Prato nel mondo

Sul Monte Podgora 1915

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Sul Monte Podgora 1915
di Giovanni Frati
 
(Con il contributo del nipote Walter Frati che ha conservato il manoscritto per oltre 50 anni )
 
Giovanni Frati
 
 
Introduzione

Mia nonna abitava a Roma con il figlio Mauro, per le feste di Natale veniva sempre a trovarci, un anno mi ha portato questo taccuino. Ero Molto piccolo avevo provato a leggerlo, ma non era facile. Il taccuino mi aveva seguito sempre nei miei traslochi, chiuso dentro una busta. Alcuni anni fa mi sono deciso a leggerlo per intero ; per la vicenda umana dolorosa, come solo le guerre sanno essere ho ritenuto doveroso fare conoscere integralmente la storia.

Sul Monte Podgora 1915

Mentre si udivano i colpi di cannone e di fucile, non so descrivere in quale stato d’animo ci si trovava quella sera, ma il pensiero non era di noi ma delle nostre famiglie, sulle nostre labbra era il nome delle persone di famiglia.

L’alba risuonava, nel giorno, un grande attacco di artiglieria si sentiva, noi tutti insieme nascosti in orecchie si ascoltava quelle prime giornate di duello di artiglieria, ma quel giorno non successe nulla fino a sera.

Ci chiamarono per l’adunata ci destinarono al 35° Reggimento Brigata Pistoia e ci divisero tutti l’uno con l’altro, il pianto alla gola ci soffocava le parole che noi cinque avevamo, un dolore forte. Ci siamo riuniti non so dire le parole, poi ci siamo scambiati un bacio l’un l’altro ma non eravamo buoni di allontanarsi l’uno dall’altro. Mi ricordo come fu triste quella sera da non dimenticare mai.

Le ore trascorrevano e alle 10 ci fu ordinato di partire. L’ora era suonata e noi tutti si tremava dal dispiacere , mai un addio fu così tremendo nei nostri cuori, e ci allontanammo l’uno dall’altro. Io fui destinato alla decima. Mi fu ordinato di partire. L’amico Silvio alla nona, l’amico Pietro alla undicesima compagnia.

Raggiunta la mia compagnia ebbi la fortuna che era in riposo, ci rimasi per otto giorni poi mi dovevano mandare alle trincee dove c’era la Compagnia di Pietro.

Il cambio delle due compagnia fu dato presto. Quando passò la Compagnia dell’amico Pietro cercavo di vederlo, poi mi apparve e mi baciò, non poté trattenersi molto perché era guardato, mi disse solo hai da soffrire, ma coraggio.

La trincea era allo scoperto, ma ero contento di avere rivisto Pietro li sul Monte Podgora.

Nelle trincee avanzate erano piene di fango perché il tempo era piovoso. Da qualche giorno sono aggregato alla prima squadra del primo plotone e destinato a un piccolo posto di vedetta. Mi è stato ordinato di montare su un albero di quattro metri, sono riparato da molti sacchi di terra, ma sono molto vicino alle trincee nemiche.

Durante le mie due ore di turno venne dato un ordine di contrattaccare.Il giorno dopo dobbiamo fare un’avanzata sul Podgora.

Dopo i primi colpi di artiglieria di piccolo calibro, poi un grande attacco di fucileria continuo, così per tre ore, poi i pezzi del 305.

Loro rispondevano con poca fucileria e bengala luminosi per assicurarsi che non si salisse il monte. Io che ero di vedetta e non sapevo del contrattacco, non sapevo come comportarmi, mi cadevano i bengala addosso, il fumo copriva il cielo era difficile respirare per le bombe lacrimogene. Quando cessò l’attacco vennero a darmi il cambio.

Il giorno dopo ci fu la grande avanzata. Alle quattro della sera fu ordinato di andare alla baionetta, per il mio primo attacco, Il mio pensiero era alla mia famiglia, pregavo Dio che mi assistesse.

L’avanzata fu fatta ma le perdite furono molte, mentre noi si credeva che potessero venire alla baionetta contro noi, invece si ritirarono nelle trincee, molte furono le perdite.

Dopo diversi giorni il mio battaglione fu ritirato in 2° linea. Dove potei rivedere l’amico Silvio e mi parlò dell’amico Pietro che era molto provato dal dolore che aveva provato. Gli ho chiesto come potevo fare per vedere Pietro e mi disse che alle sei dovevo passare di lì. La mattina dopo non mancai al mio dovere Pietro era di Curvee era pallido come un panno lavato e gli altri suoi compagni mi dissero che era sempre a piangere. Io gli dissi in quel giorno tutte le parole di conforto che mi potevano venire.

