Prato nel mondo

L'arte della lana a Prato

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Fonti:
La Nazione, 3 settembre 1958
Ricerche: Biblioteca comunale Lazzerini 


 L’ARTE DELLA LANA A PRATO

Vi presentiamo l’officina di Sant’Anna dove lavorava Giovan Battista Mazzoni

Gli inizi del 1800 avevano segnato la trasformazione delle industrie tessili per l’avvento delle macchine, e Prato, sicuramente, si sarebbe trovata in uno stato di inferiorità se non si fosse potuta avvalere dell’opera di un suo grande concittadino. Giovan Battista Mazzoni che,dopo aver conseguito la laurea di scienze e lettere a Pisa, si era recato all’università di Parigi per compiere in corso di studi di scienze applicate alle industrie. Mentre frequentava l’università, travestito da operaio penetrava negli stabilimenti di filatura, trovandosi così a contatto con le macchine e studiandone da vicino i principi ed i particolari. Nel 1820 tornò a Prato e prese in affitto l’ex-convento di S.Anna,ove impiantò una officina meccanica per la costruzione di macchine tessili.
  A quali difficoltà andasse incontro, è facilmente intuibile trattandosi di un tecnico specializzato che si era fatto da se, in un luogo dove le maestranze non erano adatte e dove non si conoscevano le materie prime per quelle costruzioni.
  Ma,con un prodigio di eroismo industriale, il Mazzoni, riuscì vittorioso e quantunque avesse conosciuto soltanto le macchine per filare il cotone, si dedicò  alla costruzione dei primi elementi che compongono le macchine per trattare le fibre di lana.
  Fra il 1823 ed il 1824 volse infatti le sue imprese alla costruzioni per il lanificio. Smessa dunque la tintura e la filatura del cotone, trasformò le macchine e le volse a carde e filatoi meccanici. Nella biografia di Giovan Battista Mazzoni si legge che  fino ad allora le macchine agivano mediante un “motore animato” che fu dapprima un bove o un cavallo. Poi, non potendosi con questo mezzo ottenere un moto regolare, pensò di valersi di quel motore naturale e perpetuo che è l’acqua.
  A questo scopo affittò un molino situato a poca distanza dal Cavalciotto, spartimento delle acque del Bisenzio, chiamato Abatoni, e si avvalse di una parte dei quell’acqua per mettere in moto le macchine ivi trasportate." Ne ebbe -dice la biografia- un buon filo di lana ed in tanta quantità da soddisfare dapprima, ed in poco tempo da non bastare più alle richieste”. 
  Dalle richieste di lana lavorata si passò ben presto alla ordinazione delle macchine e S.Anna divenne una officina accreditata ove si costruirono carde e filande. Egli avrebbe potuto valersi della macchina esclusivamente a suo profitto, ma si trattava di un uomo assolutamente altruista e disinteressato al punto di costruire per gli altri  e di concedere anzi il suo personale specializzato per assistere all’andamento di tali macchine.
  L’arte della lana prosperò quindi notevolmente in questo periodo e c’è da tenere presente della concorrenza dell’arte della paglia che in quel tempo “distoglieva tutte le braccia, da quella laniera”.
  Egli diede anche vita alla sussidiaria industria meccanica.
  Con l’introduzione delle macchine per lanificio  e fino dall’epoca in cui il Mazzoni aprì la sua filatura idraulica a “Gli Abatoni”, una nuova  era di prosperità ebbe inizio per tutta la valle del Bisenzio. Il lanificio pratese sconfinò assai lontano.
  Incoraggiato da questi primi successi,il Mazzoni, nel 1828, iniziò e condusse a termine la costruzione di una garzatrice e quindi di una “tondeuse”, cioè una macchina per cimare e infine, precedendo i tempi, mise in opera una specie di moderna calandra che figurò all’esposizione delle manifatture toscane del 1838 tenuta dall’Accademia dei georgofili di Firenze. Fu indotto a studiare tale invenzione allo scopo di rendere viva la lucentezza del panno. La macchina era composta da tre pezzi: due cilindri di legno facenti funzione di calandra, due cilindri rivestiti di setole e un tubo di ottone bucolato che gettava vapore. L’azione combinata e continua di questi tre pezzi produceva nel panno una particolare morbidezza, rendendolo poi lucido. Più tardi, creò altre novità fra cui un primo follone a cilindri (le modernissime pille da gualcare) coltivando fino alla sua morte, l’Industria laniera su adeguata scala pratica, sperimentale.
  In questo fervore di attività, intanto, Prato stava raggiungendo uno stadio di particolare floridezza. Un esempio che veniva portato in quell’epoca del benessere dei partesi che era che gli operai lanieri giocavano pubblicamente agli “stornini” con grosse monete d’oro. Il Comune era già aumentato di quattromila abitanti. Il lavoro ferveva ovunque r lo testimonia Repetti nel suo dizionario geografico-fisico-storico della Toscana, che di Prato dice testualmente:” fra i fabbricanti di pannilani e berretti si distinguono attualmente Alessandro Pacchiani, Giovacchino Gelli, il Cardoso, il Crocini, le fabbriche dei quali fornivano da sole per circa 1.200.000 lire fiorentine per anni di questi tessuti”.
   Si sa che negli anni 1840-41, le fabbriche di pannilani e di berretti sarebbero state 18 con una produzione di 64.100 dozzine di berretti. 2.400 pezze di panno in sorte. 1700 di flanella e 4200 pezze di tessuti di lana e cotone. Inoltre, si sa che in quel tempo a Prato si aveva una notevole fabbricazione di tessuti di canapa, di lino, di cotone e misti fra loro.
  Così la “ piccola Manchester della Toscana”, come la chiamò uno storico dell’epoca, stava progredendo in maniera tale da essere considerata come modello dei distretti toscani in genere di manifatture.
  Nel 1846, per opera di alcuni illustri letterati, ebbe inizio la pubblicazione del calendario pratese ”memorie e studi di cose patrie”, da cui si possono trarre interessanti notizie  fra cui questi precisi dati: la sesta parte della popolazione era dedita all’agricoltura mentre in un anno si lavoravano 1.300.000 libbre di lana. 1.150.000 di cotone, un milione di canapa, 40.000 di lino e 5500 di seta tratta. La filatura meccanica della lana era fatta da dieci lanifici e vi erano sette gualchiere e numerose tintorie.

 Fonti: La Nazione, 3 settembre 1958

 



Chiesa di Sant'Anna in Giolica oggi 

 

Foto tratta dal volume : Giovan Battista Mazzoni e l'evoluzione di Prato nei secoli XIX-XX. Azienda autonoma di turismo di Prato.

Ricerche: Biblioteca comunale Lazzerini 


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