Prato nel mondo

Prato Medioevale

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PRATO MEDIOEVALE

di Gianna Picchi

La città in epoca medioevale era caratterizzata da strade strette e tortuose, raramente lastricate e molto sporche e buie, poichè le case erano costruite attaccate l'une alle altre per sfruttare al massimo il terreno all'interno delle mura.  Gli animali si muovevano liberamente, nel mezzo le acque  formavano rigagnoli maleodoranti e ai lati si trovavano mucchi di rifiuti.
A causa di questa mancanza di igiene spesso scoppiavano epidemie come la peste, il colera e il tifo.

Le case che sorgevano in Borgo al Cornio e nella zona del Pratum,dall'VIII al IX secolo circa, erano fatte di legno e frasche, tali costruzioni rimasero in uso per le case dei poveri e dei contadini anche negli anni seguenti.

Intorno all'XI -XII secolo, all'interno delle mura sorsero edifici di pietra , torri e in seguito case - torri, che costituivano le abitazioni di famiglie della piccola nobiltà e della borghesia.Queste abitazioni di altezza elevata e con porte e finestre molto piccole e strette, fanno pensare che chi le abitava tenesse più alla sicurezza che alla comodità, infatti erano per le famiglie luoghi di difesa, durante le lotte che spesso scoppiavano fra le varie fazioni e fra le  famiglie stesse. Di solito a chi era sconfitto veniva mozzata la torre. Questo avvenne anche durante il periodo comunale per diminuire l'eccessiva potenza di alcune casate.

Con l'affermarsi del libero comune, Prato prosperò nelle attività economiche e in particolare nella lavorazione della lana. Torri e abitazioni fortificate persero il loro carattere difensivo e assunsero un nuovo aspetto. Le finestre diventarono più grandi e si affacciarono sulla strada, al pianoterra si aprirono botteghe e fondaci dove gli artigiani e i mercanti pratesi svolgevano le loro attività.

Nel 1240, durante il perido ghibellino, quando il Comune appoggiò ed accolse alcuni imperatori, venne edificato il castello Federiciano voluto da Federico II, che fu costruito sui resti dell' antico castello degli Alberti.

Il castello dell'imperatore oggi

Alla fine della guerra tra guelfi e ghibellini, terminata con la vittoria dei guelfi nel 1267, il Comune decise di costruire un nuovo Palazzo Comunale e un Palazzo del Popolo. Nel 1284, a questo scopo fu acquistata una casa torre nella piazza del Comune dove adesso c'è la fontana del Bacchino e dove si svolgeva il mercato del grano.

Durante il XIII secolo,grande importanza assunse in Prato l'opera dei frati predicatori, che spinse i cittadini pratesi a costruire chiese e conventi dei maggiori ordini monastici, sorsero così le chiese di San Francesco e San Domenico.Dal momento che la chiesa di San Domenico era sorta fuori dalle mura insieme a numerosi borghi, si rese necessaria la costruzione di un' altra cerchia di muraria, che  iniziata alla fine del trecento ma era stata interrotta a causa dello scoppio della "peste nera " del 1348. Per la costruzione occorsero molti anni e terminò quando Prato si trovava sotto il dominio dei Medici, i quali costrinsero i pratesi ad edificare  il Cassero, che serviva ai fiorentini a far passare le truppe, che , entrando dall'esterno delle mura, potevano raggiungere il Castello dell'Imperatore senza essere viste.

Firenze ,infatti, dopo il crollo della potenza ghibellina, volse le sue mire espansionistiche verso Prato, che nonostante si fosse messa nel 1326 sotto la protezione di Roberto d' Angiò, re di Napoli, fu venduta da Giovanna I, regina di Napoli, nel 1351 ai fiorentini e da loro fu completamente assoggettata.

I Pratesi, per compensare la mancanza di libertà, rivolsero il loro interesse alle attività artistiche e industriali; fu ampliata la pieve di Santo Stefano e la rispettiva piazza, dove furono demolite alcune case. Si ebbe così uno spazio più ampio per contenere i pellegrini che arrivavano numerosi a Prato in occasione dell' ostensione della Sacra Cintola.Questa, custodita per molto tempo all'interno della Pieve di Santo Stefano, dal 1490 fu collocata in una cappella costruita apposta all' interno della chiesa.Le pareti della cappella, che furono affrescate dal fiorentino Agnolo Gaddi negli anni 1392-95,  narrano episodi della vita della Vergine e la storia della Cintola.

La leggenda racconta che Michele da Prato, figlio di Stefano Dagomari, si recò per affari presso il padre che si trovava a Gerusalemme, qui si innamorò di una fanciulla di nome Maria e la sposò, il  padre di lei le diede in dote la Cintola.Michele, tornato a Prato nel 1141, la custodì in casa sua per molti anni. Poco prima di morire, la consegnò al Proposto della Pieve di S. Stefano e gli confidò le proprietà miracolose di essa.
Il Proposto, da prima incredulo, la portò in una casa fuori della città, poi convintosi, in seguito ad alcuni miracoli, dell'autenticità della reliquia la collocò nella Pieve, dove è sempre rimasta.

Il ritorno di Michele a Prato. (Agnolo Gaddi)
Tratto da:La Cappella del Sacro Cingolo nel Duomo di Prato, di Giuseppe Marchini,
Edizioni del Palazzo.

 Come abbiamo già accennato prima, l'attività economica di Prato si basava soprattutto sulla lavorazione della lana. Le industrie utilizzavano le acque del Bisenzio per far muovere i mulini e le gualchiere e per risciacquare i panni tinti;per questo scopo fu costruito un complesso sistema di gore per portare l'acqua anche nelle zone della città lontane dal fiume.

Fu questo un periodo di forte espansione economica e mercantile ed è proprio qui che si colloca la figura di Francesco Datini.

Nonostante lo sviluppo dell'economia e le buone condizioni di vita, in città vivevano anche molti poveri, storpi,zoppi e malati, che spesso venivano abbandonati per le strade ed erano raccolti dai religiosi o da associazioni benefiche e venivano portati negli ospedali e nei lazzeretti.

I primi ospizi che furono costruiti a Prato, furono quelli di San Fabiano, della Misericordia e di San Giovanni di Gerusalemme.

Badia di San Fabiano
(Secc.XII,XVIII su preesistenze)
Chiesa di un antico monastero benedettino,ridotta nel Settecento alla sola navata centrale; campanile del 1510 ca.Interni neomedievali con resti di pavimento musivo dei secc.X-XI

In seguito alle numerose e gravi epidemie, soprattutto a quella della peste del 1348,i lazzeretti furono costruiti fuori delle mura della città, per evitare il contagio con gli altri cittadini. Uno di questi fu quello di Santa Maria Maddalena dei Malsani nei pressi del Ponte Petrino.

Oratorio di Santa Maria Maddalena ai Malsani.(Secc.XII-XIII)
Sorto presso il lebbrosario di S.Iacopo, conserva la bella struttura medievale e all'interno resti di affreschi duecenteschi (Evangelisti) e del 1414 (Redentore).


 

Contributi:
-
Storia di Prato, di sebastiano Nicastro.
- Dispense sezione didattica del Museo Civico di Prato.
- Foto: Archivio CRP  


 

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