Per cinque giorni siamo stati insieme Pietro e Silvio. Dopo la Curvee viene ordinato alla compagnia di Pietro di prepararsi per l’avanzata.

Nella mia compagnia c’è un soldato di Pistoia, si chiama Gaggioli Federico mi ha detto anche lui che questo giovane ha molti pensieri tristi come se avesse dei presentimenti di morte.Quando mi sono distaccato da lui ho pianto, pensando che doveva fare l’avanzata di nuovo.

La mia compagnia doveva andare all’avanzata del Podgora. Il tempo era scuro l’artiglieria aveva già iniziato la sua grande azione, per quanto fosse giorno, l’aria sembrava che tutto fosse un grande incendio, mentre dovevamo avanzare sotto il nostro e loro fuoco, strisciando come anguille.

Abbiamo raggiunto il posto avanzato come ci era ordinato dai nostri superiori. Lamenti di soldati feriti, morti da tutte le parti. Il mio pensiero andava a Pietro che con la sua squadra doveva tagliare i reticolati. Fortunatamente siamo rimasti salvi. Dopo alcuni giorni ci hanno dato il cambio e siamo tornati in Seconda linea ci siamo abbracciati felici di essere ancora vivi tutti e due. Anche l’amico Silvio come Dio ha voluto è rimasto salvo da quella avanzata.

Pochi giorni di riposo poi di nuovo all’attacco era il 28 Novembre, l’amico Silvio è stato fatto prigioniero. Sono stati giorni terribili perché pioveva di continuo e le trincee erano piene di acqua.

Siamo rimasti solo noi due ci vogliamo bene come fratelli. E’ arrivato l’ordine di ritirarsi dalle prime linee, siamo in una quota chiamata Collina Quadrata.

Siamo felici di stare insieme tutte le mattine,la nostra vita è di nuovo ristabilita. Abbiamo la possibilità di andare a fare la spesa a una cantina distante tre chilometri. La mattina andavo a comprare qualcosa e la dividiamo.I giorni passano sereni credendo che si potesse rimanere a lungo, ma il decimo giorno è venuto un ordine, si doveva partire per la trincea.

Pietro aveva i dolori ai piedi il medico l’ha riconosciuto e messo a riposo, era contento ma gli dispiaceva per me mi ha detto che avrebbe pregato. Poi è successo che hanno rimandato la partenza il giorno dopo.

La mattina vo alla sua baracca e mi dice che non l’hanno voluto riconoscere e che non poteva quasi camminare. La sera partiamo per raggiungere le trincee, gli ho consegnato una lettera della mamma è tornato sereno,erano diversi giorni che non riceveva posta.

Ci mandano alla destra del Podgora su un monte chiamato Cappelletto. Il viaggio l’abbiamo fatto insieme, si lamentava del dolore profondo. Mentre camminavamo si parlava delle nostre famiglie e del dolore che avrebbero provato a vedere la situazione di sofferenza che viviamo.

Raggiunto la destinazione delle nostre trincee, ci dividono lui va da una parte e io dall’altra. Per diversi giorni abbiamo tenuto l’offensiva, ma poi arriva l’ordine di fare l’avanzata e ancora una volta eravamo salvi.

La sera ci hanno detto che saremmo stati sostituiti da altri reggimenti, la cosa ci aveva fatto molto piacere anche perché siamo sulla cresta del monte, allo scoperto. Abbiamo cominciato a scendere, anche la compagnia di Pietro ma un altro ordine venne, "dovevamo resistere". Le due compagnie per alcune ore erano sdraiate sulla cresta senza nessun riparo, solo un piccolo sacco di terra mentre si faceva fuoco, un grande accanimento di bombe su di noi, morti e lamenti si sentivano dai poveri feriti che non potevano venire a prenderli.

Gettarono una bomba e mi parve di sentire la voce dell’amico Pietro, ma credevo fosse il mio pensiero, che fosse fantasia; mentre mi ripeteva la solita voce che era l’amico, io non sapevo che via prendere, ma poi fui costretto ad avvicinarmi a lui, tutti gli altri mi gridavano che non andassi. Mi sento chiamare e ascolto che è la sua voce, allora non potevo restare lì, ma andare a soccorrerlo, un vero amico che ha bisogno di soccorso.

Lui ripeteva il mio nome io gli dissi : Eccomi Pietro ! Il mio pensiero era di fasciarlo, ma non potevo fare niente con quel pacchetto di medicazione che avevo in tasca. Continuavano a buttare le bombe, che era impossibile muoversi, ma sentire quei lamenti mi straziava il cuore, sulle sue labbra era il nome della sua cara mamma e delle sue care sorelle. Non potevo più vivere se non mi fossi deciso a trasportarlo via. Lo presi sulle mie spalle e lo condussi al posto di medicazione, per quel cammino si sentivano altro che lamenti di tanti soldati feriti, ma quello che mi straziava il cuore era dell’amico Pietro. Ogni pochi metri mi dovevo fermare.

