimproverarlo perché teneva in carcere Pietro, dicendogli che se lo avesse trattenuto sarebbe stato punito da Dio. Atterrito, fece chiamare tre cardinali ai quali non rivelò ciò che gli era capitato la notte, ma li mandò di prima mattina alla rocca di Fumone per assicurarsi dello stato di salute di Pietro. I Cardinali partirono e, giunti alla rocca prima del sorgere del sole, trovarono Pietro che celebrava la Messa dei defunti; aspettarono che finisse,e, dopo il ringraziamento, Pietro disse loro:” Dite al papa di non dubitare della visione avuta questa notte e della quale non vi ha detto chi gli è apparso; è stato sollecitato da San Giovanni Battista e vi ha comandato di venire da me per conoscere  la mia volontà e sapere se sono contento e di non temere le minacce del Battista”.  I cardinali gli chiesero: “ Perché, padre santo, hai celebrato la messa dei defunti oggi che è la solennità di San Giovanni Battista? E perché così di Buon’ora? “. Dopo una pausa di silenzio, l’eremita rispose:” E’ volontà di Dio che io vi dica tutto: Questa notte mi è stato rivelato che è morto il mio amico devoto, il re d’Ungheria (Carlo Martello) e che la sua anima era impedita di ascendere al cielo, trattenuta com’era in qualche luogo di penitenza; sapendo che saresti venuti voi, e temendo di perdere tempo, mi sono affrettato a celebrare la Messa, così quando ho elevato sull’altare il Corpo di Cristo, ho visto l’anima di lui accompagnata dagli angeli nel cielo.” 
(55) Pag.152/153 Pietro del Morrone.San Celestino V Papa.Antonio de Simone. Edizioni MEF. Firenze Athernum.

Altri riportano che mentre dice Messa, alzando l’ostia al cielo, Celestino inizia a sollevarsi da terra.

“..si narra dell’incarcerazione a Fumone,la “Vita et obitus” contiene l’episodio miracoloso della levitazione di Pietro e la sua predizione relativa alla morte del re di Ungheria “.
(15) 5° Convegno Storico Internazionale- Magisterium et Exsemplum:Celestino V e le sue fonti più  antiche.L'Aquila 31 Agosto 1 Settembre 1990. 

14 Settembre 1295 Narbona. Il Teologo francescano,Pietro di Giovanni Olivi,in un trattato esplicitamente intitolato De renuntiatione papae Celestini V e in una lettera sul medesimo argomento, indirizzata al frate spirituale Corrado di Offida, il 14 settembre 1295, da Narbona, affrontò la questione. Col metodo dell’interrogazione scolastica (dodici domande e dodici risposte) nel trattato, in modo discorsivo nella lettera,tesa a convincere il francescano amico a non aderire al movimento di quanti negavano validità all’elezione di Bonifacio VIII, egli sostenne che l’abdicazione era lecita, per cui non rimaneva che pregare per il pontefice e sforzarsi di tenere unita la Chiesa.
(33) Pag.172-173  Il Papa contadino. Celestino V e il suo tempo. Paolo Golinelli. Ed.Camunia.

18 Novembre 1295. Bonifacio ancora più irritato pronunciava  un’allocuzione di condanna, verso tutti i fedeli che avessero partecipato alla Perdonanza aquilana. Lanciando - questa volta-la formula solenne della scomunica.
(18)Pag.54 Centro Celestiniano. La perdonanza nella cultura del Profetismo. Edizione 1991 )

Marzo 1296 I due frati che fanno compagnia a Celestino si ammalano, a causa della ristrettezza del luogo e delle pessime condizioni igeniche e sono sostituiti da Tommaso da Sulmona e Bernardo da Colle Alto. Che lo assisteranno fino alla morte.

12 Maggio 1296  Una settimana prima della morte, Celestino profetizza ai suoi frati e alle guardie che a breve avrebbe terminato la sua peregrinazione su questa terra.

19 Maggio 1296 Era Sabato, all'ora del Vespro, mentre Pietro recita le ultime parole del salmo: "Ogni spirito di vivente lodi il Signore" spira. Così muore il vecchio eremita, pregando e lodando il Signore, cone aveva sempre fatto.

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