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Omero Vallecorsi

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OMERO VALLECORSI
(musicista pratese)
di Rossella Foggi


Omero Vallecorsi

La passione musicale è retaggio antico e ormai ben radicato nella cultura della nostra città. Fino dal Medioevo, Prato può registrare una non comune presenza d’ingegni che si distinsero in tutti i vari settori dell’arte della musica: dalla costruzione di strumenti – eccellendo in quella organaria – alla composizione, iniziata forse con le Laudi medioevali; dal canto alle scuole di musica; dalle rappresentazioni dell’Oratorio sacro a quelle del melodramma.
        È muovendo da tali ed importanti riferimenti che veniamo a ricordare la figura del professor Omero Vallecorsi.
        Nacque a Prato da Giuseppe e Ida Barni il 20 luglio 1879. Allievo del cavalier professor Attilio Nuti – maestro direttore d’orchestra al Metastasio per venticinque anni – nel 1903 si diplomò in violino al Liceo musicale Rossini di Bologna mentre, garzone di barbiere, provvedeva col proprio lavoro al mantenimento agli studi. Il giornale pratese Fascio Operaio del 21 gennaio 1905 lo dice di fede repubblicana.
       Tutta la sua vita fu dedicata, oltre che alla famiglia, all’insegnamento del violino ed alla esecuzione musicale, nonché alla produzione di molte composizioni per archi. Ma il suo amore per quest’arte lo indirizzò anche alla gestione di un «Negozio di musica», prima in Via Giuseppe Mazzoni 4, poi in «Via Verdi 35 al primo piano». Tale attività commerciale era specializzata in «Musica di tutte le edizioni; strumenti musicali; accessori; corde armoniche nazionali ed estere; riparazioni» di strumenti a corda, ma anche in compra-vendita di strumenti usati e in cambi. Il commercio delle corde armoniche si estendeva anche alla vendita all’ingrosso.
       Aderente al Sindacato orchestrali pratesi fino dal 1904, dal “golfo mistico” partecipò attivamente e per tanti anni alle stagioni operistiche del Metastasio.
       Nel 1905 aveva partecipato alla formale costituzione del Circolo mandolinistico e chitarristico, anche se la compagine era attiva già dal 1899, nato in quelle botteghe di barbiere dove, allora, si parlava anche di musica. Il 13 dicembre di quell’anno, infatti, la nascita del nuovo complesso musicale pratese era già stata “battezzata” «nell’elegante salone del Restaurant Caciotti» con una «bicchierata» fra amici, nel corso della quale fu eseguita la marcia «Dreyfus del giovane e valente direttore maestro Omero Vallecorsi, che del circolo è l’anima e la vita» (Fieramosca, 13-14 dicembre 1899). Nel 1922, alla morte del direttore Fortunato Martini, ne raccolse la bacchetta, per cederla, poi, a Brunetto Bardazzi che ne guiderà il consolidamento.
       Fino dal 1904, e per oltre trent’anni fu insegnante di «Strumenti ad arco» nel Regio Convitto Cicognini, così come nelle Scuole comunali di Musica e, dal 1910 e per diversi anni, anche alla Scuola Ceciliana di Poggio a Caiano.
       Nel corso della sua lunga e intensa attività didattica, svolta anche nell’insegnamento privato, ebbe modo di farsi apprezzare per le sue «doti di pazienza, adattamento e di delicatezza nel metodo» paternamente e pazientemente applicato tanto da impartire le sue lezioni a Ebe Banci, una allieva attenta e capace ma cieca che, nonostante ciò, potette esibirsi sul palco del Metatastasio, facendosi apprezzare dal pubblico che «rimase ammirato nel sentire si squisita esecuzione» (La Patria, 25 dicembre 1904).
     Tra le oltre settanta composizioni di Omero Vallecorsi, tra il dominio di tempi di valzer, polke e  mazurke dedicate all’eterno femminino, troviamo le destinazioni per il sacro insieme a marce per la festa del Primo Maggio per banda – adeguata anche per canto e pianoforte –. La realtà locale ispira una marcia in re maggiore per Gaetano Magnolfi e un valzer Sull’Ombrone.
     E l’epoca, percorsa da suggestioni coloniali, gli suggerisce  una marcia patriottica per I bersaglieri a Tripoli e Sulle coste africane, ma anche le sacre memorie del Risorgimento per fanfara. Quando Verdi muore nel 1901, Omero ha ventidue anni, e già da attivo ed appassionato musicista, prende il bel terzetto de I Lombardi del bussetano e lo trascrive per assolo di primo violino da concerto, traendolo a sua volta da un'altra traduzione, quella di Giuseppe Nuti. Dalla musica di Giovanni Chiti – altro pratese che aveva scritto il Ballo storico - Pietro Micca con le coreografie del prestigioso Luigi Manzotti – ne fa una riduzione ponendosi a confronto con quel maestro Sarti, già direttore della Corale G.Verdi, e che già si era cimentato in quella elaborazione.
     Era il tempo in cui gli adeguamenti-riduzioni di opere liriche e di musica sinfonica servivano come veicolo di diffusione, attraverso adattamenti per piccoli complessi strumentali, che portavano ovunque la musica edita dai Sonzogno, dai Lucca e dai Ricordi. Erano famose le trascrizioni di Choudens, Emil Tavan, Billi, Bassi che si fregiavano di suggestivi nomi: rimembranze, fantasie, dediche, poutpourrit. Nasceva di conseguenza una letteratura originale e interessante, tutta nuova, che aveva sì la materia prima delle composizioni dei grandi musicisti dell’epoca – e non solo dei grandi – ma, quando veniva “manipolata” da appassionati artisti come Omero Vallecorsi, diventava qualcos’altro. Accade così che la famosa «E lucevan le stelle» da Tosca di Puccini, del 1900, appena due anni  dopo viene  “ridotta” con traduzione manoscritta per quartetto d’archi da Omero Vallecorsi, violinista attivo nell’orchestra del Teatro Metastasio. Stessa sorte virtuosa tocca a Boheme, e così pure a opere dimenticate di altri compositori come Smareglia e Franchetti, oggi dimenticati ma allora famosi e apprezzati. Le carte pentagrammate – suggestivamente inchiostrate a mano – di  trascrizioni, adattamenti e riduzioni a firma Omero Vallecorsi, sono parte feconda e ricordo di una letteratura d’altri tempi. In questa presenza marcata, frenetica e globale dentro il far musica in quel suo tempo, sta l’identità peculiare di Omero Vallecorsi musicista pratese completo.
    «Il professor Omero Vallecorsi, violinista assai noto nell’ambiente pratese» (R. Fioravanti, p. 373) morì in Prato il 25 giugno 1935.

 

Scuola di Musica Verdi dove Vallecorsi ha insegnato 


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