Al posto di medicazione ho visto che le ferite erano molto serie, lui si lamentava perché aveva paura di perdere la gamba. Mentre lo medicavano col suo viso appoggiato alle mie spalle gli cadevano lacrime per la sofferenza , non so come ho potuto resistere a questo strazio, solo Dio mi ha dato la forza di resistere. I portaferiti non erano sufficienti, avevano fatto tanti viaggi.

Pietro fu messo in una baracca dove molti erano moribondi. Poco dopo viene un portaferiti era stanco, ma il buon giovane veneziano ha acconsentito a portarlo. Il Caporale non vuole che l’accompagni, poi mi dice se vuoi andare sei tu il responsabile, lo rassicuro che vado ma torno presto.

Il povero amico è stato trasportato ma si lamentava che non poteva stare in nessuna posizione, gli bagnavo le labbra con la borraccia. Non voleva che lo accompagnassi perché non era normale abbandonare la zona di combattimento.

Sento ancora le sue parole:” Giovanni ti puniranno !!” Dopo due ore di cammino siamo arrivati nel punto dove c’è i carri ambulanza, gli do l’ultimo bacio, gli lascio la mia mantella e la coperta. Le lacrime mi scorrevano sul viso, mentre si allontanava sentivo i suoi lamenti. Il carro riprende la via, le lacrime continuavano a scendere sul mio viso, il sapere che avevo un amico e ora non l’avevo più, in quel momento avrei preferito partire insieme a lui e condividere il suo dolore. Mi aveva raccomandato di scrivere alla famiglia, non mancai al mio dovere di fare tutto ciò.

I giorni erano diventati settimane non so chi mi dava la forza di resistere a tutte queste sofferenze e resistere a tutto. Mentre mi giungevano notizie di tutti gli amici, quelle dell’amico Pietro non mi venivano. Dopo quattro giorni mi giunge la sua triste nuova che mi pareva un sogno come lo è tutt’ora. Quel giorno fu triste piansi e non trovavo un momento di pace, pensavo a lui ma nell’insieme pensavo alla sua triste famiglia che era il suo sostegno il suo unico figlio, il suo tutto.

L’amico Pietro è stato sempre la più cara gioia della sua famiglia dette tutta l’opera sua.

Mio nonno e la nonna Teresa Vannucchi

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Giovanni Frati

EPILOGO

Tornato il nonno riprende la vita interrotta dalla guerra, lavora come custode presso il Lanificio Calamai di Prato. Sposa la nonna Teresa, il 27 novembre 1920 nasce mio padre, il nonno lo chiama Pietro in ricordo dell’amico pistoiese scomparso.

Nel 1925 nasce il fratello di mio padre, Mauro; poi nel 1933 il dramma, una domenica il nonno va in moto con un amico, forse era vestito leggero, la sera ha la febbre alta, è polmonite, in tre giorni muore. La nonna rimane con due bambini piccoli, il fratello Vincenzo gli sta vicino per molti anni. Mi piace ricordarlo perché penso abbia sacrificato buona parte della sua vita per la sorella.

Ora il nonno e la nonna sono al cimitero di Galciana uno accanto all’altro. La nonna non si era mai risposata.

Alcune pagine del manoscritto trascritto dal nipote Walter Frati
che ha deciso di lasciare integralmente la storia senza apportare correzioni. 

                                               Ulteriori  risvolti della storia


Siamo stati a visitare la mostra “ Dietro la grande guerra” che si è tenuta alla Villa del Mulinaccio dal 17 ottobre al 29 novembre 2015. Qui abbiamo scoperto ulteriori fatti riguardanti la vicenda di mio nonno. In un pannello stampato a cura della Croce Rossa (Comitato provinciale di Prato) abbiamo letto con grandissima emozione la storia del  fante SILVIO CIARDI di Galciana amico e compagno di nonno Giovanni durante la guerra.
Non solo,erano presenti alcuni suoi familiari in particolare la figlia, ai quali abbiamo raccontato la storia dei due amici commuovendoci a vicenda.
E’ stata per entrambi un momento di grandissima emozione nel ricordare la loro lunga amicizia interrotta nel momento in cui Silvio era stato fatto prigioniero dagli austro-ungarici e di lui non aveva più avuto sue notizie .
 
                         Primo dopoguerra: Un immagine dell’imprenditore Silvio Ciardi
                                                                 (Archivio Famiglia Ciardi)


Il pannello con la storia     


 " Poesia tratta dal quaderno del poeta Gacci Rolando "

 

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